Rembrandt – Luci e Ombre – Mistero della Vita

Rembrandt Harmenszoon van Rijn nacque nel 1606 a Leida in Olanda; era il penultimo di 9 fratelli. Iniziò a frequentare la facoltà di lettere della sua città, abbandonandola dopo breve per frequentare il laboratorio del pittore van Swanenburg. Proprio qui ebbe l’occasione di conoscere l’arte italiana ed in particolare le opere di Caravaggio, che lo influenzeranno in quanto Rembrandt tenne sempre ben presente i sorprendenti effetti di luce realistica riprodotti dal Caravaggio.

Dopo la morte del padre, Rembrandt si trasferì ad Amsterdam e continuò la sua formazione con Lastman, imparò talmente bene da superare ben presto il suo maestro; di questo se ne accorsero ben presto i veri intenditori d’arte e ciò gli permise di entrare in contatto con l’alta società.

Conobbe Saskia, nipote di un ricco mercante d’arte e la sposò nel 1634. Purtroppo una serie di disgrazie si susseguirono, morirono uno dopo l’altro 3 figli neonati e nel 1642 l’adorata moglie. Rimase solo con il figlioletto Titus che affidò alle cure di Geertge Dirck che diventerà la sua amante.

Cominciò per Rembrant un periodo di gravi problemi economici che lo porteranno, nel 1657 a perdere tutti i suoi beni. Finita la relazione con la Dirck, sposò Hendrickje Stoffels dalla quale avrà due figli.

 

Si spense nel 1669 in assoluta povertà, dopo una vita travagliatissima che non gli ha comunque impedito di lasciare ai posteri cose superbe.

 

Ha scritto di lui Silvia Biagi: “In lui si riscontra un diverso sviluppo della luce caravaggesca ed una diversa concezione del “vero”. Il gusto teatrale, tipico di Rembrandt, si accompagna però anche ad un attento studio della realtà umana, come nel “Ritratto di vecchia” dell’Ermitage. Si realizza, nelle opere dell’artista olandese, una perfetta coincidenza di luce e materia, laddove nei punti fortemente illuminati Rembrandt carica la pennellata, fino a raggiungere effetti di tridimensionalità, sfruttando la rifrazione della luce sui segni delle sue stesse pennellate per creare effetti multiformi e cangianti.

Rembrand utilizzava solo sei pigmenti, ma lo faceva con una tale maestria da raffigurare con armonia la vita vera e vivida della natura, non solo, il modo di spezzare, con lampi di luce, le ombre lo hanno reso uno dei più apprezzati pittori non solo del suo periodo.

Appare spesso nei suoi quadri il tormento interno di quest’uomo che ha portato nell’anima ed ha saputo trasferire su tela, le luci e le ombre del mistero della vita.

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Chi volesse conoscere la personalità e la vita di questo pittore un pochino più da vicino, consiglio il libro: “Il Triangolo di Rembrandt” di Giacinta Caruso, nel quale, in forma di romanzo, si ripercorre la vita di questo genio della pittura.

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