Sandro Botticelli – l’incontro con i Medici

Il Lippi aveva condotto a termine gli affreschi  nel duomo di Prato con le Storie di santo Stefano e di san Giovanni Battista nel 1964 e, dopo aver tenuto bottega per altri 3 anni nella cittadina toscana, si era trasferito nella primavera del 1967 a Spoleto.

Venute a meno le ragioni della sua presenza al fianco del maestro, il Botticelli dovette immediatamente rientrare a Firenze, dove risulta infatti nuovamente registrato nel novero delle bocche a carico del padre in una denunzia del 1470. La constatazione è confermata dall’alloggiazione di una grande spallierra allegorica per il Tribunale di Marcanzia, la prima impegnativa commissione pubblica affidata al Botticelli. Il pannello doveva inserirsi in una serie di 7, raffiguranti le virtù teologicali e cardinali, originariamente commissionate a Piero del Pollaio e destinate alla decorazione dei seggi della sala dove i 6 di Marcanzia sedvano in udienza.

La mancata consegna dei soggetti nei tempi stabiliti dal contratto (2 per ogni trimestre di lavoro) aveva permesso a Tommaso Soderini, uno dei 6 giudici, di impugnare i termini dell’accordo con il Pollaiolo e di trasferire al Botticelli parte dell’ordinativo.

Il Botticelli accoglie lo schema nelle sue linee generali, ma imposta l’immagine in modo completamente diverso. L’austero coronamento del modello si trasforma in una vivace arcata, fregiata frontalmente da un motivo scolpito a occhielli e rivestita internamente di specchi marmorei, che riflettono con il loro scintillio più rado lo splendore dei cristalli e dei marmi sottilmente lavorati e resi come trasparenti alla luce.

La trattazione intellettualistica del tema tradisce forse un primo contatto con le concorrenti dell’umanesimo platonico, che circolavano a Firenze negli ambienti colti prossimi alla reggenza medicea.

Nel periodo che intercorre tra i lavori per il Tribunale di Marcanzia e il fondamentale soggiorno romano, l’artista ha modo di mettere a segno esperienze decisive nel campo del ritratto e della pittura a carattere storico-religioso, introducendo innovazioni di rilievo in ciascuno dei settori iconografici toccati.

Una mediazione platonica sul mito cristiano e sulla malinconia come sola attitudine possibile di fronte al prodursi degli eventi e all’incalzare degli evi storici, è affrontata anche nel San Sebastiano di Berlino, identificabile forse con quello che l’Anonimo Gaddiano ricorda messo in opera nella chiesa di Santa Maria Maggiore nel gennaio 1474. Il sentimento filosofico del Botticelli non si mostra partecipe di qesta dinamica dei moti universali, prefiggendosi piuttosto l’obiettivo di una qualità trascendente che si realizza in proposizioni molto distanti da quelle degli artisti di punta del fronte platonico.

Possono situarsi nello stesso clima culturale 3 ritratti di eccezionale vigoria, che bene esplificano le diversificate linee di ricerca del Botticelli. Nel primo impostato di 3 quarti, l’effigiato si staglia contro un paesaggio lacustre sommriamente accennato, in atto di sorreggere fra le mani una postuma di Cosimino il Vecchio. Problematiche in parte diverse vengono affrontate negli altri 2 ritratti, dove l’accurata carattterizzazione fisionomica è invece risolta in una sigla formale idealizzata e sensibile all’energia grafica dell’ultimo Pollaiolo

 

 

 

 

 

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