Yamadera, una delle mete del Maestro Matsuo Bashō

Yamadera, ossia letteralmente “tempio di montagna”, si trova nelle montagne a nord est di Yamagata City (Giappone) ed è stata fondata nel 860. Durante il periodo Heian, l’imperatore Seiwa invio Jikaku Daishi, uno dei più importanti preti buddisti, nella regione di Tohoku, quel prete fondò Yamadera.

Nel Buddismo, le montagne vengono viste dai monaci come luoghi per allenarsi alla meditazione e sono considerate da molte persone come sacre. A Yamadera si percorre un sentiero dove si incontrano più di 30 templi buddisti e si salgono 1.015 scalini. La leggenda narra che salendo la lunga strada e rendendo omaggio ai templi si vincerà la sfortuna.

Durante la primavera i fiori di ciliegio inebriano e durante l’autunno il colore delle vegetazione ammaglia, in estate è possibile risalire il sentiero di notte accompagnati dal canto dei monaci, ma anche in inverno, questo luogo, ha il suo fascino, la neve attutisce tutti i suoni e si viene avvolti dal silenzio della montagna.

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Proprio questo luogo fu una delle mete del famoso poeta Bashō, che proprio qui, immerso nella quiete e nel silenzio, compose uno dei suoi più famosi haiku, tutt’ora leggibile sulla roccia ai piedi della statua eretta in suo onore:

Silenzio
la voce della cicala
penetra la roccia

050-01

 

Matsuo Bashō, nacque Matsuo Munefusa a Iga Ueno nel 1644 e venne considerato il “poeta del viaggio” perchè proprio durante i suoi numerosissimi viaggi, spesso in difficili condizioni, egli scrisse gran parte delle sue opere. Proprio osservando la natura e meditando nel suo cammino spirituale, Bashō cristallizzò nei suoi famosi haiku molte emozioni ed elementi del paesaggio.

I viaggi erano per lui l’occasione per stare a contatto con la natura e ritrovare le tracce dai poeti del passato, viveva intensamente la quotidianità, circondato dalle difficoltà di una vita di cammino,  ricercando l’estrema essenza della vita.

Proprio durante uno di questi viaggi Bashō si ammalò e morì ad Osaka nel 1694, solo quattro giorni prima della morte, dettò ad un suo allievo l’ultimo suo haiku:

Ammalatomi in viaggio
il mio sogno corre ancora
qua e là nei campi spogli

 

Diceva Bashō ”chi non intuisce la bellezza di un fiore in ogni forma è un barbaro. Chi non ha un animo delicato come un fiore è una belva.” proprio a sottolineare l’armonia da lui ricercata con il creato. Il fascino dei suoi versi giunge ai nostri giorni e appassiona poeti che approfondiscono la forma di poesia degli haiku, coniugando profondità e semplicità. Fra questi cito Roberto Pellegrini che proprio recentemente ha pubblicato una raccolta di haiku dal titolo “Nella Nebbia, il Silenzio… – 121 Haiku in attesa di una Primavera”.

La foglia morta
che tu calpesti muore
un’altra volta

Limpido buio
freddo tra me e la Luna:
distanze e sogno

All’ultima eco
non risponde la notte:
dorme anche il sogno

Liriche chiare e concise, essenziali, ma imperniate di elementi netaurali del vivere quotidiano, attraverso i quali Roberto Pellegrini trasmette emozioni al lettore che si avvicina ai suoi scritti.

 

 

 

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