La lunga strada del successo di Hopper

Edward Hopper nacque a Nyach, una piccola cittadina sul fiume Hudson. I suoi avi, americani da  alcune generazioni, erano di origine inglese e olandese. Nella sua casa natale oggi si trova la sede della Edward Hopper Landmark Preservation Founfation, una fondazione che si occupa di tramandare la memoria dell’artista scomparso nel 1967.

Gli scenari vasti e luminosi della valle del fiume Hudson, che avevano già nutrito lo sguardo e il lavoro di una eccellente schiera di pittori americani prima di lui, quelli che vengono identificati come appartenenti alla Hudson River School, si radicarono profondamente nella memoria dell’artista.

Nei suoi primi schizzi a penna e inchiostro Hoper ebbe come modello i familliari e i luoghi della sua infanzia. Si trasferì a New York nel 1900 per frequentare la New York School of Art.

Nel 1906 compì il suo primo viaggio a Parigi dove non frequentò scuole ma visitò incessantemente mostre, musei, gallerie, soprattutto i caffè, dai cui i tavolini poteva godere del coinvolgente edonistico ritmo di vita dei parigini che lo affascinava molto. Dipinse all’aria aperta, come si doveva fare a Parigi. Lavorò lungo la Senna, i Parchi e le strade. Era incantato dalle ombre luminose parigine, ombre che riflettono la luce.

Sin dai primi anni il tema della luce si impose al centro della sua ricerca, tuttavia con risultati assai distanti dagli impressionisti; a Hopper interessava moltissimo anche l’architettura delle forme da costruire con masse larghe, liberamente trattate con il pennello. Fece molti acquerelli e disegni della vita quotidiana di Parigi.

Nell’arco dei suoi viaggi europei ebbe modo di vivere in prima persona i grandi fermenti avanguardistici che stavano sconvolgendo l’esperienza figurativa del vecchio continente. I dipinti americani immediatamente successivi all’impatto con l’Europa e la Francia registrano alcune suggestioni più vive di altre.

Il mare sarà un tema sempre molto caro all’artista e ricorrerà in numerosissime tele fino alla morte anche perchè, dopo una certa data, Hopper cominciò a passare lunghi periodi dell’anno a Cape Cod dove aveva una casa e dove dipingeva con maggiore convinzione che non in città. Spesso, nelle interviste, esaltò l’incredibile chiarezza della luce di Cape Cod.

Non ci si deve stupire più di tanto dal ritardo con cui Hopper fu scoperto, se si considera il periodo in cui il mercato e il pubblico si sono accorti di lui.

Qualche viaggio attraverso gli Stati Uniti e in Messico, ma sopratutto il mare di Cap Code e lo studio di New York.

Alla sua morte nel 1967 i dipinti ancora in suo possesso furono donati per volontà dell’artista, allo Whitney Museum of America Art di New York, dove tuttora si conserva il più importante corpus delle sue opere. Anche la madre di Hopper, che ebbe il merito di conservare la maggior parte dei primissimi lavori di Edward, ha lasciato le opere da lei possedute allo stesso museo.

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Un pensiero su “La lunga strada del successo di Hopper

  1. Pensa la coincidenza. Sono andata ieri a Bologna per vedere la mostra a Palazzo Fava. Mi piace molto Hopper. Ammirare i suoi quadri è come vivere un pezzetto della vita americano degli anni 20, 30. Sembrano così lontani e perduti e forse lo sono davvero. A dire il vero ho preferito la mostra di Milano di qualche anno fa. Ma ad ogni buon conto è sempre un bellissimo vedere.

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