“Io scrivo che ti amo”

Nelle librerie è disponibile il libro “Ti scrivo che ti amo” a cura di Guido Davico Bonino, una raccolta di 299 lettere d’amore scritte da poeti, musicisti, politici e scrittori dal ‘400 al ‘900.

I tempi sono cambiati, spesso gli scambi epistolari avvengono via web, ma ciò non può essere paragonabile alle emozioni che procurano i fremiti al cuore di chi riceve una missiva cartacea dal proprio innamorato.

Nel libro ci sono vere e proprie pagine di letteratura dove si leggono emozioni, tristezze, felicità ed infelicità, desideri e ardori, dove si legge l’Amore.

Di seguito quattro esempi:

“Bologna, 17 agosto 1876

Ah, no! ci intendiamo. Guardino gli idii che fossimo marito e moglie, come tu ne’ tuoi slanci lirici vorresti. Finirebbe alla corte di assisie. Basta, amor mio, quel troppo che mi hai fatto soffrire come amante. Con ciò non disconosco quel molto di bello e di buono e di tenero e di sublime che è in te. Ma in te anche predomina la fantasia sul cuore e la ragione.

Tu veramente non hai cuore. Tu ami solamente con l’imaginazione. Quindi ogni tuo difetto. E bada che l’imaginazione sola nell’amore o nel desiderio di piacere conduce alla corruzione, alla depravazione, all’abominio. Tu di queste cose t’infingi di non capir nulla, ma ne sai, viceversa, più di me. Credi, amica mia, che, dopo quattro anni, le frasi non mi convincono più; amerei i fatti.

Giosuè Carducci a Carolina Cristofori Piva”

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Firenze, 30 giugno 1912

Lassù ho avuto tre lettere tue (respinte da F.). Le prime due sono sfuggite senza difficoltà agli sguardi di G.. La terza, per un contrattempo imprevedibile, è caduta in mano sua.

Chiusa d’intende. Non l’ha aperta, non l’ha letta. Ha insistito per sapere cosa mi dicevi, per leggerla. Ho resistito, dicendo che mi parlavi di libri, di costumi, ecc. Ma allora: perchè non me la fai vedere? E i sospetti crescevano. Ho dovuto distrugger la lettera per impedire che la vedesse. Allora è venuto il peggio. Essa ha preso questa mia decisa volontà a nasconder la tua come la prova sicura del ns. amore, – o per lo meno di un principio d’amore. Già ti avevo detto a F. che da molto tempo essa s’era accorta che tu mi volevi bene.

Giovanni Papini a Sibilla Aleramo”

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“Nuoro, 24 febbraio 1894

Vi ho amato così, come certo nessun’altra donna vi amerà, per una strana malìa dello spirito.

Voi non piacete a nessuna delle donne sarde, specialmente le Sassaresi. Vi ho amato perchè tutti dicono che siete antipatico e brutto. Anche a me la vostra persona fece una stranissima impressione, avvezza qual sono ai giovani bruni e sottili, eppure ho continuato ad amarvi, come in un sogno bizzarro e misterioso. Sì, esiste l’amore dell’anima, esiste, esiste! Ma non eravamo nati per comprenderci. Voi siete un decadente, io una visionaria. Voi potete trovar subito il vostro ideale, io forse non lo troverò giammai.

Addio, addio!

Grazia Deledda a Stanislao Manca”

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“2 aprile 1936

Ti scrivo che ardo di desiderio per te: che, se tu stanotte apparissi alla mia soglia, non di darei il tempo di spogliarti ma ti toglierei di dosso le vesti a brani, anche la camicia, e ti stenderei nuda nel nostro letto di allora, ed entrerei nel “nido” passandoti da parte a parte come un colpo di spada e resterei dentro di te sino all’alba; e ricomincerei. T farei forse morire, e morrei forse io medesimo, con quella nostra carezza che in principio fanciullescamente tu chiamavi “i bacini”.

Gabriele D’Annunzio a Ester Pizzuti”

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