La katana, un’arma antica, piena di fascino

“Risplende il Sole:
la katana riflette
guizzi di luce
e le labbra bagnate
vibrano di passione.

Waka by Roberto Pellegrini

Come dicevamo ieri, essendo il Giappone un arcipelago di isole poste ai confini del mondo, è un paese dove il limitato e prolungato contatto con il resto dell’universo ha permesso di specializzarsi e perfezionarsi in alcune arti, una fra queste: la forgiatura delle spade, che ha prodotto un’arma straordinaria, chiamata katana.

Le spade giapponesi hanno attraversato secoli e in ogni era portavano un nome diverso:

  • Joko-to (fino al 782)
  • Tachi (782-1350)
  • Uchigatana (1350-giorni nostri)

Anche intorno alle katane ruotano le leggende, si racconta che i Samurai pensavano che le proprie spade avessero un’anima o meglio si diceva che il forgiatore trasmettesse alla lama la propria anima e che i proprietari successivi la influenzassero.

Si racconta che tutte le katane forgiate da Masamune (il più acclamato forgiatore di tutti i tempi) portassero prosperità.

Un’altra leggenda racconta che una volta che una katana abbia “assaggiato” il sangue, ne voglia ancora.

Al di là delle leggende ed osservando da vicino una katana, viene spontaneo pensare ad un’opera d’arte. L’arte della forgiatura delle spade è alquanto difficile, pensate, un bravo spadaio non riusciva a produrre, durante tutta la sua vita, più di 30 katane.

Ma come avviene la forgiatura di una katana tradizionale?

Tutto nasce dalla costruzione di una fornace detta Tatara, nella quale si fa bruciare per 3 giorni e per 3 notti del carbone vegetale e sabbia ferrosa, questo produce la combinazione del ferro con il carbonio formando l’acciaio, che prende il nome di Tamahagane (acciaio gioiello).

Quest’ultimo viene frammentato in piccoli cubetti in seguito suddivisi in base al loro contenuto di carbonio, scaldati e martellati sino ad ottenere sottili fogli. I fogli migliori vengono utilizzati per la costruzione del rivestimento esterno della lama attraverso una procedura di riscaldamento e percussione ripetuta più volte.

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Costruita la barra viene scaldata e a metà viene praticata un’incisura per ripiegare la barra su se stessa, questa procedura viene ripetuta per almeno 6 volte, dopodichè la barra viene tagliata in 3 parti che verranno sovrapposte, scaldate e fuse per innumerevoli volte. Alla fine di tutto il risultato sarà una sbarra costituita da migliaia di strati di pochi millimetri sovrapposti.

Si passa poi alla costruzione dello Shingane (acciaio cuore) che verrà inserito all’interno del Kawagane a sua volta ripiegato ad U.

Dopo aver reso perfettamente inglobati i due strati avviene la sagomatura e per ultima la forgiatura della lama: la tempratura, tramite immersione della lama arroventata nell’acqua. Segue la politura, processo che può durare anche mesi, al termine del quale si ottiene una spada dal filo duro come il diamante.

Non ci crederete, ma una katana ben forgiata può tagliare un foglio di seta vibrante nell’aria.

Una katana misura circa 60-75 cm e pesa, compresa di elsa e paramano, circa 1 kg/1.20 kg, viene portata infilata nella cintura (Obi) con il filo della lama verso l’alto.

Vi lascio con una piccola curiosità, se vi trovate a passare da Madrid e siete alla ricerca di un taglio di capelli particolare, passate a trovare il parrucchiere samurai Alberto Olmedo e fatevi dare una spuntata con un paio di katane.

In Giappone ogni gesto ha un significato ed ogni arte tende alla perfezione, nulla è lasciato al caso, come vedremo nei prossimi giorni parlando di un’altra espressione artistica giapponese chiamata: ikebana.

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Il business delle recensioni

In tempi duri tutto fa brodo, diceva il saggio cinese…

L’uomo è facilmente raggirabile, basti pensare alle fregature che quotidianamente ci prendiamo, ma le fregature più grandi, i paraocchi della razza umana, il nuovo vangelo, il Nostra Damus del 2000, la cavolata più grande del mondo sono …

LE RECENSIONI!

Immaginate un mondo dove tutti possono scrivere la loro, dove tutti possono dare un giudizio; sarebbe un mondo fantastico! Mi direte che esiste già. SBAGLIATO! Esiste una ruffianata che ci fa credere che sia così. Non per fare il complottista di turno, ma avete mai pensato che dietro quella tal recensione potrebbe esserci sempre la stessa persona? Andiamo per gradi.

PRODOTTI VENDUTI SU INTERNET:

Sei alla ricerca di una nuova lavatrice e la prima cosa che fai quando ti metti a fare la ricerca è informarti sulla nuova lavatrice, o forse no? No, la prima cosa che fai è aprire il link sponsorizzato in alto alla pagina di ricerca e guarda caso, alla prima, hai trovato il prodotto che fa per te. “Lavatrice bellissima, silenziosissima e con classe energetica A+++++++++… a €999,99 (prezzaccio 🤣)”. Sembra essere il meglio presente sul mercato. La logica del buon acquirente sarebbe quella di informarsi presso qualche forum o qualche esperto in lavatrici, per verificare se sta facendo un buon acquisto o se sta per essere il nuovo vincitore del talent di “Inc… a un altro”. Ma no, troppa fatica! Leggo le recensioni che stanno sotto e buona notte! 9 volte su 10 la media sta su 4,5 stelle di valutazione con recensioni del tipo: “Ottimo prodotto arrivato prima del previsto!”, “Soddisfatto al 100% assistenza veramente ottima”, “Venditore chiaro e disponibile”, ecc… La comprate e dopo qualche giorno vi arriva a casa il corriere con la nuova lavatrice affarone di una vita e… si rivela essere tutt’altro rispetto a quello che le recensioni dicevano. COME MAI?

RISTORANTI

Siete appena arrivati in una città come turisti e siete completamente all’oscuro di dove si mangi bene o meno. Nessun problema, ci pensa l’app del gufo a trovarvi la soluzione! Breve ricerca e… “Ristorante Pino in Via Giardino se non ci vieni sei un cret…, appare come il miglior consiglio del giorno. Si spende poco, si mangia benissimo, c’è il wi-fi e perfino l’aria condizionata! MA È FANTASTICO! Fa proprio al caso mio! Vi fate 50km a piedi, passando davanti a minimo 1000 ristoranti, bar, pizzerie, pub, chi più ne ha, più ne metta, per arrivare al fantomatico Ristorante Pino in Via Giardino se non ci vieni sei un cret…. Vi sedete al tavolo ordinate e inizia l’epopea…

L’attesa è lunga.

La fame avanza.

Le forze mancano.

Avete già scolato 4 lattine di Coca Cola, 10lt di acqua, 2 boccali di birra, avete vuotato il cestino del pane, quando… dopo 4 ore di straziante attesa… arriva l’insalata mista con tonno che avevate ordinato quando Nerone non aveva ancora dato fuoco a Roma.

L’insalata è appassita.

Il tonno puzza.

L’olio sembra un derivato della guerra del golfo.

Con l’aceto ci potete fare il Brunello di Montalcino tanto è invecchiato.

Il servizio al tavolo fa più pena dei nostri politici quando parlano inglese.

L’aria condizionata non funziona.

Il wi-fi è più lento della Panda 750 scarburata di nonna Concetta

Arriva il conto e…

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Che il signore sia con te e con il tuo Spirito…

LA SPIEGAZIONE?

Esistono agenzie che vendono alle aziende recensioni fasulle! Quindi prima di comprare o sedervi ad un tavolino, usate il cervello, non le recensioni, che è meglio!

I Samurai, il codice Bushido e il Kembu

La conformazione geografia del Giappone ha contribuito a mantenere a lungo caratteristiche e modi di vivere particolari, ecco perché l’età del feudalesimo durò fino all’Ottocento.

Proprio in questa età si colloca la casta aristocratica dei samurai; il termine samurai significa dipendente e può essere sostituito da bushi (famiglia militare), ossia nobile addestrato all’uso dell’arco e della katana, al servizio di un daymo (Grande Signore dell’Impero Giapponese.)

La classe guerriera dei samurai era di grande importanza ed il loro forte senso dell’onore li faceva apparire come esempi di vigore e spiritualità.

I samurai si distinguevano dagli altri soldati per la rigida applicazione del Codice Etico Bushido (la via del guerriero) che conteneva le regole di comportamento e le virtù dei samurai.

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Ecco le otto virtù di un samurai:

Rettitudine o giustizia
Coraggio
Benevolenza
Cortesia
Onestà e Sincerità
Onore
Lealtà
Carattere e autocontrollo

Insomma un comportamento basato sulla fedeltà al proprio signore, sulla ricerca della perfezione, sull’inflessibilità e sul rifiuto del fallimento.

Pensate, se un samurai subiva una sconfitta in battaglia, pur di non perdere il proprio onore, si dava la morte attraverso il seppuku (taglio dello stomaco) o harakiri (taglio del ventre).

Il fascino di questa casta ha ispirato molti libri e molti film e nonostante, nella seconda metà dell’Ottocento, due leggi segnarono la fine dei samurai, il folclore continua a far rivivere questa tradizione.

Tant’è che, chi visita il Giappone, può assistere al teatro Kembu dove viene messa in scena la tradizionale “danza con la spada”, infatti i samurai per trovare la giusta concentrazione prima di una battaglia erano soliti danzare con le spade ed i ventagli.

Assistendo ad uno di questi spettacoli si può sfiorare molti aspetti che hanno caratterizzato queste figure leggendarie: il loro modo di camminare, il loro modo di atteggiare le braccia e soprattutto la loro destrezza nell’utilizzo della katana.

Indossa anche tu la leggenda del samurai con la bandana “Juji Kappuru

Nishikigoi ossia le meglio conosciute carpe koi

Ben due leggende ruotano intorno a questo amatissimo pesce di origine orientale, simbolo di perseveranza, coraggio e longevità.

La prima racconta che una carpa risalì tutto il fiume Giallo, raggiunse la cascata chiamata Porta del Drago e, perseverando, superò pericoli ed ostacoli, riuscendo a superare la cascata ed a raggiungere la sorgente. Fu tale il suo coraggio che gli dei impressionati la trasformarono in un drago immortale.

La seconda leggenda è quella di Kintaro o bambino d’oro, il quale, abbandonato dalla madre, fu allevato da una maga di montagna (yama-uba) e vivendo in mezzo alla natura sviluppò una grande forza, tanto da diventare in seguito un samurai al servizio del principe Minamoto no Yorimitsu.

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La leggenda parla di una sua impresa contro una carpa gigante, sulla quale Kintaro ebbe la meglio, ecco perchè, ogni anno il 5 maggio, in Giappone si festeggia il kodomo no hi (Festa dei bambini) durante la quale vengono esposti aquiloni a forma di carpa simbolo di forza e augurio di una vita prospera. Durante questa festa è usanza che a tutti i bimbi vengano offerti i kintaro-ame, dei dolci cilindrici sui quali, una volta tagliati, compare il volto del leggendario Kintaro, in onore del quale, a Hakone, c’è un tempio nel quale è custodita l’ascia appartenuta a Kintaro e l’impronta della sua mano.

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Abbandonando le leggende… la carpa koi (Nishikigoi) è uno dei pesci più diffusi ed apprezzati non solo in Giappone e le sue origini risalgono al XIX; all’inizio la sua livrea non presentava nessuna colorazione particolare ed il loro nome era Magoi, venivano utilizzate per tenere pulite le risaie dagli insetti e durante i rigidi inverni diventavano fonte di sostentamento per i contadini.

Pian piano gli allevatori si accorsero che ad alcune carpe comparivano macchie colorate sul dorso, cominciarono così a provare incroci sino a raggiungere le molteplici varietà oggi conosciute.

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Nella cultura orientale la carpa koi è un animale stimatissimo: per il suo coraggio, la sua energia e la sua bellezza. Inoltre è considerata, concedetemi la definizione, un animale anticonformista, tenuto conto che ama nuotare controcorrente, seguendo il suo istinto.

 

Io la adoro per la sua fierezza, pensate, se catturata e messa su di un tagliere in attesa della morte, rimane impassibile ed immobile, come un vero samurai difronte alla morte.

“Rosso tramonto:
nello stagnetto le koi
color del Sole”

haiku by Roberto Pellegrini

Se vuoi anche tu possedere un particolare portafortuna raffigurante le carpe koi segui questo link.

 

 

 

Il Tempio Senso-ji di Asakusa

Il quartiere di Asakusa è uno tra i più antichi e pittoreschi di Tokyo, ha resistito a terremoti ed incendi. Considerato ad inizio del secolo scorso come il quartiere dei divertimenti, nel quale si trovavano alcuni teatri dove si faceva il Kabuti e dove si incontravano le cortigiane. Oggi, passeggiando al suo interno, si respira aria di tradizioni: le case hanno architetture diversi e vi sono tantissimi negozi tradizionali e tipici ristoranti.

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La compassione non è per gli altri” cita un proverbio giapponese e proprio all’interno del quartiere di Asakusa sorge il Tempio più antico e più grande di Tokyo: il Senso-ji, dedicato alla dea Kannon o dea della misericordia.

La leggenda racconta che più di 1300 anni fa due fratelli pescatori recuperarono con le loro reti da pesca nel fiume Sumida una statuetta della dea Kannon. Un ricco feudatario, avendolo saputo, si recò presso di loro e parlò usando le parole di Buddha. I due fratelli, colpiti dal discorso, si convertirono alla religione buddista; la statua venne consacrata e fu posta nel tempio del ricco feudatario: il tempio di Senso-Ji, che da allora crebbe fino a quando, circa 800 anni fa, venne costruito un vero e proprio santuario, dove i giapponesi, ogni anno tengono una festa in onore dei due pescatori e del feudatario.

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Si accede al santuario attraverso il portale detto porta del tuono (Kaminarimon) sotto la quale è appesa la lanterna di carta rossa più grande del Giappone, poi si percorre la Nakamise-dori, una strada piena di negozi dove si possono trovare tanti oggetti tipici giapponesi (ventagli, geta, yukata ecc.), fino a giungere difronte ad un’altra porta monumentale, la porta della sala dei tesori (Hozomon).

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Si arriva così all’edificio principale del tempio, dove, dopo aver salito una lunga scalinata, si trova: la sala della dea (Kannon-do). Doveroso inchinarsi e battere due volte le mani, dopo essersi avvolti nel fumo di incenso, prima di deporre una moneta in omaggio alla dea.

Nell’area del Tempio Senso-ji si trova la pagoda a cinque piani, la seconda più alta del Giappone e il giardino del tempio, una vera delizia per meditare, godendosi la contemplazione delle carpe (koi).

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Ma dove stiamo andando?

Siamo “Smart”… Siamo “Social”… Siamo dei grandissimi “Co…”cit. Saggio Anonimo

I giornali non vendono più, le tv non hanno ascolti e … i social crescono. Ci sono dei segnali  evidenti che qualcosa sia cambiato, in meglio o in peggio ancora non si sa, certo è che ci siamo evoluti e menomale! Alle volte accade che si faccia un uso sbagliato dello strumento che si ha in mano; un cellulare è una potenziale arma psicologica che può fare più danni di una “pistola”, se usato scorrettamente; basti pensare alle varie mode o “challege” come vengono definite oggi, dove si passa dal mangiare roba assurda tipo un cucchiaio di cannella, con il conseguente rischio di morire soffocati, alla più recente e pesante dove alla fine ti devi suicidare. La tecnologia spesso è peggio delle armi, specialmente se sottovalutata. Dareste mai una Beretta in mano a vostro figlio di 10 anni? Credo di no, però lo smartphone sì, quello tanto non ammazza nessuno. I ragionamenti presi sottogamba portano spesso alla demenzialità e, a quel punto, la colpa non è di chi ha usato male la tecnologia, no! È colpa della tecnologia stessa. Quando a usare male la tecnologia sono gli adulti, poco male, voglio dire: se sei un’incompetente, ti assumi il rischio che possa succedere qualcosa di brutto, ma se sei un ragazzino, questo discorso non vale. I social possono essere la cosa più bella di questo mondo, portano: contenuti, notizie, curiosità, accrescono il livello di conoscenza di un individuo; fanno vedere il mondo sotto un altro aspetto, ma c’è il rischio di diventare dipendenti da questi mezzi. Gente che basa la propria esistenza sui like e sulle visualizzazioni, ragazzini che si rovinano la vita per una foto postata su Instagram, discussioni su Facebook che sfociano in diatribe da Far West. Ricordo che, quando ero un ragazzino e la tecnologia non era ancora così diffusa, a stento c’era internet nelle case, figuriamoci quello che c’è oggi. Io ero uno di quei fortunati ragazzi che avevano internet e 3 computer a casa. Si usava ancora il cavo ethernet, perché il wifi era un miraggio. Su internet ci andavo, i “social” c’erano, ma erano più che altro delle bacheche, si usava MSN come chat e Skipe per le video chiamate, ma la tecnologia era usata più che altro a scopo accrescitivo, per ricerche, informazioni, curiosità. Oggi è l’esatto opposto. Il Computer serve per fare gli esperti di sto “cetriolo” su Facebook e Twitter, il cellulare serve per far vedere i muscoli e le forme su Instagram e la tv è diventata il monopolio di 4 stupidelli senza né arte, né parte, che non sanno coniugare manco un verbo in italiano e che fanno solo cavolate, (che sia su tv in chiaro, pagamento o su YouTube), oppure ti arriva quello che apre il blog e in 3 mesi diventa “influencer”. Va sottolineato che la tecnologia non porta alla demenza, se chi la usa non è un demente, perché in questo caso… tutto può succedere. Facebook se usato con criterio e con coscienza è un ottimo luogo dove scambiarsi opinioni e scoprire nuove cose, grazie a Twitter ho avuto modo di conoscere persone molto colte che non avrei mai potuto conoscere senza, in quanto magari stanno dall’altra parte del mondo, su Instagram abbiamo la possibilità di vedere le meraviglie che il mondo ci offre e su YouTube si possono imparare tante cose nuove e prendere spunto per una cosa futura, “Impara l’arte e mettila da parte”.

Vorrei rivolgere un pensiero agli adulti che si “scemuniscono” a scorrere la bacheca di Facebook e a farsi i selfie da postare su Instagram: se vi lamentate delle nuove generazioni perché hanno tanti difetti, prima di farlo esaminate cosa fate voi, perché quelle generazioni sono lo specchio di quello che siete.

Ai ragazzi che arrivano a capire quando ormai è troppo tardi, che hanno buttato tempo solo per le apparenze: sappiate che la vita non si basa sui like e sulle visualizzazioni e non è che se tutti lo fanno allora è giusto. Quando vi ritroverete a dovervi pagare l’affitto o il mutuo dei vostri like e delle vostra popolarità non interesserà niente a nessuno. Informarsi e accrescere le proprie conoscenze non è mai tempo perso, buttare le giornate a farvi selfie lo è.

Sumi-e – Pittura e meditazione

Per introdurvi a questo genere di pittura vi racconterò una storia:

Un giorno un facoltoso signore andò da un pittore specializzato in sumi-e; questa tecnica di pittura, che usa la china sul foglio inumidito, non permette ne’ esitazioni ne’ ripensamenti, ma un maestro può dare mille sfumature di grigio alla sua pennellata e realizzare opere di estrema raffinatezza. 

Il signore voleva un dipinto raffigurante un’anatra; il pittore acconsentì e dopo essersi accordati sul prezzo, diede appuntamento al cliente dopo un mese. Allo scadere del tempo il signore si presentò alla bottega, ma il pittore parve non ricordarsi di lui: “un’anatra? Ordinata a me? Oh, certo, è nella lista delle commissioni; Lei mi dovrà scusare, ma prima io, poi mia moglie ed i piccoli siamo stati malati ed io sono rimasto molto indietro col lavoro. La prego di tornare tra quindici giorni”. 

Dopo due settimane il signore si recò di nuovo allo studio dell’artista: “ Eccellenza! Certo mi ricordo di Lei! Come no! L’anatra! Ci siamo quasi, mi deve scusare, sa, ma ho dovuto recarmi nel nord per importanti affari di famiglia. Abbia pazienza, torni fra una decina di giorni e gliela farò trovare”. 

La volta successiva fu una nuova scusa e la richiesta di tre giorni, poi il signore venne pregato di tornare l’indomani.”Ancora lei con la sua dolce insistenza! Ma sa che ormai non riesco più a pensare ad altro? La sua anatra mi ossessiona!” cosi’ parlando il pittore aveva disposto un foglio sul tavolo e l’aveva inumidito con una spugna, poi, sempre chiacchierando, aveva stemperato la china ed impugnato il grande pennello, con pochi tratti sicuri, aveva delineato un’anatra. Altri tratti e due ultime pennellate complesse, simili al vibrato di un violino, avevano infuso solidità e vita ad una splendida anatra, che sembrava essersi appena posata sull’acqua rallentando i movimenti per una pigra nuotata. 

La fine del disegno era coincisa mirabilmente con la fine delle parole ed il disegnatore consegnò il foglio ancor fresco al cliente con un gesto elegantemente modesto. Il cliente era sorpreso, ma anche sbalordito e sul suo viso era anche troppo trasparente il pensiero di quanto avesse dovuto aspettare per un disegno veramente mirabile, ma che si poteva fare in cosi’ poco tempo, sicché, balbettando, si decise a chiedere al pittore una spiegazione. 

“Non dovrei proprio parlarne, ma lei mi è simpatico e poi penso di doverle qualcosa, avendola fatta aspettare così a lungo”. Condusse quindi il cliente nel retrobottega: dal pavimento al soffitto, questo era tappezzato di migliaia di schizzi di un’anitra.

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Le opere realizzate con questa tecnica sembrano spesso composte di getto, senza troppo sforzo, ma si tratta, invece, di opere di assoluta precisione e realizzate con piena padronanza del pennello, ecco perché si dice che, chi usa questa tecnica possiede mente e corpo in tutt’uno.

Il termine sumi-e indica uno stile pittorico tipico dell’estremo oriente, nel quale si fa uso di solo inchiostro nero (sumi) diluito in varie concentrazioni.

La tecnica vide la luce in Cina durante la dinastia Tang e fu in seguito introdotta in Giappone nella metà del XIV secolo dai monaci buddisti Zen.

I pennelli utilizzati sono molto simili a quelli in uso per la calligrafia e sono realizzati con bambù e peli di vari animali (capra, bue, cavallo, pecora, coniglio, martora ecc.), ognuno di essi produce effetti diversi, ma le linee tracciate non possono essere modificate, quindi, sono necessarie: concentrazione, pratica e, aggiungerei, parecchio talento.

I temi più rappresentati in questo stile di pittura sono i Quattro Nobili, ossia quattro specie di piante che rappresentano ognuna una stagione:

  • lan (orchidee): la primavera;
  • mei (pruno asiatico): estate;
  • ju (crisantemi): autunno;
  • take (bambù): inverno.

 

L’arte del sumi-e è un po’ come quella della spada, è l’arte di raggiungere i propri limiti, di lasciare scaturire l’energia stessa del pensiero. La pittura viene sì completata nel giro di pochissimo tempo, ma è frutto di preparazione e di meditazione, fino al momento in cui l’ispirazione si trasforma in un gesto istintivo e sul foglio si concretizza l’opera.

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