Giovanni Segantini – Il divisionismo ed il simbolismo

L’arte modena deve dare delle sensazioni nuove… Ciò che si vede si deve sentire e riprodurre con vita personale. Sotto il pennello il colore deve essere intenso ma puro perché la luce sia profonda e viva. Ci vuole evocazione continua, continuo miraggio” – Giovanni Segantini

Giovanni  Segantini nacque austriaco nel 1858, visse italiano, morì svizzero e fu il maggiore pittore divisionista italiano; ebbe un’infanzia difficilissima, restò orfano di madre piccolissimo e conobbe anche il riformatorio.

Frequentò corsi presso l’Accademia di Brera e proprio durante l’Esposizione Nazionale di Brera del 1879 la critica lombarda si accorse di lui e in quella occasione conobbe Vittore Grubicy, un pittore ungherese, che da subito colse il talento di Segantini, instaurò con lui un rapporto di amicizia e lo sostenne finanziariamente.

Nel 1886 Segantini si trasferì a Savognino nel Canton Grigioni con la sua numerosa famiglia (compagna e 4 figli) ed incominciò ad avvicinarsi alla tecnica del divisionismo applicandola in modo del tutto personale, poco dopo, approcciè il Simbolismo dipingendo delle vere e proprie allegorie.

Nel 1884 si stabilì in Engadina al Passo Maloja a contatto con luoghi incontaminati che riacutizzarono il suo già innato misticismo.

In occasione della realizzazione del padiglione dell’Esposizione Universale di Parigi del 1900, Segantini venne invitato a collaborare, si mise al lavoro e preparò il “Trittico della Natura” e proprio per completare quest’opera, egli scalò lo Schafberg (2700m) e venne colpito da un attacco di peritonite fulminante che lo stroncò, era il 28 settembre 1899. Pare che durante l’agonia l’artista abbia chiesto insistentemente di essere messo accanto alla finestra per poter vedere per l’ultima volta i “suoi monti”, più volte dipinti nelle sue opere.

Questo amore per l’Engandina fu ricambiato, infatti a St. Moritz fu aperto un museo a lui dedicato, ospitato in una specie di mausoleo in pietra grigia coperto da una cupola dove è stato posto il “Trittico delle Alpi”, compresa l’opera incompiuta.

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