Costantin Brancusi, l’uomo che intentò causa agli Stati Uniti

Constantin Brâncuşi nacque a Peştişani, in Romania, nel 1876 e dopo aver frequentato l’Accademia di Bucarest compiendo studi di scultura, si trasferì a Parigi per iscriversi all’Ecole des Beaux-Arts.

Egli non fu mai membro di un movimento artistico organizzato, anche se frequentò per un certo periodo molti dadaisti.

 

Nel 1926 fu al centro del “Caso Brancusi”, una vera e propria battaglia culturale e poetica che fece irrompere il concetto di arte e di astrazione niente meno che nel sistema giuridico statunitense. Vediamo nel dettaglio.

Brancusi, decise di esporre negli Stati Uniti una sua scultura: “Bird in Space” – 1923, dalle forme molto stilizzate, tanto che un funzionario di dogana, quando aprì la cassa decise di classificare l’opera come “Kitchen Utensils” e si rifiutò di renderla duty free, come previsto dal paragrafo 1704 del Tariff Act del 1922, relativo alle opere d’arte.

early-modern-art-1900-1940-71-728

Egli dovette pagare circa 240 dollari, ma decise che quello scandalo non sarebbe finito lì ed intentò causa contro gli Stati Uniti. Il processo durò due anni e ci furono sei testimoni a favore di Brancusi: il fotografo Edward Steichen, lo scultore Jacob Epstein, l’editore della rivista The Arts Forbes Watson, l’editore di Vanity Fair Frank Crowninshield, il direttore del Brooklyn Museum of Art William Henry Fox ed il critico d’arte Henry McBride.

Il dibattito fu acceso e portò ad una sentenza favorevole all’Artista: “L’oggetto considerato… è bello e dal profilo simmetrico, e se qualche difficoltà può esserci ad associarlo ad un uccello, tuttavia è piacevole da guardare e molto decorativo, ed è inoltre evidente che si tratti di una produzione originale di uno scultore professionale… accogliamo il reclamo e stabiliamo che l’oggetto sia duty free … che abbiamo o no simpatia per le idee nuove o quelli che le rappresentano, pensiamo che la loro esistenza e la loro influenza nel mondo… vada presa in considerazione”.

Constantin Brancusi muorì a Parigi nel 1957.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

Tecniche di decorazione dei kimono

Spesso osservando un kimono si resta stupefatti dalle decorazioni che vi si ammirano. Quale tradizionale abito nipponico, possiede una lunga storia e con la sua evoluzione sono variate anche le tecniche di decorazione utilizzate per la sua realizzazione. Alcune tutt’oggi utilizzate, altre abbandonate, ma sicuramente vale la pena conoscerle un pochino.

Ricamo

Il ricamo, giunto in Giappone dalla Cina, viene utilizzato dagli artigiani giapponesi per arricchire kimoni lussuosi o nunziali. Il lavoro viene eseguito utilizzando la seta e fili d’oro e d’argento che, non potendo essere cuciti, vengono adagiati e poi fissati con la seta stessa. Coloro che si appassionano a tale mestiere, imparano ben 46 tecniche differenti, suddivise in svariati corsi, sempre più difficoltosi. Read more…

Twilly d’Hermes

Hermes ha lanciato sul mercato un nuovo profumo, che ha preso ispirazione dalle sciarpe di seta strette, chiamate appunto twilly, una vera icona della casa.

hermestwilly10

Un profumo pensato per il pubblico giovane, il cui “naso” è Christine Nagel. Fresco, vivace e floreale, sa di libertà, ma contiene un pizzico di audacia.

Gli ingredienti principali sono: lo zenzero, la tuberosa ed il legno di sandalo ed è racchiuso in una bottiglia quadrata, arrotondata sui bordi, di color pesca, sormontata da un tappo nero; non poteva mancare un nastro attorno al collo della bottiglia con un motivo colorato, proprio a ricordare le twilly.

1503034469-219677785_n

 

Settembre! Tempo di passerelle…#21

Balmain

In un’esplosione di fiori Olivier Rousteing porta in scena una collezione carica di sex-appeal, mirata ad esaltare la massima femminilità. Gran bella collezione!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Carven

Al suo debutto alla direzione artistica del marchio, Serge Ruffieux propone una collezione del tutto sperimentale. Personalmente non mi colpisce.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Chloé

Anche qui un debutto, Natasha Ramsay-Levi lavora sui contrasti, non riesco a definire femminile la collezione che ha vagamente un sapore rock. Lontano dai miei canoni.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Loewe

JW Anderson da il meglio in questa collezione che è un mix fra folk, artigianalità e materiali nuovi. Non lo adoro.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Off-White

Praticamente il guardarona di Lady Diana Spencer rivisto in chiave contemporanea. No, no, proprio no.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Pompei: aperti il complesso di Championnet e la Casa del Marinaio

Dopo gli interventi di restauro, sono stati aperti per la prima volta al pubblico il complesso di Championnet e la Casa del Marinaio dove vi sarà un’esposizione di reperti originali lì ritrovati.

Con l’apertura delle Case di Championnet e del Cortile delle Murene, è stato consegnato al pubblico, per intero, tutto il Complesso che comprende anche la Casa dei mosaici geometrici e gli Edifici municipali affacciati sul Foro.

Il quartiere residenziale ubicato tra la terrazza del Santuario di Venere e le Terme del Sarno, prende nome dal generale Jean Étienne Championent che “nel periodo della presenza francese a Napoli, dopo la fuga di Ferdinando IV di Borbone nel 1799, fu grande fautore delle ricerche a Pompei che all’epoca si concentrarono nella zona”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Si tratta del fulcro della vita civile, economica e religiosa di tutta la città, proprio per la sua vicinanza al Foro e presenta grandi domus poste su terrazze con vista panoramica sul Golfo, di proprietà di ricchi esponenti del ceto aristocratico. Infatti risultano essere assai diverse dalle tradizionali domus ad atrio.

Possibile visitare anche i sotterranei (ipogei) dove sono stati esposti oggetti tipici dell’ambiente: il mortaio per macinare, tritare e mescolare gli ingredienti, olle per la bollitura, tegami per friggere e pentole, al di sopra di un tripode in ferro.

In un altri ambienti si trovano coppe in bronzo, fusi in osso per la tessitura, spilloni in osso, lucerne, brocche in bronzo, elementi di collane, statuette, frammenti di affresco, e di intonaci.

Inoltre è aperta al pubblico anche la Casa del Marinaio che deve il suo nome al mosaico visibile all’ingresso che raffigura sei navi ormeggiate nei rispettivi arsenali. L’edificio è dotato di un impianto termale privato e di un ampio sotterraneo adibito a panificio.

Infine completato anche il restauro della fontana del Gallo, l’unica in marmo ritrovata a Pompei, le altre sono tutte di pietra calcare.

dscf3932

Settembre! Tempo di passerelle…#20

Dries Van Noten

Collezione molto fluida che dona alla silhouette morbidezza ed eleganza, molto chic i colori e bellissima l’idea di applicare foulard in particolari drappeggi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lanvin

Debutta Olivier Lapidus come direttore creativo del marchio e punta su una collezione dalle linee semplice ed eleganti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Maison Margiela

La moda onirica e alquanto rivoluzionaria di John Galliano per Margiela rende poco portabile la collezione. Io passo la mano.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Rochas

Tutta ispirata all’oriente la collezione che Alessandro dell’Acqua mette in scena. Colori brillanti e ricchi ricami rendono il tutto carico di suggestione.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Y/Project

Collezione alquanto sperimentale, dalle forme drappeggiate e avvolte in spirali ed ellissi. Non mi fa impazzire.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Yves Saint Laurent – ben due Musei a lui dedicati

E’ ormai prossima l’apertura di due Musei, uno a Parigi e l’altro a Marrakech, dedicati al grande couturier, a quindici anni dalla chiusura della maison che portava il suo nome.

32

Fu infatti nel 2002 che a gennaio ci fu l’ultima sfilata messa in scena da un uomo di altissimo talento e grande magnetismo, che amava l’arte e che collezionò insieme al suo compagno Pierre Bergè circa 730 opere tra pitture, sculture, mobili e reperti archeologici. Solo sei anni dopo, morì e le sue ceneri sono conservate nei giardini Majorelle di Marrakech, in Marocco, un complesso botanico, insieme alla villa color indaco, di sua proprietà.

Il prossimo 19 Ottobre sarà inaugurato proprio a Marralech un Museo dedicato alla sua genialità creativa, dove nei 4000 metri quadri troveranno anche spazio una galleria, una biblioteca, un auditorium, una libreria ed una caffetteria. Bergè, recentemente scomparso ha dichiarato: “Quando Yves Saint Laurent scoprì per la prima volta Marrakech nel 1966 rimase così incantato dalla città che decise immediatamente di acquistare casa qui e vi tornò regolarmente. È perfettamente naturale, 50 anni dopo, costruire un museo dedicato alla sua opera, così ispirata da questo Paese”.

ysl-museum-slide-0c9t-superjumbo

Saint Laurent amava particolarmente il Marocco, tanto che dichiarò: “In Marocco mi resi conto che la gamma dei colori che usavo era quella degli zelligi, dei zouacs, dei djellabas e dei caftani.L’audacia da allora riscontrata nel mio lavoro la devo a questo Paese, alle sue armonie potenti, alle sue combinazioni ardite, al fervore della sua creatività. Questa cultura è diventata la mia, ma non mi bastava semplicemente assorbirla. L’ho presa, trasformata e adattata”.

Poco prima, a Parigi, il 3 Ottobre p.v., proprio dove la maison fu fondata in Avenue Marceau, si inaugurerà un museo dove troveranno spazio 50 modelli emblematici, accessori, schizzi, foto e video. E’ stato definito “un museo di conoscenza, riconoscimento e interconoscenza”, che illustrerà tutto il processo creativo degli abiti, il lavoro dello stilista e parte del suo patrimonio artistico.

06_museo_yves_saint_laurent-kpwh-835x437viaggi24-web