Antonio Ligabue: uomo fragile, artista geniale

Antonio Ligabue: un uomo fragile e disadattato, perennemente alla ricerca di sé stesso; una vita segnata dalla sofferenza e dalla sfibrante lotta per la sopravvivenza, un’arte fatta di colori accesi, di lotte feroci tra animali in conflitto.

Il disagio e l’angoscia emerge nella pittura di Antonio Ligabue, un modo di dipingere che che nasce dall’interiorità angosciata di quest’uomo, devastata dalla solitudine e da un’esistenza durissima.

Ligabue nacque a Zurigo nel 1899, da un’emigrante italiana, non conobbe mai il suo vero padre e detestò il patrigno molto violento che gli diede il cognome: Laccabue, dal pittore poi cambiato in Ligabue, quasi a volersi liberare da ogni legame con quell’uomo da lui tanto odiato.

Venne dato in adozione ad una famiglia di pochi mezzi economici, fu mal nutrito e soffrì di rachitismo, tanto da avere un aspetto sgradevole anche da adulto. A causa del suo carattere poco sociale ed instabile venne espulso dalla scuola ed in seguito anche dalla Svizzera. Giunse in Italia e fra un ricovero psichiatrico ed un altro, visse di vagabondaggio, fino a quando grazie ad un aiuto di un ospizio situato a Gualtieri vicino a Reggio Emilia, Ligabue cominciò a dipingere.

La sua instabilità mentale lo portò a commettere spesso azioni di autolesionismo che furono la causa di un ricovero in manicomio. Solo nel 1941, dopo l’incontro con lo scultore Mazzali, che lo ospitò in casa sua, tornò ad essere libero.

Nonostante le sue opere cominciassero ad essere notate, la sua fragilità psichica non si risolse e, purtroppo, “il muro” tra lui ed il mondo non crollò mai.

Sempre alla continua ricerca di sé stesso e dell’affetto mai ricevuto; famosa è la sua frase: “Dam un bès – dammi un bacio”, quasi ad implorare un gesto di amore da un suo simile, dai suoi quadri si evince netto un rapporto migliore con gli animali, dei quali, spesso, imitava anche i versi.

Maurizio Vanni, disse: «Ligabue è un randagio della cultura, un artista libero dentro che, alla vulnerabilità emotiva congenita, ha unito grandi tragedie personali vissute nell’infanzia e nell’adolescenza; la sua cosciente follia, la sua istintività primitiva, il suo lasciarsi trasportare da eccessi emotivi lo hanno reso unico nel panorama delle arti visive del secolo scorso».

Antonio Ligabue morì nel 1965.

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14 pensieri su “Antonio Ligabue: uomo fragile, artista geniale

  1. Un genio inconsapevole della propria grandezza che ha davvero vissuto la propria inarrivabile Arte. Ricordo lo splendido sceneggiato anni 70 sul tema, con un Flavio Bucci in gran spolvero…

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  2. Pingback: Antonio Ligabue: uomo fragile, artista geniale — Mme3bien | Alberto Valli Fassi von Karuck Soheve

  3. Ligabue dovrebbe esser proclamato santo: ma la Chiesa non farà mai un passo del genere e poi a Ligabue fargli una cosa del genere procurerebbe una delle sue terribili crisi. Lasciami in pace Ligabue, che dorma cullato dall’oblio. Ammiriamo i suoi quadri e quelli come lui che in questi tempi di guerre … vengono emarginati ancora di più.

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  4. Quando la Tv nazionale mandò in onda lo sceneggiato sulla vita di Ligabue non perdevo una puntata: c’era quel suo modo di introverso furioso mi emozionava. attingeva forse all’anima fantastica di un bambino quando inizia a guardarsi intorno.

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  5. Personalità fragile, la sua arte come un rifugio nella fantasia rispetto al mondo che lo circondava. Sono stata a Gualtieri qualche anno fa, un paese molto bello, magico, che lo ricorda riconoscendolo come un artista geniale. Bellissimo post. complimenti! 😀

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      • Sì, lo so, i suoi dipinti, infatti, sono pieni di particolari, e i suoi disegni non sono mai studi preparatori o abbozzi delle tele, ma esercizi autonomi contraddistinti da tratti nervosi, a volte ricalcati, caratterizzati spesso da segni non puliti ma decisamente espressivi. L’ho studiato a fondo perché mi piace molto, al contrario di altri artisti “naif”, tra virgolette per quanto lo riguarda, perché “Al matt.” non credo rientri in alcuno stile che si possa categorizzare. Le opere figurative di Ligabue, traboccano di nostalgia, di una violenza ancestrale, di paura e di eccitazione, di dettagli minuziosi trasformandosi col passare del tempo in colori violenti e dalla pennellata convulsa. Un’anima tormentata, un’arte genuina,

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      • Scusami, mi è partito il commento prima di finirlo, ma, rileggendolo, va bene anche così … lo lascio in sospeso sulla virgola penso si capisca il senso di quello che volevo dire, “il matto” mi piace moltissimo e lo considero più che un genio! Ciao, grazie per averne parlato. 😀 😀 😀

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