Profumo, qualche suggerimento

Nei musei archeologici vi sarà sicuramente capitato di imbattervi in tanti contenitori per unguenti, questo dimostra quanto sia antica la storia del profumo. In seguito il successo del profumo è stato dovuto alla necessità di camuffare odori poco gradevoli derivanti dal fatto che nel Settecento non si usava farsi regolarmente il bagno. Oggi è solo un piacere, ma è molto importante scegliere quello più adatto a ciascuno di noi; è risaputo che il profumo deve ben coniugarsi con l'odore naturale di una persona, oltre che essere in sintonia con la personalità ed il carattere. Plauto affermava "Mulier recte olet ubi nihil olet" (la donna ha un buon profumo quando non ha alcun profumo), direi che forse è un po' esagerato, anche se non si deve mai cadere nell'eccesso opposto. "Fare il bagno" nel profumo e di conseguenza lasciare scie intense dietro di sè non è affatto signorile. E' sufficiente metterne un po' sui polsi e dietro le orecchie. Siate sempre discreti, solo in questo caso potrete utilizzare il profumo come arma di seduzione. Questo vale anche per gli uomini. Un'altra cosa assolutamente da evitare è compiere l'arte di farsi belli in pubblico, quindi se dovete ri-vaporizzare il vostro profumo fatelo in un luogo appartato. Quindi tre regole fondamentali: scegliete il profumo che più vi rappresenta e che meglio si sposa con la vostra pelle, al di là delle mode; non eccedete mai; non fate in pubblico il ritocco giornaliero.

Andrew Atroshenko

Andrew Atroshenko è nato in Russia a Pokrovsk nel 1965, a soli dodici anni fu accettato alla Art School ed in seguito frequentò l’Accademia di San Pietroburgo of Art, una delle più prestigiose scuole d’arte del mondo, qui si laureò a piani voti con lode. Le sue opere si distinguono per il movimento, il colore e la passione. La grazia della figura umana viene costantemente sottolineata e l'occhio del fruitore ne viene coinvolto appieno. Come molti artisti, anche Andrew Atroshenko ha i suoi riferimenti artistici e le sue influenze, ma le sue fonti di ispirazione sono la moglie e la figlia. Osservando le sue opere colpisce la sicurezza dei suoi colpi sulla tela che fanno venire la tentazione di indugiare a lungo in osservazione. La maggior parte delle sue opere vengono contese appena realizzate da tutti gli appassionati d'arte di tutto il mondo.

La donna di Alexander McQueen: come un folletto magico sotto un cielo stellato

Sarah Burton per celebrare il 23° anniversario della Maison torna a sfilare a Londra e stupisce il pubblico. Lee Alexander McQueen aveva l'ossessione per i dettagli e l'ha tramandata a Sarah, sua fedele assistente prima della sua morte. Questa passione è decisamente evidente nella collezione Autunno/Inverno 2016/17 composta da abiti che sembrano sogni che si materializzano sul corpo delle donne. Like a magical sprite beneath a starlit sky, questa è la donna di Alexander McQueen; le linee sono molto femminili ed eleganti, troviamo molti elementi tipici della Maison: alcuni motivi di stile vittoriano, l'uso di piume e di corsetti. Il lavoro delle sarte italiane e francesi di cui la Maison si avvale rende sorprendente questa meravigliosa collezione che sembra sospesa tra sogno e realtà, ricca di decorazioni, un po' retrò. Gli abiti sono fluidi, impreziositi da girandole di piccole rouches, plissettature, pizzi e tulle, molte le trasparenze. I capi spalla sono morbidi dietro e asimmetrici sul davanti, i pantaloni sono diversi: stretti, diritti o leggermente svasati, alcuni con inserti. Nella paletta colori predominano il nero e il bianco, ma sono presenti contrasti con tinte accese soprattutto nei ricami che riprendono occhi, labbra, cuori, fiori, cigni ed unicorni. La ciliegina sulla torta uno splendido piumino che diventa protagonista in chiave couture, molto elegante e ammaliante

Avventurina

Questa volta vi parlo dell’ AVVENTURINA. Anche l'avventurina è un quarzo calcedonio, ma questa è una pietra speciale, perché dà origine ad un effetto particolare che prende il nome di “AVVENTURESCENZA", che la fa letteralmente e quasi impercettibilmente sfavillare in superficie. Tutto questo è dovuto alle sue inclusioni, di vari minerali (miche e cloriti, ma non solo), disposti irregolarmente e da questi ne prende di conseguenza anche il colore, ad ognuna il suo colore. E’ una pietra traslucida, quella verde, la più riconosciuta, è l’unica che ha in effetti questa proprietà. Il verde ha delle tonalità che variano dallo scuro al verde brillante, come sempre il taglio ne fa risaltare la bellezza. Dicono anche che sia un buon portafortuna, quella verde, come possedere il mitico quadrifoglio. La si può trovare anche in altri colori, tipo giallognola, arancione, rossa, grigia e bruna,molto meno frequenti di quella verde, ma soprattutto queste, non possiedo l’effetto di avventurescenza. Quella bruna ha dato il nome anche ad un particolare vetro di Murano, poiché in tempi remoti, intorno al ‘700, mentre si stava lavorando alla fusione del vetro, inavvertitamente scappò una limata di rame ed il risultato fu che il vetro si riempì di una miriade di particelle di rame, che gli diede colore, ma soprattutto il fatidico “sberluccichio” di qui ”AV_VENTURA”….CASUALMENTE…!!! Quindi attenzione perché la GOLDSTONE non è pietra di AVVENTURINA, ma un surrogato di vetro e rame. Invece c’è un’altra pietra che presenta indubbiamente l’AVVENTURESCENZA ed è la PIETRA DEL SOLE o AVVENTURINA ORIENTALE,ma non fa parte dei quarzi,bensi’ dei feldspati (altre pietre dagli effetti speciali), di cui vi “erudirò” più avanti e comunque, rimane il fatto che, pur trovandosi in quest’altra famiglia, è l’unica ad avere lo stesso effetto ottico che presenta l’ AVVENTURINA verde. Proseguo adesso con gli OCCHI…si…e precisamente con: l’OCCHIO DI TIGRE, DI BUE, DI FALCO E DI GATTO. poiché questi meravigliosi quarzi, ricordano gli occhi di questi animali e, tutti e quattro, possiedono un altro particolarissimo e affascinante effetto ottico che prende il nome di “GATTEGGIAMENTO”, praticamente una linea mobile, che rende VIVA la PIETRA, in parole povere. Nell’OCCHIO DI TIGRE, BUE E FALCO è il minerale di “CROCIDOLITE” che la fa da padrone, se è gialla, avremo l’OCCHIO DI TIGRE, se rossa, rosso mogano anzi, avremo come risultato l’ OCCHIO DI BUE, se blu: l’ OCCHIO DI FALCO. Invece l’ OCCHIO DI GATTO, ha altri minerali che determinano il GATTEGGIAMENTO, è di colore assai vario, da grigio-verdolino a verde-oliva oppure giallo, rossastro e, raramente, azzurro, ha un riflesso mobile e la linea è sericea (simile ad un filo di seta), bianca, tendente talora al giallo. Altra pietra interessante è il GOLDEN EYE… una commistione di OCCHIO DI TIGRE E FALCO, insieme, sempre con gatteggiamento, è sublime. by Lilù Stones

Il carretto siciliano, una sorta di libro illustrato ambulante

Il carretto veniva utilizzato come mezzo di trasporto, ma attraverso le sue spettacolari decorazioni era un veicolo per raccontare storie: un vero e proprio libro illustrato ambulante. Le scene raffigurate raccontavano eventi storici, episodi religiosi o di cavalieri, oppure erano un modo molto colorato per pubblicizzarsi ed attirare l'attenzione di eventuali clienti. Ogni zona della Sicilia era rappresentata da un carretto con caratteristiche cromatiche e di forma diverse: a Palermo i carretti erano a trapezio e predominava il giallo, a Catania erano rettangolari e predominava il rosso. Il carretto era il frutto della collaborazione di molti artigiani: intagliatori, fabbri, assemblatori specializzati e pittori, era quindi un concentrato di creatività e tecnica minuziosa. Oggi il carretto ha perso le sue funzionalità di trasporto, ma è rimasto un'icona del folklore siciliano, ammiratissimo dai turisti e nel cuore di tutti i siciliani, un vero simbolo della cultura dell'Isola. Proprio per questo il sapere di quegli artigiani è stato tramandato di padre in figlio ed ancora è tenuto vivo. A rendere omaggio a questa tradizione Dolce e Gabbana, in collaborazione con Smeg, hanno realizzato un'edizione speciale di 100 frigoriferi esclusivi, decorati con elementi tipici siciliani. Le decorazioni sono state affidate alle abili mani di artisti siciliani.

Modigliani e le lezioni dei grandi

Modigliani si serve scopertamente di modi e forme sottratte al vocabolario di Cezanne. Ma c'è qualcos'altro, ed è qualcosa che contrassegna più a fondo il suo mondo creativo e che meglio ci fa intendere la qualità e profondità con cui Modigliani leggeva la pittura. L'allungamento di certi elementi anatomici, in particolare il collo e le braccia, ma nell'insieme di tutta la figura umana incomincia ad apparire.E' evidente che lungo questa linea di lettura il caso Modigliani si complica, scaricando il trait d'union semplicistico, in larga parte affermato grazie forse alla facilità dell'assunto. Solo così tuttavia, si può penetrare nelle complessità di un non tradizione, moderno ma non catturato dal suo mito. Amedeo Modigliani è in realtà un classico: nella stessa accezione per cui consideriamo classici Degas e Cezanne. Come tutti coloro, insomma che cercarono un iperbolico collegamento e una centralità problematica, fra le stazioni della tradizione e della modernità. Una didattica che faceva perno sulla concretezza del linguaggio ma che contemporaneamente lo incaricava do profonde responsavilità

I ruggenti anni ’20

Finisce la prima guerra mondiale, si fatica a riprendere il passo e anche la moda parigina tarda a ritrovare un trend setter a cui ispirarsi. Jeanne Lanvin si fece portavoce di una tendenza "restauratrice" reintroducendo l'uso della crinolina, dei ricami e delle decorazioni in netto contrasto con la moda essenziale proposta da Gabrielle Chanel. Ricordiamo che la Lanvin era nota per i favolosi e sontuosi vestiti creati anche per la propria figlia che destavano l'invidia di tante ragazze parigine, mentre Chanel si caratterizzava per una moda essenziale, pratica e sobria. Madame Chanel incominciò a creare anche bigiotteria, profumi e accessori in pelle. Introdusse l'uso del colore nero e dell'abito corto anche per la sera. Questa tendenza di accorciare l'abito femminile giunse al culmine a metà degli anni venti con l'introduzione di abiti corti sopra il ginocchio sostenuti da spalline, guarniti di perline e frange. L’abito-canottiera divenne il simbolo di un periodo – i “ruggenti” anni Venti (1925-1929) – di ritrovata prosperità, dopo le ristrettezze imposte dal conflitto e dalle difficoltà in cui si era imbattuta l’Europa durante la ricostruzione postbellica.

Kelly Reemtsen – Le donne e i loro svariati volti che non vediamo

Kelly Reemtsen è nata a Flin nel 1967. Ha studiato Fashion Design e pittura alla Central Michigan University e presso la California State University di Long Beach. Le sue opere sono molto conosciute ed apprezzate in America e da qualche tempo anche a livello internazionale Kelly riscuote molti consensi. Prevalentemente i suoi dipinti rappresentano le donne o per meglio dire il ruolo delle donne contemporanee, che possono essere: estremamente sexy, di una personalità forte, molto intelligenti, romantiche, amorevoli mamme o tutto in una. Nelle sue opere le figure femminili indossano abiti di tafetà o comunque di linea vintage, le loro mani sono ornate di gioielli preziosi, passano dall'occuparsi delle faccende casalinghe, al giardinaggio, ad impugnare con estrema naturalezza arnesi prettamente maschili come moto seghe, cesoie, accette o gigantesche pinze, ma non possiamo mai guardarle in volto. Kelly è convinta che ogni donna debba essere libera di identificarsi, di riconoscersi e di associare il proprio volto ad uno dei quadri o a più di uno. Quest'ambiguità lascia aperta anche l'interpretazione di una donna elegante e servizievole che cospira. Chissà quale testa vuole tagliare?

Se a Milano andrai, questo troverai

Qualche tempo fa abbiamo parlato delle vie storie di Milano, oggi vi accompagniamo in un tour virtuale nel capoluogo lombardo. E sì, perchè vero è che qui pare andare tutto di corsa e che tutto passa inosservato, ma se ci prendiamo un po' di tempo troveremo cose molto interessanti da vedere e ... da ricordare. Cominciamo dal cuore della città e saliamo alle terrazze del Duomo dal quale, tra una guglia e l'altra, un pinnacolo e la Madonnina, godremo di una vista mozzafiato fino al Resegone. Voltiano le spalle al Duomo e dirigiamoci verso il Castello Sforzesco, il maniero di Milano. A parte la sua imponenza esterna, qui, visitandolo troviamo niente di meno che: la Pietà Rondanini di Michelangelo Buonarroti, il gonfalone di Sant'Ambrogio e la Sala delle Asse di Leonardo da Vinci. Niente male, vero? Già che siamo in zona facciamo un salto alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie per vedere dal vivo un miracolo di tecnica e di bravura: l'ultima Cena di Leonardo. Pensate questo muro fu l'unico a rimanere in piedi la notte del 10 agosto 1943 durante i bombardamenti che dilaniarono la città. Dirigiamoci ora verso il tempio della lirica: la Scala. Qui, il 7 Dicembre giorno del patrono della città Sant'Ambrogio, ogni anno per tradizione avviene "La Prima". Forse pochi sanno che la Scala fu il primo edificio europeo ad essere interamente illuminato con la corrente elettrica nel 1883. In zona troviamo Via Monte Napoleone e Via della Spiga le due vie più Glamour della città, dove hanno sede i colossi della moda e per chi sa cogliere bene a fondo si vedono androni di rara bellezza. Anche Milano ha la sua Cappella Sistina e la potete trovare a San Maurizio al Monastero Maggiore in Corso Magenta. Qui vi sono affreschi del Luini, decorazioni del Campi, del Boltraffio. Un salto al Palazzo della Triennale con il suo Museo del Design e dove in giardino troviamo come fontana niente meno che I Bagni Misteriosi di De Chirico. Prendiamoci un aperitivo sui Navigli, dove vedremo molte botteghe artigiane e il caratteristico Vicolo dei Lavandai. E per salutare Milano a 360 gradi saliamo al 39° piano del Palazzo Lombardia, il posto più in cima di tutta la città.

W. Women in Italian Design – Milano

A Milano, sino al 19 Febbraio 2017, è in corso presso il Palazzo della Triennale in Via Alemagna 6, la nona edizione del Triennale Design Museum dal titolo “W. Women in Italian Design”. La mostra vede la cura di Silvana Annicchiarico e l’allestimento di Margherita Palli. Inutile sottolineare che il design italiano nel Novecento è stato un design patriarcale, all’interno del quel pochi esempi femminili hanno trovato spazio. Questa mostra vuole colmare e al contrario dimostrare che la storia del design conta centinaia e centinaia di esempi femminili. Racconta la storia guardandola “sotto il segno di Penelope” ossia da un punto di vista completamente rosa, fatto di trame e di intrecci e di altro ancora. Le donne nel design italiano sono state e tutt’oggi sono una presenza quantitativamente e qualitativamente rilevante che è sempre stata marginalizzata. W. Women in Italian Design prova a ricostruire una nuova storia del design italiano femminile raccontando figure, teorie, attitudini progettuali che si sono affermate, trasformate ed evolute. Le donne creano, progettano, sperimentano, rischiano, sfidano.