Sumi-e – Pittura e meditazione

Per introdurvi a questo genere di pittura vi racconterò una storia:

Un giorno un facoltoso signore andò da un pittore specializzato in sumi-e; questa tecnica di pittura, che usa la china sul foglio inumidito, non permette ne’ esitazioni ne’ ripensamenti, ma un maestro può dare mille sfumature di grigio alla sua pennellata e realizzare opere di estrema raffinatezza. 

Il signore voleva un dipinto raffigurante un’anatra; il pittore acconsentì e dopo essersi accordati sul prezzo, diede appuntamento al cliente dopo un mese. Allo scadere del tempo il signore si presentò alla bottega, ma il pittore parve non ricordarsi di lui: “un’anatra? Ordinata a me? Oh, certo, è nella lista delle commissioni; Lei mi dovrà scusare, ma prima io, poi mia moglie ed i piccoli siamo stati malati ed io sono rimasto molto indietro col lavoro. La prego di tornare tra quindici giorni”. 

Dopo due settimane il signore si recò di nuovo allo studio dell’artista: “ Eccellenza! Certo mi ricordo di Lei! Come no! L’anatra! Ci siamo quasi, mi deve scusare, sa, ma ho dovuto recarmi nel nord per importanti affari di famiglia. Abbia pazienza, torni fra una decina di giorni e gliela farò trovare”. 

La volta successiva fu una nuova scusa e la richiesta di tre giorni, poi il signore venne pregato di tornare l’indomani.”Ancora lei con la sua dolce insistenza! Ma sa che ormai non riesco più a pensare ad altro? La sua anatra mi ossessiona!” cosi’ parlando il pittore aveva disposto un foglio sul tavolo e l’aveva inumidito con una spugna, poi, sempre chiacchierando, aveva stemperato la china ed impugnato il grande pennello, con pochi tratti sicuri, aveva delineato un’anatra. Altri tratti e due ultime pennellate complesse, simili al vibrato di un violino, avevano infuso solidità e vita ad una splendida anatra, che sembrava essersi appena posata sull’acqua rallentando i movimenti per una pigra nuotata. 

La fine del disegno era coincisa mirabilmente con la fine delle parole ed il disegnatore consegnò il foglio ancor fresco al cliente con un gesto elegantemente modesto. Il cliente era sorpreso, ma anche sbalordito e sul suo viso era anche troppo trasparente il pensiero di quanto avesse dovuto aspettare per un disegno veramente mirabile, ma che si poteva fare in cosi’ poco tempo, sicché, balbettando, si decise a chiedere al pittore una spiegazione. 

“Non dovrei proprio parlarne, ma lei mi è simpatico e poi penso di doverle qualcosa, avendola fatta aspettare così a lungo”. Condusse quindi il cliente nel retrobottega: dal pavimento al soffitto, questo era tappezzato di migliaia di schizzi di un’anitra.

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Le opere realizzate con questa tecnica sembrano spesso composte di getto, senza troppo sforzo, ma si tratta, invece, di opere di assoluta precisione e realizzate con piena padronanza del pennello, ecco perché si dice che, chi usa questa tecnica possiede mente e corpo in tutt’uno.

Il termine sumi-e indica uno stile pittorico tipico dell’estremo oriente, nel quale si fa uso di solo inchiostro nero (sumi) diluito in varie concentrazioni.

La tecnica vide la luce in Cina durante la dinastia Tang e fu in seguito introdotta in Giappone nella metà del XIV secolo dai monaci buddisti Zen.

I pennelli utilizzati sono molto simili a quelli in uso per la calligrafia e sono realizzati con bambù e peli di vari animali (capra, bue, cavallo, pecora, coniglio, martora ecc.), ognuno di essi produce effetti diversi, ma le linee tracciate non possono essere modificate, quindi, sono necessarie: concentrazione, pratica e, aggiungerei, parecchio talento.

I temi più rappresentati in questo stile di pittura sono i Quattro Nobili, ossia quattro specie di piante che rappresentano ognuna una stagione:

  • lan (orchidee): la primavera;
  • mei (pruno asiatico): estate;
  • ju (crisantemi): autunno;
  • take (bambù): inverno.

 

L’arte del sumi-e è un po’ come quella della spada, è l’arte di raggiungere i propri limiti, di lasciare scaturire l’energia stessa del pensiero. La pittura viene sì completata nel giro di pochissimo tempo, ma è frutto di preparazione e di meditazione, fino al momento in cui l’ispirazione si trasforma in un gesto istintivo e sul foglio si concretizza l’opera.

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