Agropoli e le sue leggende

“E che cos’è quell’alta rupe che ci appare lastricata fino in cima da campicelli come da un elegante geometria? E perché l’erba, quasi azzurra su quella rupe, trascolorisce irrequieta, come da un sottopelle di tatuaggio a una scorticatura smaltata? Ne vedrò più tardi l’altra anca, nuda e scabra: è la punta di Agropoli, e, come un canguro, sulla sua pancia, nascondendola al mare, porta la sua città: un’unica strada che le case fanno stretta, che bruscamente diventa quasi verticale, e ci offre una prospettiva di gente sparsa in moto.”

Così Giuseppe Ungaretti ritrasse Agropoli nella sua opera “Il deserto e dopo” . Egli visitò il borgo all’inizio degli anni trenta, ne fu rapito e non mancò di definire il Cilento una “terra ospitale, terra d’asilo!”.

Agropoli è un antico borgo marittimo che si affaccia su di un mare cristallino in provincia di Salerno, ricco di storia e tradizioni, nonché di leggende ricche di fascino, come quelle che riporto qui di seguito.

La leggenda dei Gabbiani

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Ad Agropoli si dice che chi uccida o scacci i gabbiani, attirerà su di sé l’ira del Signore. Ciò perché un’antica storia narra che essi siano le anime di un gruppo di pescatori morti in mare e che, volando, indichino l’arrivo di una bonaccia o di una tempesta.

Nel XVIII secolo ci fu un periodo di grande carestia, durante il quale mancava ogni forma di sostentamento, solo il pescato permetteva agli abitanti la sopravvivenza.

Ad un certo punto, il mare in tempesta impedì ai pescatori, per molti giorni, di dedicarsi alla pesca. Un gruppo di giovani, nonostante ciò, in considerazione delle condizioni disastrose in cui versavano le loro famiglie per mancanza di cibo, decise di avventurarsi ugualmente in mare.

Purtroppo non fecero più ritorno perché le loro barche furono inghiottite dal mare, lasciandoli senza speranza di salvezza.

San Pietro e San Paolo provando pietà, decisero di trasformarli in gabbiani, affinché in futuro, segnalassero le tempeste.

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La leggenda della Regina Verde, una grande storia d’amore sopravvissuta alla distanza e al destino avverso.

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Si dice che quando i Saraceni sbarcarono ad Agropoli, tra di loro c’era un’unica donna, Ermegalda, figlia del condottiero.

Essi divennero i padroni di tutto il territorio e il comandante si fece incoronare re insieme alla sua bella figlia, che aveva però il volto di colore verde e fu soprannominata Regina Verde.

Il suo bell’aspetto la rendeva oggetto delle attenzioni di molti giovani, ma lei, durante una passeggiata alla baia di Trentova, si innamorò perdutamente di un pescatore e con lui prese a trascorrere intere giornate e cosa curiosa il suo viso, giorno dopo giorno, diventò sempre più roseo.

Purtroppo, un giorno, il pescatore rimase vittima di una tempesta, la Regina lo attese inutilmente per tre giorni e tre notti, ma quando comprese che il suo amato non sarebbe più tornato si gettò dalla rupe per raggiungerlo in mare.

Il Dio del mare ebbe pietà di lei e la trasformò in ninfa. Ella prese a vivere in una grotta e nelle notti di tempesta, qualcuno dice che si avvertano ancora le sue urla disperate.

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Infine, un racconto che mescola la storia alla leggenda, lo scoglio di San Francesco

scoglio_sanfrancesco1

Il santo passò da queste terre nel 1222, durante i suoi pellegrinaggi e le tracce tangibili della sua presenza sono raccolte in una pietra che emerge dal mare con la sua nuda croce e in un convento (oggi adibito ad abitazioni) che anni dopo la sua morte, fu eretto di fronte.

La leggenda narra che durante la sua predicazione San Francesco si rivolgeva ai pesci e agli uccelli su quell’isola, davanti ad un popolo incredulo di pescatori.

Pare che una prova della magia di quel luogo emerga in occasione delle mareggiate più impetuose: l’acqua non supera mai lo scoglio, accettando di carezzarlo soltanto, in un moto di eterna preghiera.

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Dedico questo post a Roberto Pellegrini che davanti a questo mare cristallino, ispirato dalla magia del luogo, ha scritto e mi ha dedicato molte delle sue poesie.

Una fra queste “Risacca“, inserita nel nostro libro: “Riflessi d’Amore: Anime allo Specchio” che qui di seguito posto corredata dal mio commento.

Nudo è l’abbraccio
del mare
sul tuo corpo nudo
e sull’anima appena
vestita
dei rochi bisbigli adagiati
sull’andirivieni dell’onda,
nell’ora assolata.
E’ lì,
che ora vive il mio cuore:
nel palpito antico e sfuggente
della risacca. Cullato
tra gioie ed inganni,
tra ieri e domani
ora sfioro
il tuo passo, ora indietro
in un breve frangente
mi perdo,
in attesa
di un tempo sicuro…
E s’arrende
il mio misero pianto all’invito
lontano
del canto veloce di un bianco
gabbiano.

“Desidero che il mare mi tocchi, mi faccia respirare il mondo e i suoi perché, mi regali un istante eterno, che porterò con me come ricordo indelebile. Il mare è il mistero in cui mi immerge per ritrovare la mia vita. Il mare” così scriveva Stephen Littleword.

… e il mare è il mistero in cui si immerge anche l’autore di questa poesia, per ritrovare il contatto con l’amore lontano. Amore che è vita.

Il mare: la sua immensità, il suo lento movimento, il suo dolce continuo infrangersi in una giornata assolata.

L’uomo: la sua solitudine, i suoi sogni, i suoi ricordi, la sua anima, in una giornata vissuta lontano dal suo amore.

Il mare è il suo specchio dove si perde nell’”attesa di un tempo sicuro” e, quasi d’incanto, sovviene la serenità, volgendo lo sguardo verso la linea blu dell’orizzonte, contemplando, speranze, sogni e desideri, disincantato solo dal “canto veloce di un bianco gabbiano”.

Mare, piacevole compagno di riflessioni!

 

 

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2 pensieri su “Agropoli e le sue leggende

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