Il santuario di Toshogu

Il santuario di Toshogu si trova a Nikko, sull’isola di Honshū, è un santuario shintoista/mausoleo dedicato a Tokugawa Ieyasu, il fondatore dello shogunato Tokugawa e agli spiriti di Ieyasu, di Toyotomi Hideyoshi e di Minamoto Yoritomo. Anche questo luogo è inserito tra i patrimoni UNESCO.

Seppur concepito come luogo di preghiera, oggi il santuario è una meta di turismo molto popolare, dove si tengono anche festival annuali – in primavera ed in autunno – chiamati: Processioni dei Mille Guerrieri.

Originariamente era molto semplice, ma durante il XVII secolo venne ampliato ed oggi è composto da dodici edifici immersi in uno spettacolare bosco, decorati con innumerevoli intarsi lignei e foglia d’oro.

Cinque strutture del santuario, due spade conservate nel santuario e altri oggetti, sono classificati come tesoro nazionale giapponese e come importanti proprietà culturali.

 

Il santuario di Toshogu è molto famoso anche per le sculture che ornano l’interno e l’esterno degli edifici, come per esempio la porta-torre Yomei-mon che comprende 300 sculture raffiguranti animali mitici (draghi, leoni e giraffe), oppure la scultura del gatto dormiente che sembra scrutare tutto ciò che lo circonda pur essendo addormentato, o la scuderia dei cavalli sacri che ha come decorazione le famose scimmiette Mizaru, Iwazaru e Kikazaru.

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Le tre scimmie, ormai famose nel pensiero di tutti come: “non vedo – non sento – non parlo”, hanno però un significato assai diverso da quello che viene loro attribuito in occidente: ossia indifferenza, omertà e limitazione alla manifestazione del pensiero..

Le tre scimmie sagge o San zaru rappresentano: non vedere il male, non ascoltare il male e non parlare assecondando il male, quindi il messaggio di queste figure è molto più profondo e complesso, esse sono un monito affinché i pensieri, le parole e le azioni siano improntate alla bontà e all’estraneità del male.

La leggenda, di origine cinese, che le vuole protagoniste, racconta che le tre creature furono inviate dagli dei come osservatrici e messaggere.

  • Kikazaru, la scimmia sorda, osservava chiunque commettesse delle cattive azioni, per poi comunicarle a voce alla scimmia cieca;
  • Mizaru, la scimmia cieca, riferiva i messaggi della scimmia sorda alla scimmia muta;
  • Iwazaru, la scimmia muta, riceveva i messaggi della scimmia cieca e controllava che la pena divina imposta agli umani venisse rispettata ed era lei stessa a decidere quale castigo dovessero ricevere.

A pensarci bene queste scimmie sagge hanno molto in comune con i tre filtri di Socrate, che quando un suo allievo entrò a casa sua per raccontagli ciò che aveva sentito, si rivolse al giovane dicendo:

  • Ciò che mi vuoi raccontare è vero? Sei certo ed hai le prove?

  • Ciò che devi dire è buono?

  • E’ davvero utile e necessario?

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Insomma non si tratta di ipocrisia o di scelte codarde, ma un invito a guardare con saggezza distinguendo il bene dal male, parlando con prudenza, ascoltando con attenzione e decidendo di scegliere sempre il bene, rifuggendo il male.

 

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2 pensieri su “Il santuario di Toshogu

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