Inconvenienti del mestiere

Mi è stato segnalato da un’amica il problema che alcuni commenti finivano in spam.

Purtroppo tutto ciò è capitato a mia insaputa, solitamente io elimino solo commenti che contengono pubblicità di vario tipo, anche subliminale, non era certo questo il caso.

Ho rimediato prontamente approvando i commenti che ingiustamente erano stati giudicati spam e chiedo scusa a coloro che erano fra questi.

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Il tatami – viene dal passato, ma…

… continua ad essere più che mai attuale, tanto che anche se la modernizzazione del dopoguerra, ha stravolto i canoni costruttivi e gli arredi delle case giapponesi, in quasi tutte le case non si è rinunciato a possedere il pavimento in tatami o ad allestire almeno una camera con questo tipo di pavimento che, con il suo profumo ed il suo colore, crea un’atmosfera molto calda e rilassante.

L’utilizzo di questo tipo di pavimentazione è molto confortevole, il tatami, infatti, non è compatto, duro e nemmeno freddo. Solitamente la loro forma è rettangolare ed un lato è il doppio dell’altro, essi vengono posizionati in modo da riprodurre asimmetrie ed effetti ad incastro. Al giorno d’oggi si considera di buon auspicio la disposizione del tatami a forma di T. Read more…

Saremo – by Roberto Pellegrini

Saremo

Abbraccerò i tuoi silenzi,
con le mie parole,
e quando sarà il tuo cuore
a parlare, io gli preparerò un tappeto
di attenzioni. Sarò il tuo cielo
se vorrai volare, e quando tra noi
inventerai distanze, io spiegherò le ali,
per raggiungerti. Sarò la notte
profonda, per i tuoi sogni e tu
sarai il sogno di tutte le mie notti…
Saremo l’erba e il deserto, l’acqua e la sabbia;
il fiore di ciliegio e la foglia d’autunno;
saremo l’uragano e la bonaccia, il coraggio e la paura…
Saremo la vita che ci regaleremo…

by Roberto Pellegrini

Se osserviamo l’intero Universo ci accorgiamo che tutto si basa sul rapporto tra gli opposti: notte e giorno, luce ed ombra, maschile e femminile, spirito e materia, visibile ed invisibile; proprio nella filosofia taoista proprio l’eterno essere complementari dello Yin e dello Yang genera tutto ciò su cui i sensi poggiano. Bilanciare queste forze così opposte, quanto complementari non è facile, quando in una coppia ciò avviene: è una magia.

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L’amore è talmente autentico da trasformarsi in dono assoluto di sé, della propria ricchezza, della propria vitalità, quasi a travasarsi nel partner. Tutto si trasforma in premura ed interesse per la crescita ed il benessere della persona amata. E’ disponibilità a soddisfare le attese ed i bisogni dell’altro. E’ soprattutto rispetto ed impegno nel saper cogliere l’interiorità del proprio compagno/a.

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Ho letto, non ricordo più dove, ma mi ha colpito profondamente: “La mia anima aveva riconosciuto la tua, mi sentivo a casa”, proprio così, credo che quando si prova questo tipo di sensazione, si può pensare di sfiorare l’essenza dell’amore e la piena complementarietà e compenetrazione.

La vita che si è pronti a regalarsi l’un l’altro è fatta di resilienza di coppia dove i partner possiedono la capacità condivisa di reagire ai cambiamenti e di riequilibrare ed armonizzare il proprio nucleo, perché stare insieme è un’opzione che si rinnova giorno per giorno.

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SICIS – L’azienda che ha traghettato il mosaico…

… dalla storia secolare alla contemporaneità.

L’azienda nacque a Ravenna nel 1987 e festeggia, quest’anno, i suoi trentanni proponendo, nella città natale, a Palazzo Rasponi dalle Teste, la mostra “Destinazione Mosaico”, fruibile sino al 7 gennaio 2018.

Da sempre la SICIS ha coniugato il rispetto per la tradizione con il desiderio di innovazione: guardando a modelli di insuperata rilevanza storica, ma con il medesimo sguardo rivolto alla contemporaneità e al mondo di domani. Anche sul fronte dei materiali, la sperimentazione è continua, in una linea che prende origine dal passato ma che sfocia nel futuro: le tessere in pasta vetrosa si affiancano così a quelle in marmo, in pietre e in metalli – dall’acciaio fino all’oro e al platino.

Sul fronte della produzione il criterio resta il medesimo: la tradizione dell’artigianalità unita all’innovazione della tecnologia, entrambe al servizio di un progetto che è italiano lungo tutta la sua filiera.

Sicis ha studiato i gioielli in micromosaico del XVIII e XIX secolo, periodo di maggior splendore di questi capolavori, con un progetto che ha richiesto più di 10 anni di ricerca: far rinascere questa arte raffinata.
In un atelier dedicato allo studio specifico di questa tecnica, dopo anni di prove, ha finalmente realizzato i propri gioielli, unendo in questi piccoli capolavori al valore delle pietre ricercate e dell’oro, un elemento ancora più forte ed irresistibile, il fascino del micro mosaico.

Gioia Placuzzi, co-fondatrice e responsabile della divisione Jewels di Sicis ha dichiarato: “Il progetto nasce con lo scopo di presentare al visitatore il mondo Sicis e di esplorare l’arte del mosaico, linguaggio universale e multiforme. Questa esperienza si spinge fino al micro mosaico, utilizzato per impreziosire pezzi di alta gioielleria, opere uniche che combinano pietre preziose ed oro con l’esclusività di una tecnica straordinaria che le rende eterne”.

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Nelle prime sale, la mostra propone un susseguirsi di proiezioni a 360°, affreschi digitali e video zenitali per raccontare la storia di Sicis attraverso le principali collezioni di ritratti, le icone e i volti realizzati dai maestri mosaicisti.

A seguire, la “Sala del Micromosaico”, dedicata ai preziosissimi gioielli di Sicis realizzati con questa tecnica. Per finire, giochi di immagini e video mostrano la maestria del mosaico della natura, spaziando dall’impostazione floreale barocca e rinascimentale fino ai canoni stilistici orientali. È inoltre disponibile una ricca libreria con oltre cento libri e pubblicazioni.

 

“Da Giotto a de Chirico – I Tesori nascosti”

La mostra in corso presso il Castello Ursino di Catania, fruibile fino al 20 Maggio 2018, che porta la cura di Vittorio Sgarbi ed il patrocinio del Comune della città etnea, ha l’obiettivo di raccontare lo svolgimento della storia dell’arte italiana.

Partendo da Giotto, che ha rinnovato la pittura – così come Dante, suo contemporaneo, è considerato il padre della lingua italiana – fino a giungere a Giorgio de Chirico che, affascinato dell’arte antica, fu il principale esponente della pittura metafisica, attraverso la quale tentò di svelare gli aspetti più misteriosi della realtà.

Mostra che attraverso preziosi tesori “nascosti” selezionati e provenienti dalle più importanti raccolte private italiane racconta lo svolgimento della storia dell’arte italiana per un arco temporale di oltre sette secoli, dalla fine del Duecento alla metà del Novecento, descrivendo l’evoluzione degli stili, delle correnti e degli snodi fondamentali della storia dell’arte italiana.

La “Madonna” di Giotto e due teste muliebri marmoree, prime sculture “italiane” riferite a un maestro federiciano della metà del Duecento, aprono la straordinaria galleria, dove sono raccolti capolavori come la “Madonna in trono con il Bambino” di Antonello de Saliba (1497), la “Madonna in gloria con i santi Antonio da Padova e Michele Arcangelo” di Severo Ierace (1528 circa), la “Vergine Maria” di Paolo Veronese (1565-1570), “Maddalena addolorata” di Caravaggio (1605-1606), “Ercole e Onfale” di Giovanni Francesco Guerrieri (1617-1618), “Santa Caterina da Siena adora il Crocifisso” di Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello (1622), il “Profeta” di Jusepe Ribera (1613 circa), “Il ritorno del figliol prodigo” di Mattia Preti (1640-1645), “Allegoria della pittura” di Guido Cagnacci (1650- 1655) e “Allegoria dell’Inverno” di Giusto Le Court (1660-1670). Tanti i capolavori della pittura del Settecento e dell’Ottocento come la “Natività di Cristo” di Ignaz Stern detto Ignazio Stella (1728), “Oro di Pompei (o Oro di Napoli)” di Domenico Morelli (1863-1866 circa) e “Piccolo cantiere” di Francesco Lojacono (1880-1890 circa). Approdati al Novecento, si possono ammirare importati opere di celebri maestri, tra le quali, solo per citarne alcune, “Il vecchio padre” (1906) di Antonio Mancini, “Il vaso giapponese” (1923) di Camillo Innocenti, “Interno con vaso di fiori” (1949) di Filippo de Pisis, “I Bagni misteriosi” (1937-1960) di Giorgio de Chirico, “Il tavolo del maresciallo” (1957) di Pippo Rizzo e “Damigiana e bottacino (Natura morta nordica)” del 1959 di Renato Guttuso.

Il curatore Vittorio Sgarbi ha dichiarato: “La mostra si pone come naturale estensione della straordinaria esposizione ‘Il Tesoro d’Italia’ svoltasi all’Esposizione Universale di Milano del 2015, nella quale si è documentato, dal Piemonte alla Sicilia, la varietà genetica di grandi capolavori concepiti da intelligenze, stati d’animo, emozioni che rimandano ai luoghi, alle terre, alle acque, ai venti che li hanno generati. L’Italia, del resto, è il luogo della felicità compiuta: di questo è stato pienamente consapevole, da Stendhal a Bernard Berenson, qualunque straniero abbia eletto il nostro paese a sua patria, non potendo immaginare un luogo di maggiore beatitudine sulla terra. La grandezza dell’arte italiana è infatti nel tessuto inestricabile, radicato in un territorio unico al mondo per cui le opere maggiori e i contesti minori si illuminano a vicenda”.

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Laurent Baheux – Il fotografo che combatte al fianco della fauna selvatica

“Voglio essere una voce per coloro che non ne hanno una” afferma Laurent Baheux, fotografo francese di fama mondiale, che si batte su progetti legati alla salvaguardia della fauna selvatica anche a fianco di organizzazioni di conservazione e ambientali, tra cui WWF, GoodPlanet e UNEP di cui è ambasciatore.

Nato nel 1970 a Poitiers, nella Francia occidentale, ha avuto la fortuna di crescere in campagna e di essere sensibilizzato dai genitori alla bellezza della natura ed anche alla sua fragilità. Segue studi classici ed approda alla fotografia solo in seguito, dopo aver lavorato come giornalista sportivo.

Nel 2002 il suo primo viaggio in Africa, dove, con il suo obiettivo, comincia a fotografare la fauna selvatica in bianco e nero; qui avviene la svolta… Baheux capisce che vuole un’altra vita. Cinque anni dopo, durante la sua prima mostra fotografica comprende ache la gente si emoziona di fronte alle sue foto che ritraggono animali selvatici nel loro ambiente naturale e sente di dover cominciare a trasmettere alle persone la consapevolezza del continuo danno che l’umanità sta portando nel mondo animale.

“Ovunque l’uomo cresca, l’animale perisce”

Sostiene che vivere a contatto con gli animali selvatici è molto meno pericoloso che non vivere accanto alle persone definite civilizzate, perché la fauna selvatica ha regole semplici e chiare, mentre non è sempre così con le persone.

 

Il suo lavoro si concentra su scene semplici della vita quotidiana degli animali e cerca di comunicare il messaggio che l’abbondanza di vita sulla Terra deve essere salvaguardata, ovviamente anche gli ecosistemi selvaggi. E’ convinto che gli animali siano altrettanto “umani” come noi, che possiedano personalità, che sentano emozioni e che sperimentino l’idea della famiglia.

Dichiara: “Gli animali sono persone e gli esseri umani sono animali: è certamente innegabile. Come noi, gli animali hanno emozioni e sentimenti. Come noi, hanno una vita sociale con doveri e responsabilità. Come noi, hanno una famiglia con cuccioli. Non è perché le nostre morfologie e i nostri modi di comunicazione sono differenti che gli animali sono una sottospecie. Viviamo sullo stesso pianeta e facciamo parte di un insieme. Per me, siamo una grande famiglia: quella del vivente e in questo senso, dobbiamo assolutamente proteggerli e, almeno, rispettarli.”

Lasciatevi emozionare dai suoi scatti …

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Giacomo Balla: “Tutto si muove, nulla è fermo”

Giacomo Balla nacque a Torino nel 1871, oltre ad amare la pittura, amò anche la musica, infatti studiò violino, molto di più che disegno. Essendo suo padre un fotografo, attraverso di lui imparò a conoscere gli studi fotografici. Durante i suoi tanti viaggi egli capì che non esiste un solo modo per rappresentare la realtà e che ciò che si disegna è influenzato da qualsiasi tipo di luce che lo illumina.

Nel 1910, Balla firmò il secondo manifesto della pittura futurista con Boccioni, Severini, Carlo Carrà e Luigi Russolo, ma esporrà con i futuristi soltanto a partire dal 1913. Progettò e decorò mobili futuristi e disegnò gli abiti futuristi “antineutrali”. Con Fortunato Depero redasse, nel 1915, il manifesto “Ricostruzione futurista dell’universo”.

Egli fu spinto all’arte dal gusto della sperimentazione ed ebbe il dono dell’intuizione, infatti passò dallo studio delle vibrazioni luminose proprie del Divisionismo a quello della rappresentazione sintetica del moto, dei ritmi dinamici che maturano l’oggetto rappresentato come fosse compreso in un movimento intrinseco e cosmico al tempo stesso. Balla non vedeva nel Futurismo un manifesto inderogabile e assoluto e nella sua pittura si poteva riconoscere la prima base di una nuova struttura della forma, cioè il raccordo diretto con le avanguardie storiche europee più avanzate, come il Cubismo.

Balla metteva sulla tela lo sdoppiamento dell’immagine, questo è evidentissimo nel quadro “Dinamismo di un cane al guinzaglio”, dove sono raffigurati un cagnolino nero che cammina, con le zampe e la coda raffigurate nelle loro tantissime posizioni, il tutto sottolineato anche dallo spostamento del guinzaglio che infatti è dipinto come se roteasse nel vuoto. Si intravvede in alto una macchia nera che sembra raffigurare una persona che cammina.

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Una figura in movimento, per Balla, non è mai stabile, ma si deforma, si moltiplica, cambiando anche la sua forma. Era solito affermare:  “Un cavallo in corsa non ha quattro gambe, ne ha venti…”

Egli morì a Roma nel 1958.

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