IL PONTE E LA ROCCIA – by Roberto Pellegrini

Il piccolo paese alle pendici del monte era ormai cresciuto. Il Sindaco, allora, dopo aver consultato velocemente i suoi più fidati collaboratori ed esperti del settore, decise che fosse giunto il momento di “ingrandirsi”, raggiungendo l’altra sponda del fiumiciattolo, che lambiva il lato Ovest del piccolo villaggio.

La decisione venne accolta con molto entusiasmo dall’intera popolazione: proprio lì, vicino al vecchio salice, si sarebbe costruito un ponte di legno, di ultima generazione, che avrebbe aperto nuovi orizzonti per tutti.

La sera prima dell’inizio dei lavori, ci fu una gran festa, con danze e fuochi d’artificio e all’indomani, di buon mattino, fu dato il via all’impresa.

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Il nuovo ponte, che fu battezzato “Ponte del Ritorno”, fu ultimato in meno di quindici giorni, e già un paio d’ore dopo la sua inaugurazione era entrato in pieno servizio; tutti si dichiararono fin da subito entusiasti della sua efficienza.

All’alba di una bellissima giornata di Primavera, il Ponte del Ritorno aprì gli occhi e dopo essersi guardato attorno pensò tra sé:

– Che magnifico Ponte sono…: solido e ben disegnato… E che splendido paesaggio mi circonda… Alberi, fiori, prati vellutati…, e questo tranquillo corso d’acqua… –

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Nel pensare questo, il Ponte guardò sotto di sé, e si accorse, a qualche decina di metri più in là, di una enorme roccia nera, che emergeva decisa proprio in mezzo al corso del fiumiciattolo.

Era una roccia antichissima, che persino i più anziani del paese ricordavano lì da sempre, o forse da prima…, e che qualcuno, affettuosamente, chiamava “Roccia Matilde”.

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– Ehi, tu! -, esordì il Ponte – Parlo con te, sai? –

Ma nessuno rispose…

– Non sei forse tu quella che chiamano “Roccia Matilde”? -, riprese il Ponte, con tono sprezzante.

– Sì, sono io… – rispose la Roccia – Anche se non mi chiamo Matilde…; non mi sono mai chiamata così…! –

– Beh, Matilde o no –, replicò il Ponte – Resti sempre un’inutile ingombro in mezzo al nostro bel fiumiciattolo… Buono soltanto a separare le acque, che potrebbero scorrere così tranquille, se soltanto tu ti levassi di torno!! -, concluse, con una sonora risata.

Roccia Matilde restò in silenzio, lasciandosi accarezzare, come faceva da quando era nata, dalla lieve carezza della verde acqua del fiume…

Le cose andarono avanti così per tutta la Primavera e per tutta l’Estate successiva: il Ponte non perdeva occasione per deridere la Roccia sotto di sé, ogni volta rimarcando il fatto che lui, il Ponte, rendeva un gran servizio alla comunità degli uomini, consentendo collegamenti rapidi e sicuri, tra una sponda e l’altra del fiume, mentre lei, la Roccia, non faceva altro che poltrire, lasciandosi scorrere addosso le ore, come la corrente placida delle acque…

Roccia Matilde, finì per abituarsi alle continue provocazioni subite dal Ponte, sino al punto di non accorgersene nemmeno più…

Dal canto suo, il Ponte non tollerava l’indisponente calma della Roccia e, per questa ragione, ogni volta che si rivolgeva a lei, per offenderla, si faceva sempre più graffiante e cattivo.

Finì l’Estate… E volle finire nel peggiore dei modi: una sera di fine Settembre il cielo si fece scurissimo; la gente si chiuse in casa spaventata; si alzò un vento mai giunto lì prima di allora; nella notte si scatenò un nubifragio tremendo, carico di fulmini, tuoni e quant’altro di terribile la Natura potesse liberare… La pioggia fu fitta, pesante, incessante, fino al mattino…

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Il fiume, inoltre, aveva cambiato il proprio aspetto, rompendo gli argini e trascinando via ogni cosa che potesse essere divelta dalla propria sede. Il buon, vecchio salice, infatti, fu sradicato in un battibaleno…, e con lui, molti altri alberi…

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Anche il Ponte del Ritorno non scampò a questo destino: venne spazzato via dalla furia della corrente, come se fosse stato un ponticello di carta di giornale…

– Oh, povero me!! –, gridava il Ponte – Come può succedere a me tutto questo? Non mi salverò più… Aiuto, aiuto…! –

Rassegnato alla propria imminente fine, ormai certo che sarebbe stato trascinato ed abbandonato chissà dove dall’impeto delle acque, ecco che, all’improvviso, il Ponte si rese conto che la sua terribile corsa sul fiume si era arrestata: la Roccia Matilde, che durante tutto quel trambusto non si era spostata di un solo millimetro, aveva bloccato la mortale deriva del Ponte, trattenendolo sicura accanto a sé, sino al placarsi della furia del fiume…

Il Ponte comprese, allora, di essere stato molto ingiusto, con la Roccia Matilde che, tranquilla come sempre, gli rispose con un sorriso.

Da allora, il Ponte del Ritorno e la Roccia Matilde vissero da buoni amici ed ancora oggi, passando da una sponda all’altra del fiume, nelle belle giornate di Primavera, li si può sentire chiacchierare e scherzare amabilmente.

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