Cristiana Bellodi e la sua prima collezione di profumi

La profumeria d’autore italiana sta difendendo con forza la sua identità artigianale proponendo collezioni limitate e ricercate che si ispirano alla tradizione mediterranea.

In una sorta di Rinascimento italiano le botteghe artigiane si trasformano in atelier di creazione di fragranze che assomigliano sempre di più ad opere d’arte.

Cristiana Bellodi si inserisce perfettamente in questo contesto e si propone agli appassionati di profumi con la sua prima collezione di profumi per la persona racchiusa in un packaging dal design importante, sigillato da un tappo a forma di dodecaedro che, secondo la simbologia platonica, rappresenta l’universo.

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Cristiana aveva questo sogno e, grazie alla sua caparbietà nella ricerca, lo realizza, proponendo una collezione italiana in tutto, che fonde tradizione e modernità.

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La collezione è composta da sei fragranze di forte personalità e il nome di ognuna di esse è contraddistinta da una lettera:  B (aromatica-ambrata), C (agrumata-aromatica),E (floreale-poudré), I (floreale-orientale), L(legnosa-muschiata), R (orientale-muschiata).

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Il sole nel ventre – Matisse

Se si esclude un soggiorno in Corsica e a Tolosa nel 1898, il primo vero impatto di Matisse con il sud e il Mediterraneo, quello rivelatore, risale al 1904. Ed è Saint Tropez, allora piccolo anfiteatro di case rosse chiuso tra la sua baia e le Corniche des Maures.

Per chi era convinto che si nasce con la sensibilità di tutta un’epoca, l’incontro di Saint Tropez con Signac e Cross diventa una grande occasione, tanto più se l’ora è quella delle tentazioni irresistibili. I primi quadri divisionisti di Matisse sono Golfo di Saint Tropez Terrazza a Saint Tropez. Ma l’opera maestra di questo esordio mediterraneo è Lusso, calma voluttà. E’ rappresentazione di un sogno sensuale dove paesaggio e corpi emergono da una stessa vibrazione luminosa. Malgrado il linguaggio visibilmente sperimentale, il respiro cosmico della scena rimanda alle Bagnanti di Cèzanne. La citazione permetterebbe insomma a Matisse di nobilitare un mezzo espressivo in cui in fondo non crede e di verificarne la risposta al soggetto.

Per Matisse è la svolta. I tasselli colorati di Lusso, calma e voluttà esplodono espandendosi sulla tela come colpi di frusta, in taches dal timbro acuto e contrastato che fanno intravedere dietro la tela nuda. L’immagine perde ogni traccia di modellato tonale e la pennellata fluisce libera, gestuale, spericolata. La profondità rinasce come spazialità cromatica, per accordi tra una campitura e l’altra di pigmento, ignara di qualsiasi espediente prospettico.

La vita verso il connubio espressione-decorazione a cui doveva approdare il suo stile, comincia forse da qui.

Donatella Versace e il suo fiuto imprenditoriale

Donatella Versace è nata a Reggio Calabria nel maggio del 1955, sorella di Gianni Versace ha contribuito e continua a contribuire a portare nel mondo lo stile della moda italiana.

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Legata da sempre a Gianni, dopo aver conseguito la laurea in lingue, Donatella segue il fratello a Firenze per frequentare la sua stessa scuola di moda. Lavorando al fianco del fratello impara a progettare e a realizzare abiti e quando Gianni decide di avviare un’attività in proprio, lei lo segue immediatamente lavorando nell’ambito delle pubbliche relazione. Solo in seguito anche Santo, l’altro fratello Versace,  si unirà al progetto gestendo la parte finanziaria.

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E’ così che nel 1978 nasce a Milano la prima boutique Versace e segna lo start up del successo che seguirà  nel settore della moda.

Negli anni ’80, Donatella Versace viene incaricata da Gianni di seguire il marchio satellite: Versace Versus ed è in questo periodo che dà dimostrazione della sua abilità nel marketing e nella gestione dell’immagine: sua è l’idea di far sfilare personaggi famosi invece che modelle, durante la presentazione delle nuove collezioni, come per esempio Madonna. Questo apre le porte degli Stati Uniti al marchio italiano che diventa apprezzatissimo per stile ed eleganza, anche oltreoceano.

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Purtroppo però in questo periodo Donatella entra in contatto con la cocaina che si trasformerà, dopo la morte di Gianni, in una vera tossicodipendenza.

Durante il periodo delle sfilate americane, conosce colui che diventerà suo marito: Paul Beck dal quale avrà due figli e dal quale si separerà in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni dovute alla forte dipendenza dalla cocaina.

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Quando nel 1997 Gianni Versace viene ucciso, Donatella crolla e comincia a fare un uso incontrollato di droga, tanto che fino 1998 il marchio si ferma bloccando l’uscita di molte collezioni, fino a quando, nel luglio dello stesso anno, Donatella firma la sua prima linea. Tutto riparte sotto l’innata forza di carattere di Donatella che continua a legare il marchio a personaggi dello spettacolo famosi: Jennifer Lopez, Elton John, Lady Gaga, ecc.

Il suo fiuto imprenditoriale la spinge ad esplorare nuove situazioni e il marchio si impone anche nell’ambito delle costruzioni di lusso: negli Emirati Arabi ed in Australia.

Nel 2005, grazie al suo grande amico Elton John e al suo ex marito, Donatella decide di affrontare il percorso della disintossicazione in America ed esce dalla dipendenza della droga.

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La sua creativa forma mentis la spinge a guardare a Internet con fiducia e subito lo introduce fra i mezzi di distribuzione del marchio e dice:

«…Sembra assurdo che se io faccio una sfilata domani, tutto il mondo saprà di cosa si tratta. Mi sorprende tutta questa trasparenza, questa immediatezza, perché fa il giro del mondo in tempo reale..».La storia della famiglia Versace continua….

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MILANO TEATRO ALLA SCALA CONFERENZA STAMPA BALLETTO GRAZIE GIANNI CON AMORE DONATELLA VERSACE – SANTO VERSACE – – Fotografo: emmevi

 

 

 

Neuromarketing – Intro

Una scienza relativamente recente e in forte crescita è il neuromarketing, che consiste nell’applicare le neuroscienze al marketing, con l’obiettivo: di superare gli ostacoli che si incontrano applicando gli strumenti tradizionali per indagare il mercato o per integrare i risultati con le tecniche tradizionali, ottimizzando la visione generale del mercato.

In questa sezione del blog tenteremo in maniera sintetica di definire il marketing, spiegandone l’evoluzione e i recenti cambiamenti e, non da ultimo, di spiegare in cosa consiste un processo di marketing.

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Per procedere con un equilibrato processo di marketing è indispensabile analizzare il consumatore e considerare tutte le criticità ed i limiti dei mezzi a nostra disposizione che spesso non danno un quadro corretto delle necessità del mercato.

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Dopo questo primo passo prenderemo in considerazione il neuromarketing e le sue possibili applicazioni, cercando di fornire strumenti migliori per comprendere come reagisce il cervello di fronte agli input a comprare.

Comprendendo meglio le reazioni automatiche ed emozionali del consumatore si può arrivare a capire quanto potenzialmente sia utile applicare la neuroscienza al marketing.

Racconteremo una serie di casi definibili sperimentali che dimostrano i vantaggi di questo nuovo aspetto del marketing nelle imprese, nel product placement, nella pubblicità subliminale e nel sensory branding.

Ovviamente e come sempre, non mancano le critiche a questa scienza che ne rallentano lo sviluppo, parleremo anche di questo.

Feldspati e Ossidiane

Questa volta vi parlo di alcuni FELDSPATI, nome impegnativo, ma vedrete che lo ricorderete molto bene per via delle sue spettacolari pietre  e vi parlerò anche delle OSSIDIANE.

Inizio con le OSSIDIANE.

Cos’è l’OSSIDIANA? E’ una roccia di pasta vitrea, un vetro vulcanico, quindi molto diffuso anche qui in Italia, specialmente in Sicilia a Lipari, molto pregiata quella di Pantelleria, l’unica di color verde (spesso però, quello che trovate in giro è vetro spacciato per Ossidiana verde) e in Sardegna, oltre che in altre parti del mondo come la Turchia, il Messico, Giava, Etiopia, ecc.

Le varietà di OSSIDIANA che si usano per le nostre collane e non solo, sono:

l’OSSIDIANA NOBILE NERA vera e propria traslucida, pietra antica che veniva usata anche come specchio, tanto tempo fa, anche se nera.

Pietra che respinge gli influssi negativi, specialmente se riuscite a trovare quella che va sotto il nome suggestivo di “LACRIMA d’APACHE”, che è praticamente quella, ancora incastrata nella sua matrice, ruvida, che dà origine ad una leggenda Indiana, che narrava che dalle lacrime delle donne Apaches, che perdevano il loro uomo, si sarebbero in seguito, formate queste pietre, ma le si usa come amuleto.

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Buonissima alternativa alle altre pietre nere tipo l’agata nera, l’onice e anche alla tormalina nera,costa un poco meno, ed è molto bella; più avanti scoprirete quella che mi piace di più.

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L’Ossidiana FIOCCO DI NEVE, si riconosce immediatamente per le macchioline bianco/grigie che forma sulla superficie, il vetro vulcanico lascia posto ad altri minerali che la includono e, da qui, ne prende il nome commerciale, molto carina, specie in sfere abbastanza grandi, dai 10 mm. e più. Si fanno anche anelli in cabochon, e si intagliano anche delle miniature per farne soprammobili.

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L’Ossidiana ARCOBALENO, nera di base, con colori sfumati sulla superficie da cui prende il nome, difficile da trovare rispetto alle prime due.

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L’Ossidiana MOGANO, dal colore bruno con macchie nere, diffusa in Brasile e negli Stati Uniti d’America, interessante pietra.

Ed eccovi ora, quella che “adoro”: l’Ossidiana GOLD, quella che all’interno forma delle bollicine di gas, che danno alla superficie uno sbrilluccichio meraviglioso come se ci fosse della sabbiolina dorata, perché è DORATA!!!! Una cosa SUPERGHICIOBOMBOSA!!!

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Ed infine, c’è l’Ossidiana NOBILE VERDE, quella che si trova nell’isola di Pantelleria, ma non l’ho mai vista purtroppo in pietre per farne gioielli, spesso è contraffatta, per cui sto alla larga.

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Altra pietra, che non c’entra nulla con le ossidiane, ma che ha lo stesso effetto è la MIKA, che è un FILLOSILICATO (conosco solo lei di questo gruppo e che si usa per far gioielli) ed anch’essa ha delle lamelle, questa volta, non bollicine di gas, che la rendono brillante. Micare in latino significa brillare, appunto; ma lo sfondo della pietra, è marroncina e non nera, come l’Ossidiana GOLD.

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FELDSPATI

Nei feldspati sono racchiusi parecchi minerali, calcio, potassio, sodio, ecc. A seconda dei minerali che si combinano con la silice, sempre lei, si dà origine a diversi tipi di pietre, due pietre in particolare, degne di nota_ISSIMA!!!

Una è la LABRADORITE, l’altra l’AMAZZONITE.

La LABRADORITE, è una pietra bellissima, estetica, di apparenza, molto usata in campo gemmologico.

E’ stata ritrovata per la prima volta nel Labrador, Canada, di qui prende il nome. Oggi la si ritrova in Finlandia (la varietà più bella chiamata spectrolite), Madagascar (terra straricca di pietre), U.S.A, Messico, India e Russia, ecc.

La sua caratteristica è la “LABRADORESCENZA”, il suo particolare gioco di colore, dovuto a lamelle di titanio e magnetite che fanno emergere sulla superficie e a seconda di come la si muove, sfolgorii blu, gialli, arancio straordinari, dalla sua “base” grigia, quella più facilmente reperibile; ma ne esiste anche una varietà bianca, con sfolgorii blu eccezionale.

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Grezzo di Labradorite

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Labradorite

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Labradorite bianca

L’ AMAZZONITE, feldspato alcalino, senza giochi di colore, ma da un colore sublime che va dall’azzurro/ verde al verde. Proviene dal Brasile, India e Madagascar.

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Grezzo di amazzonite

Oscar Degano, l’arte nel DNA

Oscar Degano mi è stato presentato da un’amica comune e sono rimasta folgorata dalla sua esperienza lavorativa ed artistica. Definire Oscar un artista eclettico non è certo un’esagerazione.
Comincia lavorando in una falegnameria per una decina d’anni per poi provare un’esperienza in proprio… è così che per quasi un anno segue un “vecchio” falegname per apprendere nozioni di liuteria che mette subito a frutto per realizzare strumenti.
Si dedica al restauro dei mobili e pian piano comincia a realizzare arredi su misura.
Insieme ad un grande amico esperto ebanista, Matteo Stroili, sta curando il restauro delle parti lignee del Castello Savorgnan di Brazzà/Castello di Brazzacco risalente all’anno 1000.
Ma non solo…
Nel tempo libero si dedica ad alcuni progetti artistici di sculture lignee e di pittura. Il suo tipo di scultura parte da un legno che ha già una sua piccola forma (radici o rami contorti) e racconta che gli piace pensare di dare solo una forma a quello che la natura ha già creato.
Con un pezzo di gelso ha realizzato un supporto per una bottiglia di vino che, nel 2014, è stata portata in dono a Papa Francesco da una delegazione di persone di un paese vicino a Udine.
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Infine per i progetti di pittura prende spunto da foto da egli stesso scattate e realizza quadri di fiori, paesaggi e volti.
E’ sempre alla ricerca di nuove tecniche e sperimentazioni, ma sono sempre più convinta che l’arte, Oscar Degano, ce l’ha nel DNA.

Tanto non ci riuscirò – La sindrome del luccio

La sindrome del luccio colpisce moltissime persone, vediamo che cos’è e riflettiamo sui nostri comportamenti.

Un esperimento scientifico effettuato con il luccio ha dato il nome a questa sindrome, vediamone i dettagli.

Durante l’esperimento un luccio venne messo in una vasca divisa a metà da un vetro trasparente. Da un lato fu lasciato libero il luccio e dall’altro furono messe delle carpe, una cena prelibata per il luccio. Quest’ultimo cercò più volte di raggiungere le carpe, senza successo e sbattendo più volte contro il vetro che separava la vasca, fino a quando desistette. A quel punto i ricercatori rimossero il vetro e con sorpresa si accorsero che il luccio continuava a comportarsi come se nulla fosse cambiato.

In altre parole il luccio era condizionato dall’esperienza vissuta, durante la quale per raggiungere il cibo, aveva più volte sbattuto la testa convincendosi che non c’era modo di successo.

Qualcosa di simile è ben raccontato anche nel libro di Jorge Bucay – “El elefante encatenado”, dove un elefante viene incatenato appena nato e nonostante la forza acquisita da adulto e che lo rende sicuramente capace di rompere le catene, non basta a farle nascere la voglia di liberarsi.

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Se riflettiamo su quanto detto ci rendiamo conto che anche noi spesso ci lasciano condizionare da esperienze vissute, anche se cambiano le situazioni o si acquisiscono nuove capacità. Tutto ciò perchè è difficile reagire ai fallimenti vissuti.

Se qualcosa è andato storto la prima volta si è portati a pensare che sarà sempre così e il nostro atteggiamento diventa arrendevole.

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Inconsciamente alziamo bandiera bianca e rifiutiamo di provare a cercare un’altra opportunità. I nostri “guantoni” fanno bella mostra appesi a un chiodo.

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Forse varrebbe la pena analizzare bene cosa ha portato al nostro fallimento e, se le condizioni sono diverse, provare a smettere di essere prigionieri di noi stessi.

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Le sofferenze, i fallimenti che hanno segnato il nostro passato non possono e non devono impedirci di riprovare. Spesso i cambiamenti e la nostra trasformazione ci possono offrire nuove possibilità.

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