La cerimonia giapponese del Koh-do, un po’ tradizione ed un po’ gioco

L’incenso o Koh in lingua giapponese fu introdotto dalla Cina in Giappone nell’epoca Asuka (538-710 d.C.) insieme al buddismo.
Dapprima l’usanza di bruciare incenso nelle proprie abitazioni si diffuse nelle case dei nobili e dei samurai, dove i vari profumi venivano mescolati ed impastati con il miele. Poi, durante l’epoca Heian i nobili presero ad usare il Koh per profumare i kimono ed a creare le regole di questi riti dando vita all’arte di bruciare l’incenso che prese il nome di Koh-do, ossia la via dell’incenso. Vi erano delle vere e proprie gare dove venivano premiati coloro che realizzavano la miscela più idonea ad essere abbinata ad una poesia o ad un racconto, a rappresentare una stagione o un ambiente.

Nel tardo periodo Edo, l’incenso fu introdotto negli spettacoli teatrali di “Kabuki” e da qui entrò nella vita quotidiana della gente comune.

Pian piano che il Giappone si occidentalizzava, quest’arte rischiò di andare perduta, ma essendo la cultura delle tradizioni giapponesi, molto apprezzata anche all’estero, si riscoprì la bellezza e l’armonia di quest’arte.
La fragranza dell’incenso viene considerata preziosa nell’offrire la capacità di entrare con calma e serenità nella nostra mente e ritrovare pace ed equilibrio spirituale.

Ecco di seguito le “10 Virtù del Koh”:

  • Apre l’anima alla spiritualità.
  • Purifica il corpo e la mente.
  • Rimuove le impurità.
  • Favorisce lo stato d’attenzione.
  • E’ compagno nei momenti di solitudine.
  • Negli stati di stress, offre un momento di pace.
  • Non stanca anche se usato abbondantemente.
  • Anche se ne hai poco, riesci a esserne soddisfatto.
  • Il tempo non altera le sue qualità.
  • Anche utilizzato tutti i giorni non provoca problemi.

Tra i fondatori del Koh-do ci sono Sanetaka Sanjonishi, nobile di corte d’alto rango, Sôshin Shino, samurai che ha studiato il Jinkoh  e degli uomini di lettere come Sogi et Shohaku.
Più tardi il Koh-do si divise in diverse scuole, delle quali due sono sopravvissute fino ad oggi: la scuola Oie-ryu a la scuola Shino-ryu.
La prima, fondata da Sanetaka Sanjonishi, ha dato forma alle regole e ai metodi della cerimonia del Koh-do, ponendo l’accento sugli aspetti letterari dell’incenso.
La seconda, Shino-ryu, viene organizzata in modo più sistematico e attribuisce una importanza considerevole alle formalità rituali.

Oie-ryu perpetua l’incenso come una forma di gioco trasmesso dai nobili di corte alle altre classi sociali durante il periodo Heian. Shino-ryu, da parte sua, si è diffusa tra le classi dei samurai e dei grandi mercanti.

Il Koh-do o Via dell’incenso si svolge in una specie di gioco chiamato “ascolto dell’incenso”: si ritiene infatti che apprezzare questa fragranza sia un processo simile all’ascolto di una musica, non a caso oggi i profumieri classificano i profumi come note.

Per il Koh-do vengono utilizzati tre ingredienti principali: Byakudan (legno di sandalo) il Kyara ed il Jinkoh (legno di aloe), quest’ultimo avvolto da una leggenda che narra che nel 595 un pezzo di Jinkoh si incagliò su una spiaggia e la gente lo utilizzò come legna da ardere, rimanendo stupida dall’inebriante odore aromatico che si sprigionava. Per questo una parte di quel legno venne donata all’Imperatore.

La cerimonia si svolge in una stanza con un numero di giocatori che varia da sei a quindici che si siedono di fronte al teishu (oratore) e al komoto (presentatore dell’incenso). Tutti i partecipanti segnano su di un foglio le loro impressioni rispetto ai vari incensi proposti.

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