La cerimonia del tè in Giappone: un vero rito

Il rito del Cha No Yu, ossia della cerimonia del tè, cela una vera e propria filosofia di vita, ha origini antichissime e si pratica ancora oggi in Giappone; consiste nella preparazione e nella presentazione del finissimo tè verde in polvere, detto matcha.

Il tè verde veniva utilizzato dai monaci zen in Cina durante le pratiche di meditazione, perché li aiutava a tenere la mente concentrata; essendo quindi consumato presso i monasteri, la sua preparazione seguiva regole precise.

La pratica di questa cerimonia fu introdotta in Giappone dal monaco Zen Dai-o (1236-1308) di ritorno da una visita in Cina durante il periodo di Kamakura; in seguito quest’arte venne raffinata ed entrò a far parte delle tradizioni giapponesi.

Quattro sono gli elementi importantissimi di questo rito:
Armonia (Wa) – Agire in armonia in base al moderato ritmo naturale delle cose.
Rispetto (Kei) – Comprendere la comunione dell’essenza di tutto ciò che ci circonda.
Purezza (Sei) – Tutto deve essere lindo e pronto per accogliere “il bello”, così come la mente deve essere libera dai vincoli del mondo ed aperta ad esperienze più alte.
Tranquillità (Jaku) – Ricercare serenità con sé stessi e con gli altri.

Il tutto si svolge in piccole stanze o costruzioni di legno, con l’interno molto spoglio, gli utensili cambiano a seconda del periodo dell’anno alla continua ricerca dell’armonia con la natura, così come cambia la posizione del bollitore a seconda delle stagioni: in primavera ed in estate si utilizza un braciere posto sul tatami, in autunno ed in inverno il bollitore viene posto in una buca quadrata ricavata nel pavimento.

 

La cerimonia prevede diverse fasi: un pasto leggero detto kaiseki al quale segue un breve intervallo, nakadachi; poi si passa al goza iri, durante il quale viene servito un tè denso –koicha, infine viene servito l’usucha, un tè meno denso.

La cerimonia può durare anche circa quattro ore; tutti gli invitati, dopo essersi radunati nella sala di attesa, attraversano un sentiero dove è posta un vasca di pietra contenente acqua per sciacquarsi mani e bocca

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e poi vengono introdotti nella sala da tè attraverso una piccola entrata che deve essere varcata in ginocchio in segno di umiltà. Si inginocchiano e si inchinano davanti al tokonoma, una piccola nicchia nella quale è appeso uno scritto, solitamente un haiku, segue un altro inchino al focolare e si prende posto secondo un ordine precedentemente stabilito.

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La cerimonia prosegue scandita da movimenti lenti e prestabiliti, accompagnati da frasi di cortesia e gesti di ammirazione per gli utensili utilizzati, quando tutti gli ospiti hanno bevuto, il teishu (colui o colei che prepara il tè) si inchina profondamente insieme agli ospiti, tutto ritorna alla posizione iniziale e la porta scorrevole si chiude.

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