Il Racconto del Pittore Cieco – by Roberto Pellegrini

Il suono sordo dei passi sul ponticello di legno, che collegava la strada al piccolo parco, si interruppe bruscamente. Tommaso, infatti, si era arrestato all’improvviso, avendo costatato che, ormai, le rondini se ne erano andate. Del resto, Ottobre era già ben oltre la metà del suo percorso ed il consueto manto di silenzio, tipico dell’autunno, si andava stendendo sempre di più tutt’intorno.

Era una splendida domenica mattina e, sebbene fosse ancora piuttosto presto, il cielo si era tinto di vivi colori, che stimolavano la fantasia di Tommaso.

1

Tommaso era un giovane pittore, brillante studente dell’Accademia di Belle Arti della sua città e, a detta di molti, era un artista di sicuro talento, uno di quelli che, si diceva, avrebbe certamente fatto parlare di sé, un domani.

Come ogni domenica, anche quel giorno Tommaso, con cavalletto e colori, si recava al parco, ancora sonnacchioso, per cogliere e fissare sulla tela le atmosfere e gli attimi unici di certi momenti.

2

Tommaso viveva da solo, da quando, un paio di anni prima, aveva lasciato la famiglia, sua madre ed una sorella piccola, per poter studiare all’Accademia, ma, sempre assorto com’era nei suoi slanci creativi, non si curava affatto della solitudine, affrontandola, anzi, come una sorta di “gioco”…

Lunedì mattina, dopo aver accarezzato, come d’abitudine, Socrate, il suo gatto siamese, Tommaso guardò fuori dalla finestra e rimase stupito per la fitta nebbia che – pensò -, quest’anno si era presentata piuttosto in anticipo.

– “Guarda, Socrate” – disse a bassa voce – “Non si riesce a vedere nemmeno il campanile della Chiesa…! Sarà bene che mi sbrighi…” –

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Tommaso scese velocemente le scale e con passo deciso si diresse alla stazione, per prendere il treno delle sette, che lo avrebbe portato in città.

La locomotiva, pigramente, tra sbuffi e nuvole di fumo iniziò a muoversi, salutando la stazioncina con un brevissimo fischio, che sembrò a tutti più acuto del solito; il giovane pittore, dopo aver sbirciato se fosse salita sul treno anche Elena, la ragazza di cui era segretamente innamorato, andò a sedersi al suo solito posto.

– “Prima di Natale”- pensava tra sé –“Parlerò con Elena e le dirò tutto…” –

Dopo pochi minuti, il treno si arrestò, per la prima delle quattro fermate previste.

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Tommaso non ci fece caso, abituato com’era a quel tragitto, ma non appena la locomotiva ricominciò ad arrancare sui binari, si accorse di qualcosa di nuovo: una bambina, dai capelli rossi, accompagnata da una anziana suora, si era affacciata nello scompartimento, per poi sedersi, proprio di fronte a lui, sempre tenendo per mano la sua accompagnatrice.

Tommaso non aveva mai visto quella bambina e, sorridendo alla suora che lo stava osservando, pensò che, probabilmente, si trattasse di una piccola ospite dell’Orfanotrofio di quel piccolo paese.

– “Ciao, come ti chiami?” – chiese Tommaso piegandosi verso la bambina, che pareva incantata.

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– “Da brava: rispondi, cara…” – la esortò la suora con tono dolce.

– “Mi chiamo Marinella, signore…” – “e tu, come ti chiami?” – rispose la bambina, unendo le piccole mani sul petto.

– “Mi chiamo Tommaso…” –

Nel rispondere alla bambina, il giovane pittore fece per allungare la mano, in segno di saluto, ma si accorse che la suora, scuotendo il capo ed avvicinando un indice ai propri occhi, voleva fargli capire qualcosa, senza che Marinella se ne accorgesse.

La bambina non si sarebbe mai accorta della mano protesa verso di lei: Marinella era una bambina cieca; lo era dalla nascita.

Eppure i suoi occhi, di un incantevole azzurro, così acceso e vivace, erano inaspettatamente espressivi ed intensi e trasmettevano una insolita serenità, come se riuscissero a “vedere” soltanto l’anima delle persone…

Tommaso rimase molto colpito da quell’incontro e per tutta la giornata non fece che pensare, rattristandosene, a quegli occhi innocenti colore del cielo, chiusi sul mondo…

Per diversi giorni, suor Letizia e Marinella presero lo stesso treno di Tommaso, poi, improvvisamente, il giovane pittore non le vide più.

Tommaso, però, si era molto affezionato a Marinella: decise che, un giorno, sarebbe andato a trovarla all’Orfanotrofio ed avrebbe trascorso una giornata con lei, tenendole compagnia.

Una sera, Tommaso si risvegliò d’improvviso, per il boato di un tuono. Si era addormentato sulla poltrona, davanti al caminetto, ma l’arrivo di un violentissimo temporale aveva interrotto il suo sonno, ed aveva spaventato il gatto, che era corso a nascondersi.

Il giovane pittore, colto da una improvvisa ispirazione, afferrò il carboncino ed il blocco dei fogli da disegno, appoggiati sul tavolino ed iniziò a fissare qualcosa sulla carta bianca. Il suo pensiero cadde su Marinella…

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Abilmente le sue mani cominciarono a danzare, volteggiando sicure sul foglio, sul quale, dopo pochi minuti, apparve il disegno di due intensi occhi chiari: quelli della bambina cieca…

“Povera bambina…” – pensò, nel frattempo – “Perché i tuoi occhi non possono che vedere il buio delle tue giornate…? Perché…?” –

Terminato il disegno, Tommaso, colto da un torpore profondo e da un insolito bruciore agli occhi, si riaddormentò; il temporale, intanto, si era ormai allontanato…

… per leggere la fine del racconto clicca qui

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