I primi capolavori di Savador Dalì

Spronato dal gallerista Camille Goemans, Dalì si era impegnato a realizzare una mostra di tutte le opere nella sua galleria parigina, Dalì lavorava incessantemente, dipingendo quelli che furono considerati i suoi primi capolavori.

2 famosi dipinti nel 1929, L’enigma del desiderio o Mia madre, mia madre, mia madre e Il grande masturbatore, introducono alcune tematiche che rimarranno fondamentali per lo sviluppo successivo delle opere più propriamente rispondenti ai principi del surrealismo. In entrambi i dipinti appare il volto dell’artista sognante, che assume la forma morbida di un profilo dormiente, in un paesaggio sospeso e cristallino.

In l’enigma è il desiderio edipico per la madre che diventa un incubo riprodotto nella serie di scritte ripetitive ispirate ad un poema di Tristan Tzara del 1917. A completare il percorso immaginato si aggiungono elementi simbolici, quali il leone, la testa di donna, il pesce, la cavalletta, la mano col pugnale, l’abbracciocon il padre e la base bianca che sembra una roccia erosa dal vento e che si trasforma in un elemento decorativo ispirato alle architetture di Goudì, il cui gotico mediterraneo Dalì aveva visto un bambino a Barcellona.

Da qui il pittore è partito per elaborare un sistema di figure simboliche e di forme allusive, che rimandano alla sfera del desiderio erotico ma anche della morte e delladecomposizione, come cavalletta putrida, il cui ventre brulica di formiche.

L’esito della mostra, il cui catalogo aveva la prefazione di Breton, fu un successo. Il 1929 fu anche l’anno dell’ingresso ufficiale di Dalì nella campagna surrealista di André Breton. I surrealisti furono ffascinati dal gusto per la provocazione e della fervida immaginazione del pittore catalano, che sancì la sua ufficiale partecipazione al movimento con la realizzazione di un film. Fu un film che scandalizzò a tal punto la morale pubblica che venne ritirato dalla produzione, a causa della reazione violenta di un gruppo di giovani estremisti di destra che avevano distrutto la sala dove il film veniva proiettato. In quell’occasione Dalìaveva esposto, insieme ai dipinto di altri surrealisti, delle proprie opere nei foyer della sala cinematografica, tra cui Dormiente, cavallo, leone invisibile che fu l’unico a essere risparmiato dalla furia dei dimostranti, che avevano riconosciuto in quel film e in quelle opere un messaggio di rivolta sociopolitica.

L’emotività propriamente pittorica di Dalì, corredata da numerose esposizioni sopratutto a Parigi e a Barcellona, fu alternata a quella critica e teorica.

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