La transizione di Pollock

Il minimalismo del pittogramma si incunea nel dripping, la pittura sembra voler lasciare spazio a nuove idee. Questo inchiostro su carta del 1950 è un disegno ancor più complesso per la mente arzigogolata di Pollock che con estrema semplicità, rivoluziona attraverso questo foglio il concetto di stratificazione del colore: abolendolo, tornando alla bidimensionalità calligrafica, riducendo alla bicromia la gamma colori: bianco e nero. Un tentativo ci fu qualche anno prima nel 1948 con un inchiostro sgocciolato e smalto su carta (anch’essa opera senza titolo), opera che sancisce di diritto le opere di Jackson Pollock, come disegni “monumentali”.

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Fu proprio la moglie (Lee Krasner) a utilizzare per la prima volta  questo termine riferendosi al marito.

Possiamo quasi affermare che questa è “l’ultima” opera astratta dell’artista che da questo momento in poi cerca in tutti i modi di scrollarsi di dosso l’etichetta di “Astrattista”, svoltando la sua pittura, che rischiava seriamente di diventare decorativa. Da qui in avanti la carriera di Pollock cambia e si avvicina sempre più all’espressiniosmo, ridando all’artista quel prestigio che stava rischiando di perdere.

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