Haute Couture … a bocce ferme

Si è conclusa la settimana dell’Haute Couture parigina dedicata alla prossima stagione invernale. Ci sono stati 5 esordi (A.F. Vandevorst, Azzaro, Proenza Schouler, Rodarte e Ronald van der Kemp) ed un ritorno dopo ben sei anni di assenza di Azzedine Alaia, insieme ad altri 30 nomi di storiche aziende.

La Haute Couture è un’arte, l’ arte dell’“alta moda”, nella quale ogni creazione è particolarmente raffinata ed elaborata. Ogni capo è realizzato a mano ed è il frutto di un team di lavoro che spazia dagli stilisti, ai sarti, agli artigiani specializzati, infatti solo le case di moda riconosciute dal Ministero dell’Industria francese possono fregiarsi del titolo Haute Couture.

Si sa, ognuno ha i propri gusti ed ognuno il proprio stilista preferito, ma al d là di questo vale la pena sottolineare che ciò che è emerso da questo ultimo evento è che regna un po’ di confusione, sembra quasi che l’alta moda stia perdendo un po’ della propria vera identità. Alcune colleziono sembravano più prêt-à-porter che haute couture e non si è ben capito se questo spazio ora viene utilizzato per fare sperimentazione o per fare assurgere nuovi marchi prêt-à-porter. Insomma tutto un po’ sovvertito.

Non possiamo certo affermare che alcune sfilate non siano state all’altezza, ma nemmeno dire che sia stata una delle migliori edizioni.

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