AERO – Penna o Matita? Sicuramente eterna

Paolo Pininfarina, Presidente dell’omonimo marchio italiano, propone AERO, la nuova stilo eterna, che penna non è e matita non è. AERO scrive lasciando un tratto che non si cancella pur non avendo nè inchiostro, nè grafite.

L’idea nasce dal libro di memorie di Battista Farina, fondatore della Pininfarina e nonno di Paolo che racconta: “Nel libro mio nonno racconta che amava la montagna e le sculture di neve modellate dal vento. È a questo che ci siamo ispirati“.

AERO, che pesa solo 17 grammi, è realizzata dalla Napkin, scrive ossidando la carta in ethergraf, sfrutta l’idea della punta d’argento di Leonardo Da Vinci e sembra disegnata dal vento.

La penna, a parte la punta, è vuota, come l’infinito e contrasta con il supporto di cemento grezzo che sembra impedirle di prendere il volo.

Continua Paolo Pininfarina “Il concetto di infinito ha da sempre ispirato la nostra creatività, il nostro sogno è creare bellezza senza tempo, AERO nasce per dare forma all’infinito. Nelle linee, eleganti ed essenziali, che ne richiamano la silhouette. Nella funzione che, grazie alla punta in Ethergraf, permette di scrivere senza limiti”.

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2 pensieri su “AERO – Penna o Matita? Sicuramente eterna

  1. Questa mi affascina proprio. Negli anni settanta, volli sperimentare il disegno fatto con la punta d’argento. Nei negozi di Belle Arti della mia zona, alle mie richieste, mi guardavano come se fossi stata pazza, così, mi arrangiai da sola. All’orefice del paese chiesi di procurarmi un filo d’argento di un millimetro e mezzo di diametro, che poi tagliai in pezzi adatti al porta-mine che mi ero procurata nel frattempo. Arrotondai la punta del filo con la carta vetrata. Per preparare la carta al disegno serviva la polvere d’ossa, cosa naturalmente che non chiesi ai negozi per non rischiare di essere internata in un manicomio. Chiesi al nostro macellaio un femore di vacca, lo feci bollire a lungo per togliere tutte le cartilagini poi lo “bruciai” su una griglia vicino alle braci del camino, ma in modo che non si annerisse, solo che diventasse fragile. Quindo lo pestai riducendolo in piccoli frammenti e poi lo ridussi in polvere sottile per mezzo del macinacaffè. Ne ricavai un bel vaso di polvere d’ossa che mi basterà per tutta la vita. Per scrivere o disegnare sulla carata, essa va spennellata con un po’ di tempera, bianca o colorata a piacere, nella quale sia sciolto poco gesso e e poca polvere d’ossa che dà alla carta quella ruvidezza necessaria a che l’argento lasci un segno (si potrebbe anche usare un altro metallo, per la verità). La carta, una volta asciutta, si può lasciare ruvida com’è, oppure cartavetrare per renderla vellutata, in questo caso rilascerà sempre un po’ di polvere. Da tener presente che non è possibile cancellare il segno lasciato dal filo d’argento, per correggere gli errori si deve passare la tempera preparata e rifare il procedimento.

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