Un eroe italiano

“Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie”

questa struggente e celeberrima Poesia di Ungaretti, intitolata “Soldati”, fu composta nel 1918, mentre il Poeta italiano era impegnato sul fronte francese nel corso del Primo Conflitto Mondiale.

Ed è un pezzo estremamente efficace, capace di rendere, ad un tempo, tutta la precarietà dell’esistenza e la cieca inutilità della guerra.

Guerra che precipita l’essere umano nel buio della barbarie più crudele, perché pienamente “giustificata” dagli eventi che la impongono…

Eppure, anche nel mezzo di un’esperienza così tragica, come la guerra, appunto, si possono scovare episodi, segnali, vere e proprie “scintille” della speranza, in grado di alimentare la fiducia in un futuro di pace.

Vorrei raccontarvi di uno di questi episodi, svoltosi durante la famigerata Battaglia dell’Atlantico, in piena Seconda Guerra Mondiale.

Protagonista, un nostro Comandante Sommergibilista: Salvatore TODARO.

Ecco i fatti…

Nella notte del 16 ottobre 1940, nel corso di una missione al largo dell’isola di Madera, Todaro, al comando del sommergibile Cappellini, avvistò il piroscafo belga Kabalo, che affondò utilizzando il cannone di bordo. Dopo aver effettuato l’affondamento, il nostro Comandante decise, mettendo a rischio il proprio mezzo e tutto l’equipaggio, di raccogliere i ventisei naufraghi della nave nemica e li rimorchiò, su di una zattera, per quattro giorni. Quando la zattera spezzò ripetutamente il cavo di rimorchio, Todaro non esitò ad ospitare i naufraghi sul sommergibile fino a sbarcarli, incolumi, sulla costa delle isole Azzorre. E solo quando fu certo che anche l’ultimo naufrago fosse al sicuro, si allontanò… Dopo averli sbarcati si sen chiedere dal secondo ufficiale del Kabalo: “Ma lei, visto che tratta così un nemico, che razza di uomo è? Vede, se quando ci ha attaccati di sorpresa non stessi dormendo nella mia cabina, le avrei sparato addosso con il cannone, scusi la mia franchezza”. Salvatore Todaro rispose: “Sono un uomo di mare come lei. Sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me”. Portò la mano alla visiera in segno di saluto e fece per andarsene, ma vide il secondo ufficiale che lo guardava, si fermò e chiese: “Ha dimenticato qualcosa”? “Si – rispose l’altro con le lacrime agli occhi – Ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini: se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale, accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere”. E Todaro replicò: “Dica ai suoi bambini di ricordare nelle loro preghiere Salvatore Todaro”. (Brano riassunto dal volume La battaglia dell’Atlantico Ferni editore)

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Tale generoso comportamento non venne apprezzato dal comandante in capo dei sommergibilisti tedeschi, l’ammiraglio Karl Donitz, che criticò severamente il “Don Chisciotte del mare”. Critica alla quale l’Italiano replicò così:

“Un comandante tedesco non ha, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle…”

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Ma oltre alle critiche, il Comandante Todaro ricevette numerose attestazioni di riconoscenza, tra le quali ricordiamo quella di un’ammiratrice portoghese che, attraverso i canali diplomatici, gli fece pervenire una lettera, di cui riferiamo qualche passo:”

“Lisbona, novembre 1940

fortunato il Paese che ha dei figli come voi. Esiste un eroismo barbaro ed un altro davanti al quale l’anima si mette in ginocchio. Questo è il vostro.

Siate benedetto per la vostra bontà, che fa di voi un eroe non solo dell’Italia, ma dell’umanità.

Una portoghese”

Il Comandante Salvatore Todaro, morì nel 1942, nel corso di un mitragliamento aereo.

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by Roberto Pellegrini

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