Rissa in galleria

1909 Le Figaro: “La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi Vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno…” – “…Non v’è più bellezza, se non una lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro“.

Ed è proprio da quest’ultima affermazione tratta dal Manifesto del Futurismo che si capisce l’essenza della pittura di Umberto Boccioni (che meno di un anno dopo, nel 1910, fu autore con Carrà e Russolo, del Manifesto dei pittori futuristi). Periodo storico, quello di inizio 900′, assai rivoluzionario. Gli intellettuali di tutta Europa si affacciavano con molto interesse a questo nuovo filone. Il Futurismo non fu un semplice ideale, ma bensì con il tempo, diventò uno stile di vita. Diversi furono i Manifesti pubblicati a seguito del “Manifeste du Futurisme” pubblicato il 20 febbraio 1909. Una corrente di pensiero che trovò terreno fertile soprattutto in Francia e Italia. Nel nostro paese l’esponente più famoso di questo movimento fu Marinetti fondatore nel 1918 del Partito Politico Futurista (conosciuto anche come Partito Futurista Italiano). Sul Manifesto della donna futurista, si legge “L’umanità è mediocre. La maggioranza delle donne non è né superiore né inferiore alla maggioranza degli uomini. Tutte e due meritano lo stesso disprezzo.”… in risposta al Manifesto Futurista del Marinetti che cita:

Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberali, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna

La rissa citata nel titolo si riferisce all’omonimo quadro dipinto da Boccioni (olio su tela oggi custodito presso la Pinacoteca di Brera), nel quale vi è raffigurata una scena di violenza in Galleria Vittorio Emanuele (ai tempi conosciuta come “il salotto di Milano”), provocata da due prostitute. Boccioni in quel dato momento, si mantenne divisionista, ma ci diede modo di capire quelli che da lì a poco tempo sarebbero diventati i suoi nuovi interessi e segni distintivi: la folla, le luci elettriche, la nevrosi metropolitana, pienamente in linea con gli ideali Futuristi. Possiamo affermare che con quest’opera, il pittore romagnolo, entrò in una nuova età artistica.

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