Illusion by Afarin Sajedi

Fino al 30 maggio p.v., presso la Dorothy Circus Gallery Via dei Pettinari 76 a Roma, sarà possibile visitare la mostra “Illusion” di Afarin Sajedi.

La pittrice nasce nel 1979 a Shiraz in Iran e frequenta l’Accademia a Teheran, crescendo con la passione per l’arte europea. “Fin da bambina – dichiara Afarin – mi ossessionava l’arte cristiana, quella che si trova nelle chiese e poi nei grandi palazzi nobiliari, con raffigurazioni di Dio, del Cristo e dei Santi”.

Sajedi dipinge figure femmini dalla carnagione chiara che ricordano vagamente donne del rinascimento non certo una donna iraniana.

“Spesso in Iran mi domandano perché non dipingo figure dalla pelle olivastra e occhi e capelli scuri, come me, e io rispondo che questa è la mia donna interiore. Un artista non deve fare arte per il suo paese, ma cercare di trovare un linguaggio universale. Ma non è facile capirlo. Succede anche all’estero, si tende a preferire l’arte politica iraniana, ma io la trovo limitante. L’arte va al di là della politica” spiega Afarin. “La fine delle sanzioni porterà ad un cambiamento? Finché ci sarà un regime la vedo dura, non c’è libertà di espressione. Tutti i giovani, soprattutto le donne, cercano di scappare dall’Iran e difficilmente ci tornano. Viviamo in una società fortemente contraddittoria: da una parte c’è una legge repressiva, dall’altra internet, il mondo esterno, il naturale desiderio di ribellione che ci porta a dover vivere perennemente con una maschera indosso”, conclude: “Nonostante prediliga soggetti femminili parlo anche agli uomini. Voglio rappresentare l’umanità. L’amore, la sofferenza, la frustrazione, il desiderio, sono sentimenti che ci accomunano. Lavorare sulle differenze tra uomini e donne sarebbe disumano”.

Il fruitore, visitando questa mostra, verrà calato nella surreale atmosfera delle nuove opere realizzate da Sajedi. I dipinti, sono caratterizzati da una figura femminile centrale che emerge da uno sfondo delicatamente colorato, spesso interrotto da elementi naturali che attraversano lo scenario.

Suggestioni ed emozioni vengono comunicate dai volti raffigurati sulle immense tele.

Illusione e pace intese come atto di sognare e amare, ogni elemento è enigmatico, sospeso, indefinito, costantemente al limite tra realtà e immaginazione.

Precedentemente i volti apparivano su sfondi scuri che emanavano sofferenza, in questa nuova produzione artistica le figure prendono vita su sfondi delicatamente colorati e appaiono quiete.

La serie comincia con un profilo, da cui spicca un pesce, che diventa copricapo insolito.

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Si passa poi alla prima vista frontale, dove la donna ha gli occhi chiusi, raccolta e pensierosa, coperta da un copricapo che sembra proteggerla.

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Gli occhi sembrano concentrarsi esclusivamente sul pesce disteso sotto il mento della donna.

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Nella seconda opera frontale, il volto guarda dritto negli occhi il visitatore, sembra voler attendere qualcuno con cui comunicare. In quest’opera scompare il pesce dalla scena.

Infine la stessa donna in un posizione asimmetrica, coperta da un elmo che la sovrasta.

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I suoi occhi sono coperti da occhiali da sole, che trasmettano quasi la volontà della donna di voler interrompere la volontà di confidare.

Oltre a queste grandi tele, Afarin Sajedi espone dei piccoli lavori che mostrano un suo approccio all’arte decisamente differente.

Altre opere dell’artista

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