Acqua di Parma compie 100 anni

Il famoso marchio raggiunge un grande traguardo e lo festeggia con una creazione olfattiva preziosa a 360 “sensi”.

A firmare l’edizione limitata a 100 esemplari di Colonia Edizione Centenario è niente di meno che Damiani, che ha realizzato un flacone avvolto interamente da fregi Art Déco in argento 925, un vero gioiello ispirato ai decori del Teatro Regio di Parma.

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Colonia è un classico nato nel 1916 e che ha dato vita alla storia di questo noto marchio italiano. La fragranza è elegante, fresca e frizzante e si apre con note agrumate, per tuffarsi in note fiorite e chiudersi con note legnose.

Come tutti i capolavori non ha temuto lo scorrere del tempo ed è diventata immortale.

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Tutto nacque per volere di Carlo Magnani che la commissionò ad un maestro profumiere del tempo, fornendogli precise indicazioni.

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Scorrendo gli anni, alla Colonia si sono aggiunti prodotti complementari come gli accessori per la rasatura e le candele profumate. Tutti ovviamente prodotti in piccoli laboratori italiani, dove i segreti del saper fare si tramandano da una generazione all’altra.

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Acqua di Parma celebra il compleanno con la realizzazione del volume “Essere Parma”, che consta di due libri, uno fotografico – a opera del grande maestro Giovanni Gastel- con gli scatti dei luoghi più suggestivi della città e dei personaggi che hanno reso grande Parma e un romanzo firmato da Antonella Boralevi. Entrambi raccontano di una Parma culturalmente ricca e raffinata.

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Maurizio Cattelan – Ci ha di nuovo sorpreso

Un uomo con un temperamento così imprevedibile non poteva che sorprendere ancora una volta, infatti dopo aver annunciato il suo ritiro nel 2011, ecco che risale sul “palcoscenico” dell’arte ed espone a Parigi al Monnaie.

Not Afraid of Love è il titolo della mostra curata da Chiara Parisi e che resterà fruibile sino al prossimo 8 Gennaio. Questa mostra raccoglie tutta l’ironia e la provocazione di questo artista veneto ed è così che presso l’ex Zecca di Parigi, dove ora si battono solo le monete da collezione, venti delle sue opere più celebri compongono la mostra “post requiem”.

Sopra l’Escalier d’Honneur troviamo appeso il cavallo di “Novecento”; in cima al tetto della Monnaie c’è “Him”, il suo “bimbo” impiccato, con gli occhi spalancati rivolti verso la Senna; poi nei Saloni a seguire: Hitler in ginocchio, il Papa ucciso da una meteora, nove corpi stesi scolpiti nel marmo di Carrara …

Irriverente, fresco, spiritoso, divertente, serio, provocatorio, cinico:  Cattelan non è mai stato così presente in una mostra dove ci prende letteralmente di sorpresa con il suo ritorno e ci invita a rispondere alla domanda “c’è vita dopo la morte?”

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Nulla Dies Sine Linea

Dallo scorso 22 Ottobre e fino al 21 Gennaio p.v. la Curva della Triennale ospita il percorso visivo di Antonio Marras ed accoglie i visitatori con la frase:

“Nulla Dies Sine Linea” 
Famosa frase di Plinio il Vecchio riferita al pittore Apelle che “non lasciava passar giorno senza tratteggiare col pennello qualche linea”.
Nulla di più indovinato se si pensa a Marras che ha sempre affiancato alla sua attività di Stilista quella di Artista.
La mostra è curata da Francesca Alfano Miglietti ed ospita installazioni edite e inedite, disegni, schizzi e dipinti di Marras, a raccontare il percorso degli ultimi vent’anni dell’artista/stilista in una bellissima mostra antologica di opere d’arte. La Curatrice dichiara che l’esposizione è “un’esperienza totalizzante, un viaggio in un mondo suggestivo e provocatorio (suggestivo perché provocatorio), a volte assoluto, a tratti spregiudicato”.

Da sempre Antonio Marras spazi tra tutti i mondi che compongono l’universo creativo: dal cinema alla poesia, dalla storia all’arte visiva e si colloca al centro di un universo poetico espresso in linguaggi diversi.

Il catalogo steso da Francesca Alfano Miglietti cita: “Per Marras tutto diventa materiale artistico: la sua storia personale, la sua isola, i suoi cani, gli orizzonti, il mare, la storia, gli stracci, i rapporti, le relazioni. Tutti gli ambiti che ha avvicinato, o da cui è avvicinato, divengono materiali da usare al pari del collage, della fotografia, dell’objet trouvèe, della pittura, della scultura, dell’installazione… Materiali con cui ha un rapporto fisico, uno scontro corpo a corpo, con cui conduce quello scontro capace di far nascere un incontro. Un incontro unico e personale. (…) tutto il suo lavoro ha a che fare con la luce… nonostante le ombre e le penombre… una qualità di luce capace di intrecciare una sterminata curiosità intellettuale e una rara potenza creativa”.

L’allestimento occupa 1200 metri quadrati e raccoglie migliaia di disegni e tutto il mondo di quest’uomo eclettico e solitario, testimone di una creatività infinita e che non si esaurisce mai.

Fortemente consigliata.

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Heritage Edition by Ballantyne

Pensare a Ballantyne significa inesorabilmente pensare all’intarsio figurativo, infatti anche in questa capsule collection Ballantyne ci regala due temi rivisitati (uomo e donna) realizzati con questa tecnica.

Tema floreale per lei:  twin-set in cashmere con intarsiati motivi che riprendono rose magnifiche.

Tema animale per lui: pull round neck in cashmere dove su uno sfondo a rombi, sempre attraverso la tecnica a intarsio, spicca una bella volpe.

La tecnica utilizzata dal brand richiede un lavoro manuale attentissimo da parte di un gruppo di artigiani specializzati che utilizzano telai a mano ed impiegano anche sino a venti giorni per la realizzazione del capo.

La curiosità di questa capsule collection è che il twin-set è accompagnato da una profumazione alla rosa, realizzata dall’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella – Firenze, in esclusiva.

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Versace e l’archeologia

Santo Versace, Presidente dell’Atelier Versace ha incontrato il Direttore del Mann – Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini. L’incontro aveva l’obiettivo di programmare una mostra dedicata al noto Atelier.

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La mostra sarà curata dalla Fondazione Versace e si terrà durante la prossima estate presso il MANN, dove si potranno ammirare le creazioni che hanno delineato il successo Versace: dagli abiti, ai mobili, ai monili, alle ceramiche. La mostra sarà completata con pezzi archeologici provenienti da Ercolano e Pompei e che renderanno possibile l’unione di due binari che appaiono così distanti.

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Apparentemente questo percorso potrebbe sembrare un po’ provocatorio, ma è sicuramente molto affascinante, vedremo…

 

 

Continua il viaggio fra le meraviglie

Questa volta inizierò il mio post con la FLUORITE, che per i sui colori, anche se molto più evanescenti, mi fanno ricordare quelli della tormalina, di cui vi ho parlato nel post precedente.

Che dire sulla fluorite?

Inizio con il dire che deve il suo nome al fluoruro di calcio, minerale che la compone e che le regala il fenomeno della fluorescenza, che fa di essa, una pietra singolarmente bella ed attraente anche e certamente per i suoi colori: pura è incolore, spesso però, si trova nei suoi inconfondibili colori del verde, viola, blu, giallo, rosa, nero, bruno, molto spesso trasparente, ma può anche essere traslucida e opaca.

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Fluorite in cabochon tagliati a “melone”

E’ uno dei pochi minerali che si presenta in campioni perfettamente cristallizzati, la regina delle mostre sui minerali e ricercata dai collezionisti, specialmente quella che prende il nome di “blue john”, francesizzata in bleu/jaune ovvero dal colore blu/gialla a bande.

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Fluorite “blue john”

Già gli antichi Greci tagliavano questa pietra come gemma preziosa, mentre i Romani, cesellavano vasi con la “blue john”, chiamati allora vasi murrini, per il colore variegato.

Molto bella anche quella in fili color giallo, da lontano sembrano fili di ambra….certo il peso…cambia.

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La Fluorite è un minerale molto diffuso, solo il quarzo vanta maggiore diffusione, ma è praticamente conosciuta e riconosciuta da tutti.

Altro minerale molto diffuso è la Calcite, si dice che è talmente “invasivo”, che solo in Vaticano non si trova.

Se la forma è massiva, il suo colore è polveroso ma vitreo. In gemma è trasparente, traslucida, ma anche opaca.

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Quella trasparente gode della proprietà ottica della doppia rifrazione, cioè, la luce che l’attraversa vi farà vedere l’immagine “raddoppiata”, a questo proposito, famoso è lo spato d’Islanda, cristallo di calcite trasparente, che opportunamente preparato, veniva adoperato in microscopia fino alla metà del 900.

La calcite è ricca di carbonato di calcio, da cui deve il nome, le sue varietà prendono il nome a seconda delle località in cui vengono reperite e dalla composizione (esempio lo spato d’Islanda, oppure il travertino, ecc.), i suoi colori vanno dall’incolore (trasparente quindi), bianco, giallo, arancione, bruno, grigio, nero, rosa, rosso e blu. Ci sono collezionisti che raccolgono solo campioni di calcite, talmente son diffusi e sempre molto particolari.

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Un appunto particolare e molto importante, devo farlo sulla Mangano/Calcite, ovvero la calcite che contiene anche il manganese ed è rosa.

Questo minerale è pregiatissimo e anche costoso, perché non si trova facilmente come la calcite.

Un filo di questo minerale è secondo solo ad un bel filo di corallo “pelle d’angelo” e all’opale rosa.

Invece l’Aragonite, è la sorellina “povera” della calcite, nel senso che è lo stesso minerale, ma con differente struttura e prende il nome da Molina de Aragòn, località spagnola dove fu reperita la prima volta.

L’ aragonite è il principale minerale che costituisce la parte dura delle conchiglie, quindi minerale che costituisce anche le perle (carbonato di calcio, ricordate?…) e di altri organismi marini, ivi compreso il corallo.

 

Stesso colore della calcite, trasparenza da vitrea a resinosa, traslucida, birifrangente, fosforescente e anche fluorescente, in cristallo.

Ma lo sapevate che: minuscoli cristalli di aragonite sono contenuti nel corpo umano, precisamente nell’orecchio interno? Ebbene si, sono gli otoliti del sistema vestibolare.

Per rimanere nel colore caldo del giallo e del bruno, inserisco un’altra pietra straordinaria.

L’Andalusite varietà Chiastolite per cui ho una passione sviscerata, seconda solo alla septaria.

Il nome deriva dalla località dove fu scoperta, l’Adalusia, ed in effetti la Chiastolite è stata la prima varietà scoperta, in seguito si sono rivenuti veri e propri cristalli di questa gemma che appartiene alla famiglia dei silicati.

La Chiastolite, mostra una strana inclusione scura, che forma una croce: è la grafite che le da questo caratteristico aspetto “simbolico”.

Mentre invece l’andalusite in gemma ha colori che vanno dal verde/ bruno, al giallo/bruno, al rosa/bruno ed è pietra trasparente o traslucida, classica e fascinosa.

E per finire aggiungo ancora una pietra dal nome angelico: l’Angelite, il bellissimo nome, nonché pietra, che è stata data a questa anidride azzurra, che arriva dal Perù.

L’ Angelite è la variante di un minerale conosciuto come anidride, dal greco “anhydros” senza acqua, perché ha origine evaporitica, deriva dalla trasformazione di depositi di gessso che hanno perso, per evaporazione le molecole di acqua. Colore bianco azzurrognolo e parte centrale grigia.

 

by Lilù Stones

Il Racconto del Pittore Cieco – by Roberto Pellegrini

Il suono sordo dei passi sul ponticello di legno, che collegava la strada al piccolo parco, si interruppe bruscamente. Tommaso, infatti, si era arrestato all’improvviso, avendo costatato che, ormai, le rondini se ne erano andate. Del resto, Ottobre era già ben oltre la metà del suo percorso ed il consueto manto di silenzio, tipico dell’autunno, si andava stendendo sempre di più tutt’intorno.

Era una splendida domenica mattina e, sebbene fosse ancora piuttosto presto, il cielo si era tinto di vivi colori, che stimolavano la fantasia di Tommaso.

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Tommaso era un giovane pittore, brillante studente dell’Accademia di Belle Arti della sua città e, a detta di molti, era un artista di sicuro talento, uno di quelli che, si diceva, avrebbe certamente fatto parlare di sé, un domani.

Come ogni domenica, anche quel giorno Tommaso, con cavalletto e colori, si recava al parco, ancora sonnacchioso, per cogliere e fissare sulla tela le atmosfere e gli attimi unici di certi momenti.

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Tommaso viveva da solo, da quando, un paio di anni prima, aveva lasciato la famiglia, sua madre ed una sorella piccola, per poter studiare all’Accademia, ma, sempre assorto com’era nei suoi slanci creativi, non si curava affatto della solitudine, affrontandola, anzi, come una sorta di “gioco”…

Lunedì mattina, dopo aver accarezzato, come d’abitudine, Socrate, il suo gatto siamese, Tommaso guardò fuori dalla finestra e rimase stupito per la fitta nebbia che – pensò -, quest’anno si era presentata piuttosto in anticipo.

– “Guarda, Socrate” – disse a bassa voce – “Non si riesce a vedere nemmeno il campanile della Chiesa…! Sarà bene che mi sbrighi…” –

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Tommaso scese velocemente le scale e con passo deciso si diresse alla stazione, per prendere il treno delle sette, che lo avrebbe portato in città.

La locomotiva, pigramente, tra sbuffi e nuvole di fumo iniziò a muoversi, salutando la stazioncina con un brevissimo fischio, che sembrò a tutti più acuto del solito; il giovane pittore, dopo aver sbirciato se fosse salita sul treno anche Elena, la ragazza di cui era segretamente innamorato, andò a sedersi al suo solito posto.

– “Prima di Natale”- pensava tra sé –“Parlerò con Elena e le dirò tutto…” –

Dopo pochi minuti, il treno si arrestò, per la prima delle quattro fermate previste.

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Tommaso non ci fece caso, abituato com’era a quel tragitto, ma non appena la locomotiva ricominciò ad arrancare sui binari, si accorse di qualcosa di nuovo: una bambina, dai capelli rossi, accompagnata da una anziana suora, si era affacciata nello scompartimento, per poi sedersi, proprio di fronte a lui, sempre tenendo per mano la sua accompagnatrice.

Tommaso non aveva mai visto quella bambina e, sorridendo alla suora che lo stava osservando, pensò che, probabilmente, si trattasse di una piccola ospite dell’Orfanotrofio di quel piccolo paese.

– “Ciao, come ti chiami?” – chiese Tommaso piegandosi verso la bambina, che pareva incantata.

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– “Da brava: rispondi, cara…” – la esortò la suora con tono dolce.

– “Mi chiamo Marinella, signore…” – “e tu, come ti chiami?” – rispose la bambina, unendo le piccole mani sul petto.

– “Mi chiamo Tommaso…” –

Nel rispondere alla bambina, il giovane pittore fece per allungare la mano, in segno di saluto, ma si accorse che la suora, scuotendo il capo ed avvicinando un indice ai propri occhi, voleva fargli capire qualcosa, senza che Marinella se ne accorgesse.

La bambina non si sarebbe mai accorta della mano protesa verso di lei: Marinella era una bambina cieca; lo era dalla nascita.

Eppure i suoi occhi, di un incantevole azzurro, così acceso e vivace, erano inaspettatamente espressivi ed intensi e trasmettevano una insolita serenità, come se riuscissero a “vedere” soltanto l’anima delle persone…

Tommaso rimase molto colpito da quell’incontro e per tutta la giornata non fece che pensare, rattristandosene, a quegli occhi innocenti colore del cielo, chiusi sul mondo…

Per diversi giorni, suor Letizia e Marinella presero lo stesso treno di Tommaso, poi, improvvisamente, il giovane pittore non le vide più.

Tommaso, però, si era molto affezionato a Marinella: decise che, un giorno, sarebbe andato a trovarla all’Orfanotrofio ed avrebbe trascorso una giornata con lei, tenendole compagnia.

Una sera, Tommaso si risvegliò d’improvviso, per il boato di un tuono. Si era addormentato sulla poltrona, davanti al caminetto, ma l’arrivo di un violentissimo temporale aveva interrotto il suo sonno, ed aveva spaventato il gatto, che era corso a nascondersi.

Il giovane pittore, colto da una improvvisa ispirazione, afferrò il carboncino ed il blocco dei fogli da disegno, appoggiati sul tavolino ed iniziò a fissare qualcosa sulla carta bianca. Il suo pensiero cadde su Marinella…

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Abilmente le sue mani cominciarono a danzare, volteggiando sicure sul foglio, sul quale, dopo pochi minuti, apparve il disegno di due intensi occhi chiari: quelli della bambina cieca…

“Povera bambina…” – pensò, nel frattempo – “Perché i tuoi occhi non possono che vedere il buio delle tue giornate…? Perché…?” –

Terminato il disegno, Tommaso, colto da un torpore profondo e da un insolito bruciore agli occhi, si riaddormentò; il temporale, intanto, si era ormai allontanato…

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