L’immagine by Roberto Pellegrini

L’IMMAGINE

Ha rinnegato, il mio cuore,
la fantasia, riponendola
sopra un cuscino di petali sbiaditi,
e non ha più domandato
ai Guardiani del Tempo il lusso
effimero della speranza,
che essi dispensano a piene mani
tra gli uomini assetati di gioie…
La mia speranza eri tu,
ed ora mi sei accanto…,
e la mia anima
non si dibatte più, ad occhi chiusi,
ferendosi le mani,
per strappare al vento
un’immagine che ti assomigli…
Oggi il tuo sguardo,
errando sugli abissi dei silenzi,
si è posato su di me,
ed io non chiederò
al mio destino, quanto ti fermerai
tra le mie mani asciutte,
nelle mie stanze aperte…,
perché tutte le Stelle della sera
mi hanno già sussurrato la risposta,
che il mio domani conosce…

Leggo e rileggo questa poesia pervasa di leggerezza, nella quale, ancora una volta, Roberto Pellegrini decanta l’Amore. L’Amore, il sentimento che permea l’uomo e l’avvolge, lo trasporta oltre ogni barriera, in una fusione intensa con il cosmo, di cui è energia.

Mi hanno particolarmente colpito alcune similitudini con il grande Maestro Tagore: per esempio il rapporto tra Amato ed Amata che conducono alla piena realizzazione dell’uomo, oppure i ricorrenti elementi naturali come le Stelle, gli abissi, il vento ed anche la visione della donna come rivelazione. La donna portatrice di energia vitale, che allevia e consola, che accudisce con il proprio amore, che dona luce e armonia, che è vita.

Anche per Roberto Pellegrini, la poesia così intensamente appassionata, ma nel contempo delicata e permeata di armonia è quasi una preghiera.

Di seguito riporto alcuni versi di una delle tante liriche di Tagore, tratti da Passando all’altra riva

Non lasciarmi, non andartene,
perchè scende la notte.

La strada è deserta e buia,
si perde tortuosa. La terra stanca
è tranquilla, come un cieco senza bastone.

Sembra che io abbia aspettato nel tempo
questo momento con te
così accendo la lampada
dopo averti donato fiori.

Con il mio amore ho raggiunto stasera
il limite del mare senza spiaggia
per nuotarci dentro e perdermi in eterno.

Tagore nacque a Calcutta (India) il 6 maggio 1861 e morì a Santi Niketan, Bolpur nel 1941, Le sue liriche, ancora oggi apprezzatissime, non solo dal pubblico orientale, ma anche da quello occidentale, gli valsero l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura nel 1913.

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