“Manet e la Parigi moderna” prossimamente in Mostra a Milano

Aprirà il prossimo 8 Marzo al piano nobile di Palazzo Reale a Milano la Mostra “Manet e la Parigi moderna” e sarà visitabile sino al 2 Luglio. La mostra racconta il percorso artistico di Manet che in pochissimo tempo produsse 430 dipinti compresi gli schizzi e le opere incompiute.

La frequentazione del grande Maestro con altri celebri artisti del periodo è stata in grado di rivoluzionare il concetto di arte moderna. In mostra 17 opere di Manet, affiancate da capolavori di altri grandi come: Renoir, Cézanne, Degas, Monet, Signac, Boldini, Gauguin, ecc. Oltre ai dipinti saranno fruibili disegni, acquerelli e sculture.

L’esposizione sarà divisa in due macrosezioni: “Manet e la nuova pittura” e “Manet e la Parigi moderna”, a loro volta suddivise in dieci sottosezioni che permetteranno ai visitatori di scoprire non solo il Grande Manet ed illustrerà la grande trasformazione che subì la capitale francese a partire dalla seconda metà dell’Ottocento..

I capolavori provengono dalla collezione del Musée d’Orsay di Parigi e la cura della mostra, promossa dal Comune di Milano, da Palazzo Reale e da MondoMostre Skira, è di Guy Cogeval con Caroline Mathieu e Isolde Pludermacher.

Tra le opere in esposizione:

Lola de Valence

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 Ramo di peonie bianche e cesoie

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La lettura

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Il pifferaio

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La cameriera della birreria

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Stéphane Mallarmé

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Ritratto di Emilie Zola

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Berthe Morisot con un mazzo di violette

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Il balcone

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Ritratto di Berthe Morisot con il ventaglio

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Donatella Versace Women Fall/Winter 2017/18

Amore, Unità, Coraggio e Lealtà, questo è il messaggio di Donatella Versace che ha presentato alla Fashion Week di Milano una collezione per il prossimo inverno veramente ispirata, in tutto e per tutto, alle donne di oggi.

Ha spiegato la stilista: “Questa collezione parla del potere delle donne e delle donne che sanno usare il proprio potere. È un appello all’unità, alla forza che viene dall’ottimismo e dalla speranza”.

Abiti molto contemporanei, nessun romanticismo, solo abiti portabilissimi, ma molto glamour, pensati per donne capici di vivere la propria indipendenza con spirito forte.

Gonne dagli spacchi profondi, mini felpe con cappuccio, classiche giacche, ampi pantaloni e ancora: abitini con fiori dai doni fluorescenti, stampe optical e inserti in tulle, tubini metallizzati e meravigliosi cappotti con applicazioni Swarovski che ricordano cieli immensi dove brillano stelle.

Applausi Donatella!!!

 

Redattori e Redattrici di moda, ossia…

… i veri influencer, in fatto di must have.

Sono in pieno svolgimento le sfilate di moda che, da una parte all’altra del mondo, “snocciolano” sulle passerelle le collezioni degli stilisti più gettonati e le nuove stelle che salgono, anno dopo anno, sul carrozzone.

Osservando una dopo l’altra le sfilate, non si può evitare di notare alcuni elementi che accomunano tutti gli stilisti, per esempio: alcuni colori che vengono proposti quasi in tutte le passerelle, tipologie di tessuto che ricorrono in tutti gli show, accessori che, se pur con lievi differenze, hanno un non so che di similare.

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Insomma viene spontaneo chiedersi: “Ma se ogni stilista lavora in gran segreto, come mai avviene quanto detto?”

Ebbene sì, i “veri vati”, quasi infallibili, che sono in grado di indirizzare la moda del momento sono i redattori e le redattrici di moda. Questi consulenti, profumatamente pagati dalle maison, dettano le direzioni da seguire inficiando spesso la ricerca stilista e, in in cambio, la maison ottiene immagine, pubblicità e larghi spazi su riviste del settore.

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Quindi, in realtà, ha decidere se una cosa andrà o non andrà, sono queste figure che trasversalmente offrono le loro consulenze a più maison.

Cari miei stilisti, attenzione! Diceva la saggia Coco Chanel: “La moda passa, lo stile resta”, quindi, tenete duro, non modificate lo stile in cambio di popolarità, ne uscirete sicuramente sconfitti.

 

Da domani al via “Diana – her fashion story”

 “Sono uno spirito libero.   Ad alcuni non piace, ma io sono fatta così”

Così soleva dire la Principessa Diana e a lei e al suo stile inconfondibile è dedicata la mostra che da domani sarà fruibile al Kensington Palace di Londra. Qui Lady D. visse per più di 15 anni prima di perdere la vita, giovanissima, 20 anni or sono.

L’esposizione è uno dei tanti eventi che si terranno quest’anno in suo onore ed è stata voluta insistentemente dai figli William ed Henry, proprio presso l’ultima residenza della Principessa.

La curatrice della mostra è Eleri Lynn che ha dichiarato: “Diana era consapevole dell’effetto che le sue scelte sartoriali potevano avere a livello diplomatico e del modo in cui la sua immagine poteva essere interpretata, oltre all’importanza che potevano rappresentare per il futuro degli stilisti da lei scelti e dell’industria della moda britannica. Per questo poneva estrema cura nella preparazione di ogni capo. E’ stata una delle donne più fotografate al mondo, ogni abito è stato scelto scrupolosamente. La nostra mostra esplora la storia di una  giovane donna che ha imparato velocemente le regole dell’abbigliamento diplomatico

La Principessa del popolo, quando giovanissima giunse a Palazzo Reale, poco conosceva del protocollo in uso, agli inizi il suo stile era piuttosto sobrio e romantico, poi, pian piano, dimostrò di possedere un’eleganza innata e il suo stile si trasformo e divenne più audace.

Tra perle, sete, strascichi e capi preziosi, la mostra propone 26 outfit in un percorso che mostra come Lady Diana sconvolse tutti i codici di abbigliamento tipici della famiglia reale, trasformandosi in un’icona della moda.

 

La mostra a marzo verrà completata da un giardino temporaneo che verrà installato nel Palazzo, a testimonianza dell’amore per i fiori che la Principessa possedeva spiccato.

Il disegnatore del “White Garden” – Sean Harkin – racconta: “E’ un grande piacere per me e la mia squadra, non vediamo l’ora di creare un giardino per celebrare la vita di una delle inquiline più note del Palazzo. Ci auguriamo di riuscire a catturare l’energia e lo spirito che l’hanno resa una figura così popolare nel mondo”.

Ricordiamo che Lady Diana si fece testimonial di molti temi: AIDS, difesa degli animali, lebbra e fu sempre in prima linea per impegno sociale.

Durante un’intervista la Principessa dichiarò: “Mi piacerebbe essere regina nei cuori delle persone, ma non mi vedo come regina di questa nazione”, chissà che Regina sarebbe stata?…

… sicuramente elegante e di classe.

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Fashion Week London – Cosa abbiamo visto

Londra non smentisce la sua eccentricità ed anche questa volta propone look e make up difficilmente, tranne in qualche raro caso, indossabili nella vita di tutti i giorni.

Sulle passerelle londinesi abbiamo visto di tutto: dalle mantelle trapuntate che sembrano piumoni, ai cappotti con le maniche esageratamente lunghe, ai vestiti variopinti da sembrare carnevaleschi.

Per non parlare degli accessori: pantofole al posto delle scarpe, orecchini che sembrano vere e proprie pubblicità, il tutto accompagnato da dei make up e da delle acconciature che non saprei nemmeno definire.

Insomma, abbiamo visto anche ciò che avremmo preferito non vedere, meno male che il carrozzone si è già spostato a Milano, dove sicuramente non ci sentiremo degli extraterrestri.

 

Moda e Arte spesso si incontrano…

… si strizzano l’occhio e vanno a braccetto.

Così fu per Elsa Schiaparelli e Salvador Dalì, che amici nella vita, collaborarono spesso in un fortunato sodalizio. Dai cappelli, alle scarpe agli abiti, Dalì influenzò non poco la couturier italiana.

Proprio a loro è dedicata la mostra Imagination and Daring: Dalì and Schiaparelli che si terrà al Dalì Museum in Florida dal prossimo 18 Ottobre al 14 Gennaio 2018; una mostra retrospettiva che ha lo scopo di sottolineare la capacità di questi due personaggi di interpretare la realtà con senso dell’humor, utilizzando fantasie surreali.

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Il genio di Keith Haring in mostra a Milano

Un’affollata conferenza stampa ha accolto l’apertura a Milano – Palazzo Reale della mostra dedicata a Keith Haring dal titolo “About Art“, la mostra sarà fruibile sino al prossimo 18 Giugno. Poi, con il rispetto che si deve ai geni, la folla dei giornalisti ha riempito le sale in silenzio.

Haring nacque in Pennsylvania nel 1958 e sin da piccolissimo dimostrò un grande talento, trasferitosi a New York, frequentò la School of Visual Art. In pochissimo tempo prodsse tantissime opere, purtroppo nel 1990, muorì a soli 31 anni, stroncato dall’Aids.

 “Il mio contributo al mondo è la mia abilità nel disegnare. Dipingere è ancora sostanzialmente la stessa identica cosa che fu nella preistoria. Riunisce l’uomo e il mondo. Vive nella magia” così amava raccontarsi Haring.

110 opere, alcune di grandi dimensioni e soprattutto alcune inedite e mai esposte prima d’ora in Italia, provenienti da varie collezioni pubbliche e private americane, europee ed asiatiche.

Uomini senza volto stilizzati, sagome che si ripetono, animali, superfici coloratissime, che fanno da specchio alla società.

La rassegna è una retrospettiva dell’opera di questo grande artista e la sua arte si affianca a quella di grandi Maestri ai quali si è ispirato, all’arte tribale ed etnografica; incontriamo opere di J. Pollock, di P. Klee, maschere delle lontane culture del Pacifico e tele del Rinascimento italiano. In questa mostra emerge il rapporto privilegiato di Haring con la storia dell’arte.

Keith Haring è stato uno dei più importanti autori della seconda metà del Novecento ed ha affrontato temi sociali e politici come droga, razzismo, Aids, minaccia nucleare, alienazione giovanile, discriminazione delle minoranze, arroganza del potere.

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