Botticelli – La Cappella Sistina

Nel 1481 mentre si creò una breve distensione dei rapporti tra Sisto IV e la Firenze medicea, una legazione di pittori della cittàfu chiamata in Vaticano per affrescarvi le pareti della nuova Cappella Magna Pilatii Apostolici, che il pontefice aveva fatto costruire nell’ambito dei sacri palazzi. Artefice della commissione fu molto probabilmente il fiorentino Giovannino de’Dolci, colui che aveva materialmente sovrinteso all’erezione della cappella secondo le diretteve tracciate dal progettisa Baccio Pontinelli.

Al momento della stesura dell’accordo tutti gli artisti contraenti erano presenti a Roma. Il termine conclusivo dei lavori può essere dedotto da circostanze indirette. Nell’ottobre 1482 il Perugino era di nuovo a Firenze, dove si era recato per concordare la decorazione di una parete della Sala dei Settanta in Palazzo Vecchio; la commissione fu successivamente revocata per inadempienze e trasferita  a Filippino Lippi, ma la presenza in patria del Ghirlandaio e del Botticelli nella stessa occasione ci induce a supporre che per quella data i lavori nella Sistina fossero già terminati. La Cappella era stata voluta da Sisto IV come immagine corretta del tempio di Salomone.

Gia in questo assunto si manifesta il tema, affrontato anche negli affreschi del Botticelli, dal parallelismo fra i 2 Testamenti e della superiorità del Nuovo sul Vecchio. L’inquietudine Botticelliana, sottolinea con tensione maggiore rispetto a ogni altra opera anteriore alla crisi del periodo tardo, sembra associarsi consapevolmente ai turbamenti della spiritualità vetero testamentaria, ancora cieca alla luce della grazia e non ancora guadagnata alle consolanti promesse della redenzione.

Le grandiose architetture del fondo alludono appunto alla stabilità eall’eternità dei valori incarnati della Chiesa romana e si legano idealmente agli archi che fiaccheggiano il grande tempio circolare della peruginesca Consegna delle chiavi. Ma al monito antiscismatico adombrato nel fato biblico, alla drammatica configurazione della metafora veterotestamentaria, succede l’unitaria consacrazione della potestà ecclesiale, il certo dispiegarsi della rivelazione evangelica.

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