Kyushu l'”isola infuocata”

Kyushu, localizzata vicino a Corea e Cina, è l’isola più meridionale del Giappone, sicuramente molto affascinante e nota con il nome “l’isola infuocata” perché qui è presente il più grande bacino craterico vulcanico del mondo e sono presenti le sorgenti termali con acque che raggiungono il punto di ebollizione, dette “fonti dell’inferno”; inoltre, qui videro i natali molti samurai.

Proprio per la sua posizione geografica è storicamente considerata la porta attraverso cui i primi commercianti ed esploratori europei arrivarono in Giappone.

Visitandola possiamo vedere Fukuoka, la più grande città dell’isola, ricca di templi perfettamente conservati e di tradizioni, che, nonostante la sua aria di metropoli moderna, mantiene un sapore “antico”. Passeggiando lungo il fiume che attraversa la città ci si può imbattere in numerosi Yatai (bancarelle che vendono specialità locali) dove è in vendita il Tonkotsu Ramen, ossia ottimi noodles in brodo con ossa e carne di maiale. Questa specialità è considerata dalle donne un elisir di giovinezza per via del fatto che il collagene abbonda nei tessuti del maiale ed è utile per mantenere la pelle elastica e giovane.

Altra tappa sicuramente da non perdere è Dazaifu, la piccola cittadina che fu sede del governo dell’isola fino al XII secolo e che oggi è nota per il santuario scintoista Tenmangu dedicato a Michizane, uno studioso del X secolo, considerato una vera divinità, tanto che gli studenti fanno pellegrinaggio al santuario a lui dedicato chiedendo aiuto per il loro futuro lavorativo.

Sempre a Dazaifu ha sede il quarto più grande museo del Giappone, dalla caratteristica forma a onda, completamente eco-friendly, infatti, nel pieno rispetto dell’ambiente, per il riscaldamento della struttura, si sfrutta il calore del suolo.

A Kyushu si trova Kumamoto nota per il castello omonimo e per essere stata scelta come bersaglio per la prima bomba atomica USA, opzione poi non percorsa dai bombardieri a causa della nebbia.

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Proprio a Kumamoto, oggi ancora visitabile, vi è ciò che rimane della residenza della famiglia del famoso samurai Hosokawa Gyobu

Immergendosi nella natura, si può far visita al Parco Nazionale Aso-Kuju dove è presente una caldera della circonferenza di ben 128 Km e che comprende ben cinque vulcani, di cui uno, il Nakadake, ancora attivo e fumante.

Proseguendo si raggiunge Beppu, il centro termale del Giappone, che sembra uscito da un girone dell’Inferno di Dante, con le sue 2700 sorgenti calde e le sue 168 onsen (bagni termali). Curiose sono le fumaiole che si alzano dal terreno e che vengono utilizzate come cucine improvvisate per cuocere e vendere patate aromatizzate e uova sode.

Nella parte alta della città vengono coltivati “i fiori delle onsen”, un prodotto di bellezza a base di zolfo di alluminio che aggiunto ai bagni termali, si dice, che abbia proprietà curative.

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I giapponesi dicono “Beppu è l’Inferno più simile che ci sia al Paradiso”: qui infatti si incontrano sorgenti calde veramente spettacolari, dette: Jikoku (fonti infernali), otto sorgenti dove l’acqua raggiunge e supera il punto di ebollizione. Fra queste, famose sono quella denominata “inferno del sangue” perché l’argilla del terreno rende l’acqua di colore rosso e “l’inferno del mare” così chiamata per il colore cobalto delle sue acque ricche di ferro.

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Shi-re-to-ko “Là dove la terra finisce”

Questo è il nome che gli Ainu, il popolo indigeno che popolava il luogo prima che arrivassero i giapponesi, diedero a questa terra.

E proprio “Là dove finisce la terra”, dove l’uomo si è fortunatamente dato dei limiti, dove la natura è ancora regina: si possono trovare gli ultimi orsi del Giappone e vedere le otarie nuotare in pieno mare.

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Shiretoko è un vero gioiello, classificato dall’Unesco, caratterizzato da rilievi tormentati, scogliere e laghi profondi e dove per arrivarci si affronta un lungo viaggio.

La penisola di Shiretoko protesa si sul Mare di Okhotsk, si trova nella parte nord-est di Hokkaido, l’isola più settentrionale del Giappone, caratterizzata da foreste vergini e diventata un parco nazionale, chiamato appunto Shiretoko National Park.

Questo parco è per lo più privo di strade asfaltate ed alcune sue zone sono visibili solo dal mare, che in inverno è ricoperto da banchi di ghiaccio.

Ho già detto sopra che proprio qui sono presenti gli ultimi orsi giapponesi, ma non solo, è possibile incontrare un’incredibile varietà di fauna selvatica: volpi, i gufi pescatori insieme ad altri uccelli marini, cetacei e leoni marini.

Oltre a ciò, questa terra è anche nota come il regno delle cascate, da quelle dalle acque calde che emanano vapore (Cascate Kamuiwakka), a quelle che si buttano direttamente in mare (Cascate Oshinkoshin), a quelle particolarmente scenografiche (Cascate Furepe).

 

 

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Da ultimo, ma non per bellezza, i laghi di Shiretoko-Goko, immersi nella foresta vergine e conosciuti come “cinque gioielli”.

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Libro, caro amico mio…

Adoro i libri, tanto da provare a mettermi in gioco e provare a sedermi dalla parte di chi li scrive, oltre ovviamente a circondarmi di essi e … di svariati generi.

L’Italia ha dato alla luce a gran parte della letteratura mondiale, nonostante gli italiani, statisticamente parlando, non siano dei fervidi lettori.

Quando entro in una libreria od in una biblioteca, mi sembra di camminare in isola di tranquillità: i libri sono lì, allineati, uno dopo l’altro, in attesa di essere amati.

Considero i libri dei cari amici che mi vengono in soccorso arricchendomi quando intorno a me il silenzio si fa “rumoroso”, che mi rapiscono e diventano delle ancore di salvezza, che mi aiutano e diventano per me un “luogo” sicuro.

Leggere regala emozioni, permette al nostro animo di aprirsi e di soffiare via l’aridità, leggere permette di conoscere, di ricercare, di crescere.

Trovo altresì indispensabile avvicinare i bimbi alla lettura. Un adulto che legge ad alta voce ad un bambino compie un atto d’amore e ciò avrà risvolti importanti per lo sviluppo della personalità del bimbo stesso sia sul piano relazionale, che emotivo, cognitivo, linguistico, sociale e culturale.

In questo periodo di vacanza favorevole ad avere a disposizione un po’ più di tempo libero, non perdete l’occasione di lasciarvi catturare da un buona lettura. A tale proposito permettetemi di segnalarvi:

Per chi ama la poesia

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Il Sentiero dei sogni – Raccolta di Poesie commentate” che riunisce le due pubblicazioni “Riflessi d’Amore – Anime allo Specchio” e “Nell’Abbraccio della Luna – Quando l’Amore rende inutili i Sogni”, recentemente pubblicati a firma mia e di Roberto Pellegrini.
Quello dell’amore (in ogni sua “forma” e “sfumatura”), è, probabilmente, il tema più caro al multiforme mondo dell’Arte, a dimostrazione di due concetti, di per sé anche fin troppo evidenti: che l’Amore rappresenta l’esperienza interiore più “forte”; che l’Arte è il “portavoce” più eloquente  di tutto ciò che, spesso in estrema sintesi, ci piace definire “emozione”…
L’Arte parte da un’emozione, per suscitarne di nuove…; non esiste “piega” dell’Arte che non sia stata coinvolta nella trattazione dell’Amore: Musica, Narrativa, Pittura, Scultura e, ovviamente, Poesia.
Da sempre, la Poesia “canta” l’Amore, in ogni sua “veste”, profondamente consapevole della propria “missione”: rendere conto dell’ “universo” di sensazioni che amare “smuove” all’interno del nostro animo e farne partecipe il lettore.

Per chi ama la lirica giapponese

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All’ombra di un ciliegio – Raccolta di Haiku e Waka” edizione che raccoglie tre volumi di recente pubblicazione a firma di Roberto Pellegrini che, con grande capacita’ di sintesi di pensiero e di osservazione, trasforma ogni emozione in una vera e propria rappresentazione tangibile di un’emozione dell’anima, fermata in un’immagine, accompagnando il lettore verso qualcosa di veramente carico di suggestioni. Come descriveva Matsuo Basho’: “Bisogna dar parola alla luce nella quale s’intravvede qualcosa prima che scompaia dalla mente”. Avvincente la capacita’ dell’Autore di cristallizzare le emozioni, fornendo al lettore spunti di riflessione.

Per chi ama e colleziona aforismi

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Il Giardino dei Pensieri – Raccolta di Aforismi” – edizione che raccoglie tre volumi di recente pubblicazione a firma di Roberto Pellegrini. Tenere tra le mani un libro di aforismi è come tenere tra le mani perle di saggezze.
Molti sono gli appassionati di questo genere di scrittura, che si trasformano quasi in veri e propri collezionisti.
I libri di questo tipo sono spesso raccolte che un curatore raccoglie e seleziona; altre volte, pur trattandosi di aforismi dello stesso autore, risultano essere opere riordinate da terzi studiosi.
Non è il caso di questa raccolta che ha come fulcro l’individuo con i suoi limiti, i suoi vizi, le sue virtù ed i suoi sentimenti, scritto e curato, dallo stesso autore: Roberto Pellegrini.
Il lettore può leggere il libro partendo da qualsiasi pagina, tornando indietro e poi tuffandosi avanti attraverso la propria coscienza, soffermandosi a riflettere, senza passare oltre con la leggerezza che contraddistingue la nostra era.

Per i vostri piccini

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Il magico Mondo delle 17 Filastrocche più una” – La pubblicazione è destinata ad una fascia di età circoscritta tra 0 e 7 anni.
Il libro può essere letto o se utilizzato in ambito scolastico addirittura sceneggiato, ogni bimbo potrà essere coinvolto e impersonare un elemento dei tanti contenuti in ogni filastrocca. Potrà sentirsi parte attiva, giocare e nel contempo socializzare sentendosi parte di un gruppo; arricchire il proprio vocabolario, fantasticare, recitare e dare libero sfogo a tutta la sua spontanea immaginazione, sentendosi parte di un mondo fantastico dove tutto è possibile.
Alimentare la creatività di un piccolo fa di questo piccolo un futuro adulto che avrà imparato a ricercare dentro di sé ogni possibile via per raggiungere gli obiettivi che saranno parte della sua vita futura di adulto

 

La pubblicità oggetto di ben tre mostre in Italia

La pubblicità contaminata dall’Arte e culla di moltissimi talenti creativi è oggetto di tre mostre in Italia.

Pronti via … alla scoperta delle tante storie raccontate dalla pubblicità, amata od osteggiata, ma sicuramente un fenomeno che ha segnato un’epoca.

“Museo Italiano della Pubblicità”

E’ nato a Treviso, città natale di Nando Salce, il primo museo italiano della pubblicità, che raccoglie una collezione di manifesti dall’elevatissimo livello qualitativo, in grado di competere con il Musée des Art Decoratives di Parigi.

Uno straordinario repertorio delle arti grafiche che spazia dai primi del Novecento sino agli anni sessanta, attraverso circa 25 mila pezzi, che diventano un documento dell’evoluzione della società, delle mode e dei costumi.

Quando Nando Salce, nel lontano 1962, donò allo Stato la sua collezione alquanto originale, pochissimi ne capirono il valore. Oggi come spiega il direttore del Museo Marta Mazza: “La Collezione è già impegnata in un progetto finanziato dall’Unione Europea per la conservazione delle opere realizzate tra fine Ottocento e gli anni Quaranta del Novecento con l’ausilio delle nanotecnologie. Il nostro Museo e il parigino Musée de la Publicité (oggi Museé des Arts Décoratives) sono i più importanti in Europa e dalla loro collaborazione possono sortire progetti di rilievo comunitario”.

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“Tutti gli “ISMI” di Armando Testa”

La travolgente fantasia di Armando Testa, senza dubbio il maggior pubblicitario italiano, geniale interprete della propria epoca e anticipatore di fondamentali istanze contemporanee, è ospitata al MART, nelle sale dedicate all’arte contemporanea, in una mostra dal titolo “Tutti gli “ismi” di Armando Testa.

L’esposizione si concentra sulle narrazioni, sui riferimenti visivi, sui temi formali, sulla capacità di costruire mondi immaginari. Attraverso la presentazione di estratti di famose interviste e filmati di repertorio, il percorso di visita è scandito da illuminanti aneddoti raccontati dallo stesso Armando Testa.

Tutti gli “ismi” di Armando Testa vuole testimoniare il dialogo tra il lavoro del creativo torinese e i più vivaci vocabolari culturali. Testa intuì che il mondo stava cambiando e che i linguaggi della modernità diventavano patrimonio comune, identità condivisa. Egli inaugurò un nuovo modo di fare pubblicità, tra metafore, miraggi, sogni, favole, metamorfosi; le sue creazioni risposero ai bisogni primari dello spettatore: divertimento, emozione, coinvolgimento.

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Infine, a partire dal 9 settembre e fruibile sino al 10 dicembre p.v., presso la Fondazione Magnani-Rocca, la pubblicità sarà protagonista della mostra:

“Pubblicità! La nascita della comunicazione moderna 1890-1957”

Volete la salute??
Bevete il Ferro China Bisleri

Era il 22 giugno 1890 e comparve il primo e più antico slogan italiano a cui ne seguirono tanti negli anni successivi.

La mostra, a cura di Dario Cimorelli e Stefano Roffi, ha come obiettivo quello di raccontare la nascita in Italia della pubblicità, dalle sue prime forme di comunicazione semplici e dirette, all’introduzione dell’illustrazione come strumento, al rapporto tra illustrazione e messaggio pubblicitario attraverso i diversi media, dal più conosciuto manifesto, alla locandina, alla targa di latta e poi al packaging della confezione, fino all’arrivo della radio come strumento di comunicazione di massa.

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Il realismo romantico di Mark Arian

Le opere di Arian sono il frutto di un talento artistico naturale e di tanta passione attraverso più di trent’anni di studio e di attenta osservazione.

Mark Arian è nato a Des Noines e sin da bambino, nel Midwest, amava disegnare ritratti dei suoi parenti e ciò che lo circondava; un giorno un suo insegnante gli mostrò come disegnare una barca a remi in prospettiva e questa fu la sua prima esperienza con il Realismo e la spinta verso ciò che sarebbe stata la sua grande passione.

Rembrant ed i pittori olandesi hanno influenzato molto la sua arte, proprio durante una sua visita al Metropolitan Museum of Art di New, a soli 14 anni, fu letteralmente scosso da un dipinto con un profilo di donna di Rembrant.

“Qualcosa si è aperto dentro di me quel giorno che è ancora un’influenza primaria in tutto il mio lavoro: era il chiaroscuro, il brillante gioco di luce e di ombre, che ha evocato un senso di presenza trascendente e sconcertante che non avevo mai visto prima un lavoro d’arte. Rembrandt ha catturato l’anima dei suoi soggetti in un modo che pochi hanno mai fatto. Ha portato una nuova dimensione per l’arte e la vita per me.”

Poco più che ventenne Arian si fece Monaco e l’organizzazione religiosa gli permise di approfondire la sua arte, consentendogli di dedicarsi agli studi 7 giorni su sette per anche più 10 ore al giorno. Durante questo periodo di isolamento, Arian ha aumentato il suo livello di consapevolezza spirituale e ha elevato il suo livello di creatività a una dimensione completamente nuova.

“L’arte, per me, non è solo un mezzo di auto-espressione, ma un mezzo di auto-realizzazione e di crescita personale. Mi sforzo di esprimere le qualità eterne dell’umanità che trascendono le nostre differenze individuali: le archetipiche verità dell’amore, della pace e della bellezza che toccano a tutti noi. Il più grande significato che ho trovato nella mia vita risiede in queste verità fondamentali e per questo voglio trasmetterle attraverso la mia arte “.

Durante i suoi viaggi all’estero, Arian è stato fortemente influenzato da diversi noti artisti europei e ritornato in patria è stato nominato Direttore Artistico del Palazzo d’Oro di Wheeling, dove curò la creazione di murales, vetrate, dipinti ed arazzi.

Terminato questo lavoro, Arian si è trasferito nel Sud California.

Secondo Arian, “le immagini si creano, esprimendo la magnificenza della vita attraverso il mezzo dell’arte”. Nella sua arte c’è una qualità pacifica e incontaminata, che rimane coerente indipendentemente dall’oggetto e proprio la serenità che la sua arte emana cattura i fruitori.

 

Meoto-Iwa e Santuario di Futami Okitama

Nella prefettura di Mie (Giappone), in una posizione da togliere il fiato per la sua vista espansiva sull’oceano, si trovano Meteo-Iwa, due rocce che per la religione shinto sono il simbolo del matrimonio.

Le due rocce sono connesse da una corda, detta Shimenawa e sono soprannominate “le rocce sposate”, infatti rappresentano l’unione di Izanagi e Izanami, i due dèi Shinto da cui è partita la creazione del Giappone, di cui vi ho già parlato qui.

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La corda sacra che collega le due rocce è massiccia e pesa oltre una tonnellata. Viene sostituita tre volte l’anno con tre speciali cerimonie shinto che si tengono a maggio, settembre e dicembre.

I momenti migliori per vedere le rocce sacre sono: l’alba durante l’estate, quando il sole sembra salire tra di loro o la sera del solstizio d’inverno, quando la luna si alza tra esse. Se siete fortunati e trovate una giornata limpida, potrete anche ammirare il Monte Fuji, visibile in lontananza.

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Proprio di fronte a Meoto-Iwa si trova il Santuario di Okitama, un piccolo santuario del mare decorato con centinaia di rane, passeggiando nel quale il corpo e la mente vengono calmati dalla fresca brezza e dal suono dell’infrangersi delle onde del mare.

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Si tratta di un santuario molto popolare ed ha la nomea di essere un luogo favorevole alla fortuna e all’armonia coniugale. Esso è dedicato agli dei Sarutahiko e Ukanomitama. Nella storia dell’origine del Giappone, Sarutahiko guidò Ninigi-no-Mikoto, nipote della dea del sole Amaterasu, sulla Terra, dove è diventato il nonno del primo imperatore della nazione, Jimmu. L’Ukanomitama è una dea associata al cibo e all’agricoltura.

Poco sopra accennavo al fatto che il santuario è decorato da centinaia di rane che sono in Giappone considerate capaci di riportare in sicurezza persone e cose, infatti rana in giapponese si dice kaeru che ha anche il significato di “tornare”. Esse sono considerate anche messaggere del Grande Dio Sarutahiko e devono essere trattate come qualcosa di veramente prezioso. Se passando davanti al mangan kaeru (la rana delle preghiere realizzate) spruzzatela con acqua e il vostro desiderio si avvererà.

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Unmei no akai ito – La leggenda del filo rosso del destino

Sicuramente, almeno una volta, ne avete sentito parlare, l’Unmei no akai ito è una leggenda cinese, in seguito diffusasi tantissimo in Giappone. Tale leggenda racconta che ogni neonato porta, legato al mignolo della mano sinistra, un filo rosso che lo lega già dalla nascita, in modo indissolubile, alla propria anima gemella.

Tale lunghissimo filo è ovviamente invisibile, così come indistruttibile ed unisce le due persone che sono destinate ad incontrarsi, a scegliersi ed a stare insieme per sempre. Spesso le difficoltà che le due persone incontreranno per arrivare a congiungersi sono innumerevoli, ma questo lungo filo, anche se si aggroviglierà, è scritto nel destino, che unirà le due anime.

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Traendola dal libro edito da Mondadori “Dei, Draghi e Eroi della Mitologia Cinese”, ecco di seguito la leggenda:

Durante la Dinastia Tang (regnante dal 618 d.C. al 907) c’era un tale di nome Wei i cui genitori morirono quand’era ancora molto giovane. Una volta diventato grande desiderava ardentemente sposarsi e avere una famiglia, ma purtroppo, per quanto la cercasse, non riusciva a trovare una moglie.

Mentre era in viaggio, giunse un giorno in una città di nome Song, dove trovò alloggio in una locanda. Lì incontrò uno sconosciuto al quale, chiacchierando, espose le proprie difficoltà. L’altro gli disse che la figlia del governatore della città sarebbe stata un buon partito per lui, e si offerse di parlare con il padre della ragazza. Dopodiché i due decisero di rincontrarsi il mattino dopo di buon’ora davanti al tempio vicino alla locanda.

In preda all’ansia, Wei giunse al tempio prima dell’alba, quando la luna era ancora alta in cielo. Sui gradini del tempio, appoggiato con la schiena a un sacco, sedeva un vecchio, intento a leggere un libro alla luce della luna.

Avvicinandosi e data un’occhiata alle pagine da sopra la spalla del vecchio, Wei si accorse di non poterne leggere neppure una parola.

Allora, incuriosito, gli chiese: “Signore, che libro è quello che stai guardando? Fin da bambino ho studiato parecchie lingue e conosco molte scritture, ma mai in vita mia ho visto un libro simile.”
Il vecchio rispose sorridendo: “E’ un libro proveniente dall’Aldilà”.
“Ma se tu vieni da un altro mondo, che ci fai qua?” chiese Wei.

Prima di rispondere il vecchio si guardò attorno, quindi disse: “Ti sei levato molto presto. Di solito non c’è in giro nessuno, tranne quelli come me. Noi dell’Aldilà, incaricati di occuparci delle faccende umane, dobbiamo andare qua e là tra gli uomini, e spesso lo facciamo nella luce crepuscolare dell’alba”
“E di che ti occupi?”
“Dei matrimoni” replicò l’altro.
Allora Wei gli aprì il suo cuore: “Sono solo al mondo fino dall’infanzia, e da molto tempo avrei voluto sposarmi e avere una famiglia. Per dieci anni ho cercato invano una sposa. Adesso spero di sposare la fanciulla del maresciallo. Dimmi, si realizzerà la mia speranza?”
Il vecchio guardò il libro e rispose: “No. Non è la persona a te destinata. In questo momento quella che sarà tua moglie ha solo tre anni, e la sposerai quando ne avrà diciassette.”

Deluso dall’idea di dover aspettare tanto, Wei notò il sacco cui il vecchio si appoggiava e gli chiese cosa contenesse.
“Filo rosso per legare i piedi di mariti e mogli. Non lo si può vedere, ma una volta che sono legati non li si può più separare. Sono già legati quando nascono, e non conta la distanza che li separa, né l’accordo delle famiglie, né la posizione sociale: prima o poi si uniranno come marito e moglie. Impossibile tagliare il filo. Sicché, visto che sei già legato alla tua futura moglie, non c’è niente da fare” rispose il vecchio.
E alla nuova domanda di Wei il vecchio replicò che la futura sposa non viveva lontana da lì, e che era la figlia della vecchia Chen, che aveva un banco sul mercato.
“Posso vederla?”
“Se davvero lo desideri, te la mostrerò, ma ricordati che il tuo futuro non cambierà.”

Ormai l’alba era spuntata e, visto che l’uomo che attendeva non si vedeva, Wei tutto eccitato seguì il vecchio al mercato.
Dietro la bancarella di frutta e verdura stava una povera vecchia cieca da un occhio, con una bambinetta al collo di circa tre anni, tutte e due vestivano di stracci.
“Ecco tua moglie” fece il vecchio indicando la piccina, e Wei replicò in preda alla delusione: “E se io la uccidessi?”
“E’ destinata a portare ricchezze, onori e rispetto alla tua famiglia. Qualsiasi cosa tu faccia, non puoi cambiare il destino” e così dicendo il vecchio scomparve.

Profondamente deluso e incollerito con il messaggero dell’oltretomba, Wei lasciò il mercato con intenzioni omicide. Trovato un coltello e resolo affilato come un rasoio, lo diede al suo servo dicendogli: “Hai sempre eseguito i miei ordini. Adesso va’ a uccidere quella bambina, e io ti compenserò con cento pezzi di rame.”
Il giorno dopo il servo, nascosto il coltello nella manica, andò al mercato e, celato tra la folla, si fece strada fino alla vecchia e alla bambina. Di colpo cavò il coltello, colpì la piccola, si voltò e scappò via, confondendosi con la folla strillante in preda al panico.
“Ci sei riuscito?” gli chiese Wei quando il servo si presentò.
“Ho cercato di colpirla al cuore, ma invece l’ho colpita tra gli occhi”
Il ragazzo ricevette il compenso pattuito e Wei, sollevato all’idea di essere libero di sposare chi volesse, continuò la sua solita vita, e col tempo si scordò dell’intera faccenda.

Tuttavia i suoi tentativi di trovare moglie furono vani, e così trascorsero quattordici anni. A quell’epoca lavorava in una località chiamata Shiangzhou, e le cose gli andavano molto bene, tanto che il suo superiore, il governatore locale, gli offrì in moglie la propria figlia. Così finalmente Wei ebbe una moglie bella e di ottima nascita, una diciassettenne che amava moltissimo.
Non appena la vide Wei notò che la ragazza portava sulla fronte una pezzuola che non si toglieva mai, neppure per lavarsi e dormire. Non le chiede nulla, ma la cosa non cessava di incuriosirlo. Poi, parecchi anni dopo, si ricordò all’improvviso del servo e della bambina al mercato, e decise di chiedere alla moglie la ragione della pezzuola.

Piangendo lei gli rispose: “Non sono la figlia del governatore di Shiangzhou, bensì sua nipote. Un tempo mio padre era il governatore di una città di nome Song, e là morì. Ero ancora piccola quando morirono anche mia madre e mio fratello. Allora la mia governante, la signora Chen, ebbe pietà di me e mi prese con sé. Avevo tre anni quando mi porto con sé al mercato, dove un pazzo mi accoltellò. La cicatrice non è scomparsa, e per questo la copro con una pezzuola. Circa sette od otto anni fa, mio zio ritornò dal Sud e mi prese con sé, per poi maritarmi come se fossi stata sua figlia.”
“La signora Chen era per caso cieca da un occhio?” chiese Wei.
E la moglie stupita: “Sì, ma come lo sai?”
“Sono stato io a cercare di ucciderti” spiegò Wei profondamente commosso “Com’è strano il destino!”
Dopodiché raccontò l’intera storia alla moglie, e adesso che entrambi sapevano tutta la verità, si amarono più di prima.
Più tardi nacque loro un figlio che divenne un alto funzionario, e godettero di una vecchiaia felice e onorata.

… e se tutto questo non fosse solo leggenda? Del resto nessuno può negare che spesso molti incontri fanno battere il cuore, ma uno solo soltanto fa vibrare l’anima e l’amore che nasce è un miracolo misterioso e prezioso.

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Questo amore è del tutto speciale: sopravvive e continua ad alimentarsi anche se vi sono ostacoli, come per esempio la lontananza; questo amore possiede un’energia tale da andare oltre il tempo e lo spazio e da durare per sempre.

Proprio questo amore è oggetto di due libri che mi hanno visto coautrice di Roberto Pellegrini – “Riflessi d’amore – Anime allo specchio” e “Nell’Abbraccio della Luna – Quando l’Amore rende inutili i sogni” – che da domani saranno anche disponibili in un’unica pubblicazione che porterà il titolo Il Sentiero dei Sogni – Raccolta di Poesie Commentate

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