Pop Art e fumetti?

Si trattava solo di idividuare il territorio che per antonomasia esprimesse questa sindrome della biodimensionalità e allo stesso tempo traducesse una consuetudine culturale, diffusa, etnica e insieme universale, nella misura in cui il modello americano stava per essere assorbito a qualsiasi altra latitudine terrestre.

Occorreva intercettare un codice icastico come un sistema un sistema ideografico, che si imponesse sopratutto per la sua banalità, per legittimarsi in termini di comunicazione, di espressione capillare, di consumo. Un’immagine facilmente riconoscibile, supremamente standardizzata, neutra per surplus di tipicizzazione, definita in uno stereotipo, sua unica connotazione sematica.

Il fumetto diventa in qualche modo capace di rendere questa dimensione elementare ma perfettamente compiuta, costituendo un microcosmo d’immaginazione parallelo e alternativo alla vita, con la quale del resto non ha nulla in comune, nè potrebbe, stando alla sua funzione evasiva e consolatoria. O meglio, in termini di contenuti e di forma, ne costituisce una versione eccessiva. Nel fumetto si trovano tutti i luoghi comuni della mitologia americana, dalla carica emozionale semplice e forte. Tutto si presenta, per la tranquillità del lettore, caricaturale e falso, come neppure il cinema, da cui peraltro prende in prestito taglio, sequenze, inquadrature e ritmo.

Nella sua fissità, il disegno della strip funziona infatti come un fotogramma bloccato, la dove il cinema riproduce il movimento reale, flagrante e perciò effimero. Al contrario il fumetto offre la possibilità di eternare l’azione, dunque di penetrare con maggiore incidenza nella sfera psicovisiva del lettore, per non dire della sua fruibilità che può essere ripresa e rinnovata ogni volta lo si voglia, come ogni volta che si vuole si può andare a edere un quadro in un museo o un affresco in una chiesa. Il rapporto con la striscia inoltre, si presenta del tutto interpersonale. Tra essa e il lettore si crea un universo emotivo fortemente individualizzato e complice, nè più nè meno di quello che avviene nella lettura di un libro.

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