Gemme organiche – Part. II

Conosciamo il corallo, il nostro oro rosso.

Ebbene sì, così viene chiamato questa meraviglia organica che ci regala il mare.

Vorrei perdermi in mille racconti per narrarvi di questa bellezza, ma come sempre vi darò il là…e starà a voi approfondire, perché c’è tanto da scoprire.

E dunque parto dal nostro corallo, il corallo RUBRUM rosso rubino, che è solo nostro patrimonio, ma che ora si pesca nella maggior parte dei casi ancora abbondante in Sardegna, ad Alghero la “Riviera del Corallo” dagli stessi corallari di Torre del Greco, a cui spetta il primato assoluto per la lavorazione del corallo.

Fu proprio un certo Signor Paolo Bartolomeo Martin, marsigliese ma con origini genovesi, che trapiantatosi a Torre del Greco, fondò nel lontano 1805, il primo laboratorio per la lavorazione del corallo nobile e, per la sua capacità, si iniziò ad incidere il corallo su cammeo ed in seguito, ad incidere il cammeo su conchiglia.

Altre città partenopee dove si svolgeva una fiorente pesca al corallo sono state Trapani, dove oggi presso il Museo regionale Agostino Pepoli, si possono ammirare opere dei maestri trapanesi del tempo che fu e Sciacca, in Sicilia, il corallo di Sciacca unico per colore, dal rosso/arancio, salmone fino ad un rosa pallido il cosiddetto “pelle d’angelo”.

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Corallo Rubrum

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Corallo di Sciacca

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Presepe in corallo Torre del Greco

Come ciliegina sulla torta vi annoto ancora due notizie, che questa volta, copio e incollo così come le ho lette.

Il corallo è un antichissimo amuleto di valore apotropaico per i neonati, ancora oggi diffuso. Secondo la tradizione pagana i rametti appuntiti infilzavano il malocchio lanciato per invidia, mentre per i cristiani il suo colore rosso ricordava il sangue di Cristo, infatti veniva usato già nel medioevo per i reliquiari della Croce. Il corallo assumeva così la valenza di simbolo della doppia natura di Cristo, umana e divina. Per questo si trova in numerosi dipinti rinascimentali, come la Madonna del solletico di Masaccio, la Madonna di Senigallia e la Pala di Brera di Pietro della Francesca.

Secondo Ovidio (Metamorfosi, IV, 740-752) il corallo rosso nacque dal sangue di una delle Gorgoni, Medusa, quando Perseo  la decapitò. Le Gorgoni avevano la capacità di pietrificare con lo sguardo, e il sangue di Medusa, al contatto con la schiuma creata dalle onde, pietrificò alcune alghe che col sangue divennero rosse.

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Ma cos’è il corallo?

Il corallo è l’albero del mare, il suo scheletro è formato da calcio carbonato ed è composto da microorganismi, i celenterati (forma a cilindro), vive in colonie, fissato in fondo al mare e diventa duro come la pietra assumendo forme e colori affascinanti.

Oltre al corallo rosso del Mediterraneo, ha un ruolo molto importante il pescato che arriva dal Giappone, dai cespi piuttosto grandi e spessi (non sono da paragonare al nostro), ma sia quello rosso, che quello rosa che quello bianco, godono di pregio e molto spesso sono proprio i maestri corallari di Torre del Greco a scolpirli per i nipponici.

Corallo del Giappone

Esistono comunque altre specie di corallo, ma è improprio chiamarlo così, si tratta infatti di madrepora, che pur essendo imparentata con il corallo, è più spugnosa o porosa. C’ è pure il corallo bamboo, che ha una struttura con “nodi” ed è più pesante del corallo, questo viene tinto, in natura è “bianco”.

Corallo Bamboo Naturale

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Corallo bamboo tinto

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Madrepora (vera)

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Pasta di madrepora

C’è poi la madrepora Oculata o corallo bianco e ancora l’Heliopora Coerulea o corallo blu. Tutti e due si trovano in profondità elevate negli oceani, dove non sono raggiunti dalla luce, ragione del loro colore.

Sono molto belli anche con le loro porosità, che denotano la loro natura.

Madrepora oculata

Heliopora Coerulea

Ne esiste poi una variante NERA, ma è protetta, non si può pescare e una variante DORATA, di questa no so dirvi molto, se non che esiste.

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