I Tagli di Fontana

Alla fine del 1958, Fontana assecondando un processo di riduzione al monocromo, perviene ai Tagli, lacerazioni inferte alle tele, forse il passaggio più noto e la cifra che ancora oggi identifica l’artista a livello internazionale.

Il nuovo ciclo dei Tagli evidenzia il significato di pausa temporale, il taglio rappresenta una sorta di atto di azzeramento mediante il quale egli vagheggia un luogo primario, uno spazio assoluto, infinito, sempre più lontano dall’accidentalità della materia. E’ l’idea pura che si avvera nell’atto, nel gesto del taglio e al tempo stesso diviene magicamente forma, senza quasi passare per la materia. Il ciclo conosce un successo immediato di critica: esposto per la prima volta a Milano, poi a Parigi, a Kassel, a San Paolo del Brasile e infine a Roma.

Contemporaneamente all’elaborazione dei Tagli l’artista sembra avere nostalgia della materia e nell’estate del 1959 da vita al ciclo delle Nature: grandi sfere nere in terracotta segnate da lacerazioni o da perforazioni che egli descrive come la dimostrazione del superamento della materia, quasi la rappresentazione del nulla.

Ogni allusione allo spazio, costellazione o galassia, lascia il posto a pochi larghi fori al centro della composizione, elementi che alludono a un gesto assoluto, in una campittura di colore a olio che ricorda quasi superfici plastiche. Da questa esperienza matura il ciclo delle Venezie, omaggio alla città lagunare. La novità del ciclo, una continuazione e un approfondimento degli oli con ampio uso di superfici oro e argento, in certi casi combinate con vetri colorati nella insistita e voluta artificialità dei colori, dai gialli accesi all’oro, al bianco accecante.

Nel 1963 come ulteriore sviluppo degli oli, Fontana perviene alla serie denominata Fine di Dio, grandi tele ovali, spesso con superfici monocromatiche verdi o rosa, oppure dorate e arricchite da lustrini, forate e lacerate, alcune delle quali esposte prima a Zurigo poi a Milano. Si tratta di una piccola serie in cui l’artista sembra avvalorare una tesi palingenetica, di nascita, distruzione, morte e rinascita.

Nel 1968 Fontana si trasferisce nella casa in campagna a Comabbio, in provincia di Varese e vi installa il nuovo studio abbandonando l’atelier di Milano. Malgrado le difficili condizioni di salute, lavora sempre a Tagli, Oli, Buchi. Muore il 7 settembre 1968 per un nuovo attacco di cuore. Dopo la sua morte, la moglie, costituirà in suo nome la Fondazione Lucio Fontana, organismo preposto alla tutela della figura e dell’opera del maestro

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