Matisse – Jazz

Questo è un post diverso dagli altri, infatti non sarò io l’autore, bensì il Maestro Matisse. Potrà sembrare assurdo e razionalmente forse lo è, ma quando ho letto queste parole, quando ho capito la reale importanza di questi concetti, mi sono reso effettivamente conto, che dell’arte fino a quel momento, non avevo capito niente. Vi riporto di seguito, nella più integralità possibile, alcune annotazioni di uno dei protagonisti dell’arte moderna.

Buona lettura

Se ho fiducia nella mia mano che disegna, è perchè quando le insegnavo a servirmi mi sono sforzato di non lasciarle mai prendere il sopravvento sul sentimento. Sento benissimo, mentre la mano svolge la sua parafrasi, se c’è disaccordo tra noi: tra essa e quel non so che, in me che sembrerebbe esserle sottomesso. La mano non è che il prolungamento della sensibilità e dell’intelligenza. Quanto più è pronta tanto più è obbediente. Non bisogna che la serva divenga padrona. Trarre la felicità da se stessi, da una buona giornata di lavoro, dalla schiarita che è riuscita a portare nella nebbia che ci avvolge… Un artista non deve mai essere prigioniero di se stesso, prigioniero d’una maniera, prigioniero di una reputazione, prigioniero di un successo. Non hanno scritto i Goncourt che gli artisti giapponesi dell’età dell’oro cambiavano più volte il nome, nel corso della loro vita? Questo mi piace: volevano salvaguardare la loro libertà.

Purtroppo, come si legge nelle ultime righe, oggi in un mondo apparentemente libero, un’artista vive schiavo di se stesso. Non si premia la bravura ma bensì la reputazione. Chissà la fuori, quanti Picasso, quanti Monet, quanti Matisse ci sono… E noi qui, ad elogiare una branca di caproni che ci vuole spacciare per arte un bicchiere pieno di piscio umano o un’insieme di “tarabaccoli” e cianfrusaglie che spaziano dal cadavere di una bicicletta, al disco da flessibile ammucchiati tutti insieme. Abbiamo raggiunto la saturazione artistica o… siamo giunti al capolinea?

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2 pensieri su “Matisse – Jazz

  1. Bellissima riflessione! Se guardiamo la storia moltissimi artisti sono stati derisi in vita, hanno vissuto di stenti per restare fedeli al loro sentire, senza svendere il loro lavoro in cambio del consenso, per raggiungere l’agognata notorietà solo post mortem. Ora stiamo invece assistendo alla tendenza opposta: la commercializzazione del talento al servizio del nutrimento della massa, dell’abbeveraggio del gregge. Chi spicca e ottiene consenso, inevitabilmente prima o poi perde parte di sè stesso, poichè il successo è una continua corsa alla quale non si riesce più a rinunciare. Essere la risposta alla volubilità di un sistema ipernutrito da repentini cambiamenti, sulla lunga distanza, è impossibile a chiunque, se non a camaleontici ed istrionici artisti che si evolvono con il sistema, poichè portatori non di una loro propria idea che li contraddistingua dalla massa, ma portatori del vessilo della massa, all’evolversi della quale essi mutano. Ecco che così assistiamo a “decantati geni innovatori” che nell’arco di alcuni anni diventano “storia vecchia”, artisti che si suicidano, che finiscono in pasto alle droghe, incapaci di tenere il passo con un mondo che li vorrebbe sempre diversi, sempre freschi, sempre nuovi ma sempre in linea con i desideri della massa, che peraltro sono loro inoculati da entità altre, ossia dai media e dalle mode. E le mode a volte sono tutto o il contrario di tutto, perchè è moda anche voler inorridire il pubbliuco con un bicchiere di piscio posto a dimostrare che quell’opera sia un prodotto generato dall’anima interiore dell’artista (i reni 😉 )

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    • Apprezzo molto questo tuo commento, è un ulteriore spunto riflessivo. L’enorme problema di questo buco nero artistico dovuto alle mode porterà solo alla distruzione di quello che da secoli contraddistingue l’intelligenza umana… Come è avvenuto per i libri, prima alla portata di pochi scrittori e oggi alla portata del primo analfabeta auto pubblicatosi, così avverrà per le poche arti ancora rimaste intatte e conoscenza di pochi eletti

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