La passione che unisce due stili

In occasione del novantesimo compleanno del marchio Castañer, le espadrillas incontrano lo stiletto di Manolo Blahnik per realizzare una capsule collection di calzature che sarà in vendita dal prossimo novembre, come parte della pre-collezione spring-summer 2018.

Il progetto prevede due differenti linee: “Manolo by day” e “Manolo by night”, ognuna formata da tre modelli disponibili in sei colori diversi. In un perfetto bilanciamento, le espadrillas sono caratterizzate dalla punta accentuata mentre le classiche Castañer sostituiscono la loro zeppa con lo stiletto Manolo in due differenti altezze. In tutta la serie predomina il tipico nastro alla caviglia e l’utilizzo della juta.

Ricordiamo che le espadrillas sono calzature popolari, fatte di tela, con la suola di sparto, una fibra naturale intrecciata. Le hanno inventate, quasi due secoli fa, i pescatori della costa basca che va da Biarritz, Saint Jean de Luz a San Sebastián, e da allora in Spagna le portano tutti, uomini, donne e bambini, giovani e vecchi, poveri e ricchi, snob e alternativi. E… geni, come Pablo Picasso, Salvador Dalí, Federico García Lorca o lo scrittore Adolfo Bioy Casares. Durante la guerra civile le portavano anche gli anarchici e i soldati al fronte.

Oggi la passione per l’artigianalità e le comuni radici spagnole hanno spinto Castañer e Manolo Blahnik ha presentare una collezione in edizione limitata firmata da entrambi ed è così che… le espadrillas hanno incontrato i tacchi più vertiginosi ed è nato qualcosa di speciale.

 

I colori vivaci sono i protagonisti delle proposte “divertenti e civettuole” di “Manolo by Day”, combinando la juta nel suo tono naturale, applicata al tallone, alla struttura e alla suola, con il tessuto di lino e il laccetto. Nei modelli della linea “Manolo by Night” predomina invece il satin e la rotondità monocromatica dei disegni nei colori rosso rubino, visone, onice nero, zaffiro, caramella mou e smeraldo.

L’azienda spagnola fa sapere: “Questa collaborazione non può esprimere meglio il nostro carattere mediterraneo, la nostra ricchezza creativa e stilistica e la nostra aspirazione a inventare classici senza tempo che incarnino l’autenticità e il lusso contemporaneo”.

Manolo Blahník ha lavorato personalmente con Castañer nel processo di progettazione e sviluppo di ciascuno dei modelli in maniera artigianale, comprendendovi sia la scelta dei materiali, i colori e le finiture, sia la ricerca “dell’equilibrio delle forme”.

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Émile Gallé – L’uomo delle trasparenze che emozionano

Émile Gallé  nacque a Nancy (Francia) nel 1846 e fu un famosissimo designer, pioniere nell’innovazione delle tecniche di lavorazione del vetro, un vero leader dello Style Art Nouveau e del rinascimento moderno del vetro artistico francese.

Era figlio di un produttore di faience (nome che deriva dalle maioliche italiane di Faenza) e di mobili in ebano. Studiò filosofia, botanica, disegno e successivamente si dedicò ad imparare la produzione del vetro a Meisenthal.

La sua prima opera fu un bicchiere chiaro, leggermente tinto e decorato con smalto e incisione, ma presto sviluppò la produzione di bicchieri profondamente colorati, quasi opachi in massa pesante, spesso stratificati in diversi spessori e scolpiti o incisi per formare motivi vegetali. Durante l’Esposizione di Parigi nel 1889, il lavoro estremamente originale e straordinario di Gallé fece una grande impressione.

Egli impiegò il taglio delle rotelle, l’etching acido, gli involucri (cioè, strati di vetro diverso), e gli effetti speciali come le foglie metalliche e le bolle d’aria, chiamando i suoi esperimenti marqueterie de verre (“intarsio di vetro”).

Proprio questa tecnica lo renderà famosissimo, l’esecuzione è simile all’intarsio in ebanisteria: alcune lamelle di vetro colorato dalle forme predeterminate, vengono dal vetraio incastonate direttamente nel corpo del vaso incandescente e molle secondo un ordine prestabilito, quindi il vetro ancora caldo viene fatto rotolare sulla lastra di marmo o di ghisa per dissipare e fondere le asperità rimaste. Una volta modellato e ricotto, il vaso, a raffreddamento avvenuto, viene inciso alla ruota per determinare il decoro. In alcuni casi viene aggiunto uno strato di vetro o cristallo trasparente a ricoprire tutto il vaso, in altri, alla tecnica della marqueterie si aggiungono decori applicati in rilievo. Questo procedimento non fu una sua invenzione, ma egli lo spinse al suo estremo limite, tanto che, questa lavorazione lunga e laboriosa implicò molti rischi per rotture o fessure nel continuo riscaldare il vetro per mantenere molle la pasta, e richiese grande abilità e sveltezza per inserire i decori. I vasi con difetti di lavorazione vennero battezzati Gallé Etudes e firmati sotto la base, furono conservati a titolo di documentazione, ma oggi sono tra i più contesi dai collezionisti.

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A Nancy, Gallé guidò la rinascita dell’artigianato e la successiva diffusione del vetro artigianale attraverso la produzione di massa, tanto che nel suo laboratorio vi lavoravano circa 300 collaboratori e transitarono numerosi glassmaker di alto calibro tra cui Eugène Rousseau. Dopo la morte di Gallé, nel 1904, la sua azienda di vetro continuò la produzione fino al 1913.

Con Gallé come forza creativa, si è sviluppata una forma di naturalismo, per lo più fioristica, che è stata successivamente identificata con la Scuola di Nancy, Provincial Alliance of Art Industries, fondata nel 1901. Il suo studio sulla botanica fu la fonte dei suoi disegni naturali che rappresentavano foglie, fiori, viti e frutti.

Sicuramente un uomo che ha saputo emozionare attraverso la sua Arte e che continua ad emozionare.

Chapeau!!!

“Piet Mondrian Universale – Immersive interactive experience”

Con la regia e la direzione artistica di Alessandro Marrazzo e la consulenza scientifica di Ilaria Porotto ed Andrea Lerda, presso il nuovo Spazio Innov@zione della Fondazione CRC di Cuneo, si è aperta la mostra multimediale: “Piet Mondrian Universale – Immersive interactive experience”, che sarà fruibile gratuitamente sino al 1 Aprile 2018.

La Mostra si focalizza sulla poetica di Piet Mondrian (1872-1944) attraverso tutta la sua ricerca creativa e permetterà al pubblico di interagire con lo spazio espositivo grazie a un percorso multimediale interattivo, creando una narrazione continua in cui il visitatore è protagonista.

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Il concept, ideato dal regista, è un lungo percorso in cui lo spettatore viene condotto alla scoperta dell’arte e dell’universo di Piet Mondrian. Il primo è un viaggio nel tempo: grazie ad una meticolosa ricostruzione 3D a misura reale, attraversando la soglia della prima sala, si entrerà fisicamente nello studio di Mondrian.

Una realtà virtuale attraverso la quale lo spettatore sarà proiettato nei primi anni del secolo scorso. Attraverso l’uso di videoproiezioni ad alta definizione, a 360° e interattive, l’esperienza immersiva sarà totale.

Essere con l’artista, tra i suoi oggetti, muoversi nei suoi spazi e vedere con i suoi occhi, vivere per qualche minuto la sua vita e i suoi pensieri per capire come nasce e ciò che sottende la sua geniale visione artistica.

La comprensione dell’universo artistico di Piet Mondrian prosegue con un secondo viaggio, questa volta attraverso i luoghi che hanno segnato la vita e la carriera dell’Artista. Da Amsterdam a Parigi, da Londra a New York, ogni luogo rappresenta una distinta fase nello sviluppo della sua arte, dalla pittura realista di fine ottocento, alle sperimentazioni post-impressioniste dei primi anni del XX secolo, dal suo coinvolgimento nel movimento De Stijl e le sue famose pitture a griglia fino ad arrivare al dinamismo del suo lavoro tardivo negli Stati Uniti, ispirato dai ritmi del jazz e dalla vita frenetica della metropoli.

Il viaggio successivo, profondo e immateriale, è un viaggio nell’ispirazione. Appassionato ballerino e cultore della nuova musica che in quegli anni stava esplodendo, Piet Mondrian vedeva nel jazz l’inizio di un processo di rottura della musica con il passato, l’abbandono del bello, della narrazione e dell’emozione, per un’evoluzione verso il ritmo puro, quindi, come nella sua pittura, verso una composizione totalmente astratta. I colori primari, le rette perpendicolari come note musicali. Come per le note musicali, così nella pittura si possono ottenere innumerevoli possibilità cambiando la dimensione o la collocazione spaziale dei rettangoli dai colori primari, tasselli compositivi elementari e sintetici per armonie dalle infinite combinazioni, capaci di rappresentare qualunque cosa: la vita, il tutto, l’Universale.

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VOYEUR IN ASCOLTO? MA PER CARITÀ…!

Mi piace viaggiare, ma non amo mettermi alla guida. Un po’ per pigrizia (preferisco la vita “da passeggero”, lo confesso…), un po’ per altri “dettagli”, tutt’altro che trascurabili: perché sono un distratto di natura; perché se devo concentrarmi al volante, non posso concentrarmi, ad esempio, sull’ultimo verso di una Poesia che sto scrivendo; perché so “trovare” le strade, come una talpa trova il famoso ago nel pagliaio (che, comunque, pare non abbia ancora ritrovato nessuno…).

Esagerazioni escluse, il fatto è che trovo molto noioso guidare l’automobile…

Quando posso, quindi, viaggio in treno.

Polemiche a parte, infatti (ritardi “inclusi” nel biglietto, malfunzionamenti del riscaldamento/condizionatore, toilette non proprio immacolate, scarsa vigilanza tra i passeggeri, ecc.), trovo questo mezzo molto riposante, comodo e, tutto sommato, una valida alternativa al “logorio dell’ingorgo moderno”…

E mi piace il treno, soprattutto perché, durante il viaggio, posso dedicarmi alla lettura. “Vicinato” permettendo, s’intende.

Sto tornando da Verona, immerso in una lettura piuttosto impegnativa; il treno riparte, dopo una fermata; si apre lo sportello dello scompartimento ed entra una signora.

Mezza età, aspetto distinto, trolley al seguito; dopo una attimo di indecisione, si “sistema” su uno dei quattro posti a fianco a me.

Il treno si è appena mosso e subito dalla borsetta della signora “sbraita” il cellulare…

L’interminabile conversazione (che segue ad una serie di saluti dal tono “cameratesco”), mio malgrado, mi “rapisce”. Così, vengo a sapere che la signora è fresca di separazione; che ha intenzione di farsi un viaggio – da sola – a Capo Verde; che ieri sera è andata a ballare “latino”, dopo aver cenato da “Tizio”, che fa una pizza migliore di quella di “Caio”… E altre notizie di minore importanza…, si fa per dire.

Il tutto, manco a dirlo, nonostante un inutile abbassamento del tono di voce.

Si parla tanto di tutela della privacy; la difendiamo, giustamente, da ogni tipo di intrusione; ci indigniamo, se qualcuno ci chiede la taglia dei calzoni, poi siamo noi i primi a “vomitare” dati sensibili in faccia a platee di emeriti sconosciuti, ai quali, c’è da scommetterci, non frega un’emerita fava dei fattacci nostri…

In ogni caso, gentile signora, le sono grato, per avermi fornito lo spunto per questa chiacchierata tra amici…

P.S. Aspetto la cartolina da Capo Verde. Segue l’indirizzo.

Testo di Roberto Pellegrini

Lalique Illusion Captive

Nel 1898, René Lalique era al culmine della sua arte quando creò uno dei manufatti più iconici dello stile Art Nouveau: la spilla “Libellule”, proprio da questo pezzo favoloso Casa Lalique trae l’ispirazione per il nuovo profumo: Illusion Captive.

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Nel 1898, René Lalique era al culmine della sua arte quando creò uno dei manufatti più iconici dello stile Art Nouveau: la spilla “Libellule”, proprio da questo pezzo favoloso Casa Lalique trae l’ispirazione per il nuovo profumo: Illusion Captive.
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Il flacone che contiene il nuovo profumo è ornato da un motivo a mosaico che evoca sia la silhouette della donna libellula che le vene delicate delle sue ali. Inciso sulla facciata posteriore della bottiglia di vetro trasparente, questo raffinato disegno si riflette sulla facciata anteriore e viene rafforzato dalla tonalità dorata della fragranza.

Il profumo porta la firma del “naso” Karine Dubreuil-Sereni che ha dichiarato di aver voluto “trattare il chypre attraverso la freschezza, con note moderne di agrumi e un cuore floreale puro, aumentando la loro radianza con un abbattimento più scuro e legnoso”.

Metaforicamente parlando: la fragranza prende il volo nella luce dorata del bergamotto italiano, filtrata attraverso il verde lattiginoso delle foglie di fico. Fremendo sotto la brezza di cannella di Ceylon, espande le ali traslucide, iridescenti con rosa e gelsomino. Come lo smalto traslucido mostrato dalle vene più scure del cloisonné, questi fiori luminosi ed i fioriti accordi sono ambientati in un cedro di Virginian e patchouli indonesiano.

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Ma ora che sapete le fragranze contenute, sono certa che non vi lascerete ingannare dalla sua aurea di mistero.

L’ottava meraviglia del mondo in mostra a Napoli

La mostra “L’Esercito di terracotta” è la più grande esposizione mondiale del suo genere e fino al 28 Gennaio 2018, presso la Basilica dello Spirito Santo di Napoli sarà possibile fruirla.

Le ottomila statue componevano l’esercito di terracotta di Qin Shi Huangdi, imperatore della Cina di 2.200 anni fa, al potere per soli dieci anni, che volle la protezione dei suoi fedelissimi guerrieri anche dopo la morte e ordinò l’esatta  riproduzione dell’intero esercito con cui unificò la Cina di allora.

Un’opera straordinaria, dove le statue, a grandezza naturale, si distinguono l’un dall’altra per stazza, altezza ed espressione del viso.

L’Esercito di Terracotta rappresenta una delle più grandi scoperte archeologiche del ventesimo secolo, dal 1987 è stato inserito nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco e l’ex presidente francese Jacques Chirac, lo stesso anno, lo riconobbe come l’Ottava Meraviglia del Mondo.

I visitatori potranno ammirare l’intero gruppo statuario, la spettacolarità e il realismo dei decori degli oltre trecento pezzi tra statue, armi, armature ed oggetti della vita quotidiana, riprodotti direttamente dagli originali grazie a calchi, ora preziosissimi, che è stato possibile applicare solo una volta.

 

“Kuniyoshi – Il visionario del mondo fluttuante”

 

E’ in corso e sarà fruibile sino al prossimo 28 Gennaio, presso il Museo della Permanente a Milano, la mostra dal titolo “Kuniyoshi – Il visionario del mondo fluttuante”.

Dopo l’esposizione dello scorso anno che ha reso omaggio a Hokusai, Hiroshige e Utamaro, era doveroso dedicare a Kuniyoshi una mostra tutta sua, per il suo carattere estremamente particolare e personalissimo e per l’originalità delle opere e dei temi rispetto agli altri tre Maestri del mondo fluttuante giapponese.

Kuniyoshi, maestro indiscusso di inizio Ottocento dell’ukiyoe (genere di stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici di legno) e che così tanta influenza ha avuto sulla cultura dei manga, degli anime (film di animazione giapponesi e non), dei tatuaggi e della cultura pop in generale contemporanea, approda così per la prima volta in Italia.

La mostra ha la cura di Rossella Menegazzo ed è prodotta da Mondo Mostre Skira. Essa presenta la produzione di Kuniyoshi nella sua interezza, evidenziando la strabiliante capacità tecnica e inventiva di questo maestro visionario attraverso una selezione di 165 silografie policrome, tutte provenienti dal Giappone.

Mondi bizzarri, paesaggi visionari, donne bellissime, ma anche attori kabuki, gatti, carpe e animali mitici e fantastici, oltre a leggendari eroi, samurai e briganti sono i protagonisti delle opere di questo grande Maestro.

Il percorso si divide in 5 sezioni tematiche: “Beltà”; “Paesaggi”; “Eroi e guerrieri”, con una speciale sotto sezione (“Eroi Suikoden”) dedicata ai 108 eroi Suikoden; “Animali e parodie” e “Gatti” dedicata alla passione forse più grande di Kuniyoshi: i gatti, infatti, sono uno dei temi che rendono la sua personalità ancora più misteriosa ed eccentrica.

Il nome di Kuniyoshi è soprattutto associato ai giochi illusionistici, fatti di ombre e di figure composite alla maniera di Arcimboldo, ovvero figure inserite in altre figure, e parodie di storie e battaglie con protagonisti animali, oggetti, dolci, cibi. Opere ironiche e umoristiche che giocano sui sentimenti e le emozioni come nessun altro artista ha saputo fare prima di lui.

Le sue immagini sono fantasiose, barocche, ricche di colori e densi di particolari minuti. I suoi personaggi sono imponenti, le azioni roboanti e occupano tutta la superficie illustrata: sia essa nel classico formato rettangolare, o in quello di un ventaglio rotondo (uchiwa) o che si tratti del più grande formato del trittico, da lui prediletto al punto di arrivare all’esattico.

L’abilità e la curiosità di Kuniyoshi lo portano a importanti novità in campo tecnico: attingendo a piene mani dalla pittura occidentale, arriva a imitare la resa dell’incisione da lastra di rame anziché da matrice in legno, distinguendosi così dai maestri del paesaggio Hiroshige e Hokusai.

Ma anche l’Occidente lo ha molto amato, dall’arrivo delle riproduzioni delle sue opere in Europa e particolarmente in Francia (Monet ne aveva alcune appese nella cucina della sua famosa casa a Giverny), fino ai giorni nostri e alla cultura pop contemporanea.

La sua è stata una figura poliedrica e intrigante, sia per la varietà dei soggetti, sia per la ricchezza della tecnica, che ha dato vita a una scuola portata avanti per generazioni anche dopo di lui.

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