Quel fiocchetto mi stuzzica assai

La Fratelli Rossetti, nota azienda calzaturiera italiana, che produce scarpe di lusso da uomo e da donna sin dal 1953, ha recentemente presentato presso il Palazzo Visconti – in occasione della settimana della moda milanese – la collezione primavera-estate 2018.

La collezione coloratissima: arancione, fucsia, turchese, declinati anche nelle tonalità pastello, propone cinque modelli che ripropongono, in chiave rivisitata, l’iconico fiocchetto che per la prima volta introdusse Renzo Rossetti, fondatore dell’Azienda, negli anni sessanta.

Fiocchetti in versione multipla sul sandalo flat, sovrapposto ad una frangia sul sandalo con plateau, sulla ciabattina e sulla pantofola e, per finire, posizionato come un “farfallino” sulla classicissima francesina.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Tutti i modelli sono realizzati in morbidi e leggeri materiali, che spaziano dalla pelle scamosciata al classico vitello e rendono perfette le calzature per la stagione calda.

Anche questa volta i fratelli Diego, Dario e Luca, eredi dell’azienda, hanno saputo distinguersi per stile ed hanno confermato l’elevata artigianalità del loro marchio.

fratelli-rossetti

Annunci

“Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec”

Milano rende omaggio a Henri de Toulouse-Lautrec dedicandogli una grande monografia che mette in risalto tutto il suo percorso artistico. A Palazzo Reale da domani e fino al 18 Febbraio 2018 sarà fruibile la mostra “Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec”, promossa dal Comune di Milano, da Palazzo Reale, da Giunti Arte Mostre Musei e da Electa, che avrà il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia e la cura di Danièle Devynck e Claudia Beltramo Ceppi Zevi.

Ma chi era Henri Marie Raymond de Toulouse-Lautrec?

Egli nacque nel 1864 ad Albi, nel palazzo medioevale della famiglia, le cui origini erano aristocratiche. Era molto cagionevole di salute ed affetto da picnodisostosi – una malattia ossea di natura ereditaria, dovuta alla consanguineità dei genitori che erano cugini di primo grado.

Due rovinose cadute consecutive gli procurarono fratture alle gambe che non crebbero al pari del resto del corpo, restò quindi deformato e di bassissima statura. In quei momenti dolorosi le uniche cose che gli davano consolazione erano il disegno e la pittura.

220px-photolautrec

Nel 1881, dopo aver ottenuto la maturità, Lautrec si recò a Parigi, dove l’anno seguente conobbe Vincent Van Gogh. Da lì a poco si trasferì a Montmartre, luogo che fu per lui un’inesauribile fonte di ispirazione e dove aprì il proprio atelier. Assiduo frequentatore di cabaret e caffè, era ospite fisso al Moulin Rouge.

Nel suo percorso artistico si interessò molto alla xilografia giapponese, di cui venne a conoscenza grazie a Van Gogh. Nel 1891, quando il Moulin Rouge gli commissionò la realizzazione di un manifesto pubblicitario che sarebbe stato affisso in tutta Parigi, iniziò per Lautrec un periodo di notorietà e di molti commissioni.

Nella sua carriera produsse 600 dipinti, 350 litografie, 31 manifesti e 9 incisioni, diventando uno dei più geniali grafici della storia dell’arte.

Conduceva una vita smodata, faceva uso di alcol e, spesso, era colto da depressioni e nevrosi, morì giovanissimo, nel 1901.

La mostra milanese sarà articolata in sezioni tematiche e condurrà il visitatore a comprendere il fascino e l’importanza artistica del pittore bohémien che, senza aderire mai a una scuola, seppe costruire un nuovo e provocatorio realismo, sintesi estrema di forma, colore e movimento.

Saranno esposte oltre 200 opere, con 35 dipinti, oltre a litografie, acqueforti e affiches – ben 22 – accompagnati da studi e bozzetti preparatori dell’artista definito “maledetto”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La novità introdotta da Toulouse-Lautrec nel mondo contemporaneo fu il modo di raffigurare gli artisti e le ballerine attraverso un’affiche. Egli fu il primo a percepire la necessità di inventare un nuovo stile per quel nuovo genere artistico, tipicamente cittadino, che è il manifesto.

Mostrandosi sensibile all’influsso delle stampe giapponesi, Lautrec impiegò linee impetuose, tagli compositivi audaci, colori intensi e piatti, colori squillanti che, applicati omogeneamente su superfici estese, rendevano il manifesto visibile anche da lontano, facilmente riconoscibile al primo sguardo e, soprattutto, attraente per il potenziale consumatore.

La peonia – la regina dei fiori

In Giappone la peonia è l’espressione della massima bellezza floreale, tanto da essere considerata la regina dei fiori. Simbolicamente associato alla vita matrimoniale felice, questo splendido fiore è diventato oggetto di riproduzione su dipinti, tazze e pregiate stoffe e non solo … ad esso sono state dedicate poesie ed haiku.

Colgo nel vento
la promessa e la gioia
di una peonia

Gocce di pioggia
scivolano leggere
sulla peonia

Haiku by Roberto Pellegrini

Read more…

Un eroe italiano

“Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie”

questa struggente e celeberrima Poesia di Ungaretti, intitolata “Soldati”, fu composta nel 1918, mentre il Poeta italiano era impegnato sul fronte francese nel corso del Primo Conflitto Mondiale.

Ed è un pezzo estremamente efficace, capace di rendere, ad un tempo, tutta la precarietà dell’esistenza e la cieca inutilità della guerra.

Guerra che precipita l’essere umano nel buio della barbarie più crudele, perché pienamente “giustificata” dagli eventi che la impongono…

Eppure, anche nel mezzo di un’esperienza così tragica, come la guerra, appunto, si possono scovare episodi, segnali, vere e proprie “scintille” della speranza, in grado di alimentare la fiducia in un futuro di pace.

Vorrei raccontarvi di uno di questi episodi, svoltosi durante la famigerata Battaglia dell’Atlantico, in piena Seconda Guerra Mondiale.

Protagonista, un nostro Comandante Sommergibilista: Salvatore TODARO.

Ecco i fatti…

Nella notte del 16 ottobre 1940, nel corso di una missione al largo dell’isola di Madera, Todaro, al comando del sommergibile Cappellini, avvistò il piroscafo belga Kabalo, che affondò utilizzando il cannone di bordo. Dopo aver effettuato l’affondamento, il nostro Comandante decise, mettendo a rischio il proprio mezzo e tutto l’equipaggio, di raccogliere i ventisei naufraghi della nave nemica e li rimorchiò, su di una zattera, per quattro giorni. Quando la zattera spezzò ripetutamente il cavo di rimorchio, Todaro non esitò ad ospitare i naufraghi sul sommergibile fino a sbarcarli, incolumi, sulla costa delle isole Azzorre. E solo quando fu certo che anche l’ultimo naufrago fosse al sicuro, si allontanò… Dopo averli sbarcati si sen chiedere dal secondo ufficiale del Kabalo: “Ma lei, visto che tratta così un nemico, che razza di uomo è? Vede, se quando ci ha attaccati di sorpresa non stessi dormendo nella mia cabina, le avrei sparato addosso con il cannone, scusi la mia franchezza”. Salvatore Todaro rispose: “Sono un uomo di mare come lei. Sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me”. Portò la mano alla visiera in segno di saluto e fece per andarsene, ma vide il secondo ufficiale che lo guardava, si fermò e chiese: “Ha dimenticato qualcosa”? “Si – rispose l’altro con le lacrime agli occhi – Ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini: se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale, accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere”. E Todaro replicò: “Dica ai suoi bambini di ricordare nelle loro preghiere Salvatore Todaro”. (Brano riassunto dal volume La battaglia dell’Atlantico Ferni editore)

i-naufraghi-del-kabalo-www-lavocedelmarinaio-com_

Tale generoso comportamento non venne apprezzato dal comandante in capo dei sommergibilisti tedeschi, l’ammiraglio Karl Donitz, che criticò severamente il “Don Chisciotte del mare”. Critica alla quale l’Italiano replicò così:

“Un comandante tedesco non ha, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle…”

todaro_kabalo

Ma oltre alle critiche, il Comandante Todaro ricevette numerose attestazioni di riconoscenza, tra le quali ricordiamo quella di un’ammiratrice portoghese che, attraverso i canali diplomatici, gli fece pervenire una lettera, di cui riferiamo qualche passo:”

“Lisbona, novembre 1940

fortunato il Paese che ha dei figli come voi. Esiste un eroismo barbaro ed un altro davanti al quale l’anima si mette in ginocchio. Questo è il vostro.

Siate benedetto per la vostra bontà, che fa di voi un eroe non solo dell’Italia, ma dell’umanità.

Una portoghese”

Il Comandante Salvatore Todaro, morì nel 1942, nel corso di un mitragliamento aereo.

1200px-salvatore_todaro_28s-52629

by Roberto Pellegrini

A proposito di stagioni

Finalmente, dopo tanto intercedere, sono riuscita a convincere Roberto Pellegrini a diventare un co-Autore del blog. Sono certa che questa novità incontrerà il vostro consenso. Qui di seguito il primo post di Roberto.

Vivere è saper cogliere il “frutto” di ogni Stagione…

Nel corso della nostra vita attraversiamo momenti, fasi che, secondo una facile
metafora, da sempre accostiamo all’incessante alternarsi delle Stagioni…

La vita dovrebbe essere semplice e spontanea, come le Stagioni, con il freddo
dell’inverno, il tepore della primavera, il caldo dell’estate e la dolcezza
dell’autunno…”- Romano Battaglia, “Incanto”, 2008.

Anche il nostro cuore, custode e “padre” dei sentimenti più profondi, non sfugge a
questa verità, attraversando le proprie “Stagioni”: attimi che, nel bene o nel male, lasciano impressi nella memoria impressioni, immagini, ricordi, che andranno a disegnare il “panorama” di un’intera esistenza… Nella quale dovremo riconoscerci…

In amore, abbiamo tutti vissuto, prima o poi, il nostro “autunno”: il tempo
dell’attesa, della pazienza, della segreta speranza di un incontro…, di “quell’incontro” speciale…

thankful-heart

Abbiamo tremato al “freddo” dell’ ”inverno”: la stagione del disincanto, della fine di
un legame, della delusione… Della voglia di non “crederci” più…, della paura di
ricominciare…

mare_3_2_20261

Siamo tutti rinati assaporando l’inattesa “primavera”, nei palpiti vivi di una nuova relazione, nei germogli dell’innamoramento, nella gioia di una prospettiva comune, di un futuro, finalmente, da condividere…

ornamental-cherry-51419_640

Ed abbiamo tutti goduto dell’ebbrezza calda dell’ “estate”, cedendo al vento di una
giovane passione, nell’atmosfera serena di un tramonto, fissato nel tempo… Come un
“assaggio” di felicità…

original

La gente non si accorge se è estate o inverno, quando è felice…
A. Cechov, “Tre sorelle”, 1900.

by Roberto Pellegrini

Al MEF di Torino: I Tarocchi dal Rinascimento ad oggi

Da qualche giorno e fino al 14 Gennaio 2018, presso il Museo Ettore Fico di Torino, è in corso un’esposizione particolarissima, interamente dedicata ai Tarocchi, dalla loro nascita in Italia, circa a metà del quattrocento, sino ad oggi.

Un vero e proprio viaggio che, con l’aiuto di libri, stampe, immagini, testi e supporti audiovisivi,  permette di scoprire i Tarocchi in tutti i loro aspetti: storico, artistico, letterario, oltre che magico e divinatorio.

Si parte dalla corti rinascimentali, dove vennero realizzati i primi mazzi di Tarocchi; in mostra carte provenienti da collezioni private. Alcune vere e proprie opere artistiche, come le carte miniate in oro.

Seguono carte datate 1451 ca. del mazzo Visconti, i Tarocchini realizzati dall’incisore Giuseppe Maria Mitelli fra il 1634-1718, edizioni antiche dei Tarocchi Marsigliesi e rarissimi mazzi di produzione italiana, francese e tedesca come i Tarocchi austriaci della Secessione Viennese.

Presenti anche: il mazzo di Etteilla (1738-1791), la prima edizione pubblicata nel 1909 dei Tarocchi Rider Waite e i raf nati Tarocchi dell’esoterista Oswald Wirth (1860-1943) e molti mazzi contemporanei a testimonianza della continua evoluzione dei Tarocchi.

Ma cosa sono i Tarocchi che sin dalla loro nascita sono stato argomento interessante? Carte da gioco, libri divinatori, antologie di immagini popolari medioevali?

Un mazzo di Tarocchi è composto da 78 carte: 22 figure allegoriche, chiamate Arcani Maggiori e 56 Arcani Minori divisi in quattro semi (Bastoni, Spade, Coppe e Denari).
Gli Arcani Maggiori sono legati a un preciso codice narrativo e simbolico che racchiude in sé un variegato universo di conoscenze alchemiche e astrologiche, cristiane e pagane.

Essi nacquero nel Nord Italia intorno alla metà del Quattrocento e si diffusero con lo scopo di far divertire, solo successivamente, a fine settecento, furono usati a scopi cartomantici in Francia ed Inghilterra.

Come detto prima, alcune carte sono delle vere e proprie opere d’arte ed in mostra si trovano mazzi realizzati da Renato Guttuso (1911- 1987), Franco Gentilini (1909-1981), Emanuele Luzzati (1921-2007), Ferenc Pintér (1931-2008), Sergio Toppi (1932-2012) e molti altri.

«Mi sono applicato soprattutto a guardare i Tarocchi con attenzione, con l’occhio di chi non sa cosa siano, e a trarne, suggestioni, associazioni e a interpretarli secondo un’iconologia immaginaria. Quando le carte affiancate a caso mi davano una storia in cui riconoscevo un senso, mi mettevo a scriverla». Così lo scrittore Italo Calvino (1923-1985) racconta come nasce il suo libro di racconti “Il castello dei destini incrociati”, in cui utilizza le carte dei Tarocchi per raccontare le storie di un gruppo di viaggiatori che il destino ha radunato in un castello.
Il loro unico modo di comunicare è rappresentato da un mazzo di Tarocchi, che Calvino usa come vettore narrativo con cui i vari personaggi raccontano le loro storie.

Il MEF ospita anche in contemporanea una mostra sul Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle (1930-2002): una delle più importanti esponenti del Nouveau Réalisme. L’artista francese ha dedicato gli ultimi anni della propria vita alla realizzazione di opere sui Tarocchi utilizzandoli come vero e proprio monumentale “testamento artistico” a Capalbio, in provincia di Grosseto.

niki-de-saint-phalle-2017-2018

Dolce & Gabbana – Andare contro corrente

Dolce e Gabbana hanno recentemente sfilato all’Isetan di Tokyo, presentando ben 110 look appositamente pensati e realizzati per l’appuntamento giapponese, che si ripete ogni sei mesi.

Una sfilata completata da un make-up realizzato da Shiseido Group che ha puntato ai canoni estetici giapponesi, enfatizzando un perfetto incarnato, labbra audaci ed occhi felini.

Come sempre i nostri due stilisti hanno spopolato, mettendo in scena una sfilata con i millennials del posto, famosi e non famosi, belli e normali, trasmessa in tempo reale via social media.

I due stilisti possiedono il privilegio di non essere legati a nessun investitore e di non avere manager che decidono al posto loro. Non fanno parte della Camera della Moda, non badano alle tendenze, realizzano Alta Moda saltando a piedi pari Parigi, insomma: si esprimono con creatività ad alti livelli, punto e basta.

Proprio a Tokyo, poco prima della sfilata, i due stilisti stavano posando per una foto di gruppo, quando poco lontano è passata una ragazzina che riconoscendoli ha fatto un cenno di saluto, loro l’hanno invitata a fare un selfie.

Chiacchierando lei ha spiegato che non aveva l’invito per la sfilata che avrebbe voluto tanto vedere, Stefano e Domenico si sono guardati e senza esitazione hanno detto insieme: “Portatele un vestito”. Non solo lei ha visto la sfilata, ma l’ha vissuta in prima persona. Questo per dire quanto diverso sia l’approccio di questi due stilisti.

images (1)

Per loro la moda non può essere solo un esercizio di stile, sicuramente impeccabile, ma freddo e distante, per loro la moda è condivisione, il mondo digitale sta cambiando le carte del gioco e secondo Dolce & Gabbana tutto il sistema va un po’ rivisto, magari anche coinvolgendo gli spettatori che sono poi i veri protagonisti.

Bravi ragazzi! Andare contro corrente, mantenendo l’indipendenza, è qualcosa che forse tutti, in questo mondo così global, dovremmo un po’ imparare.