Pâte-de-verre e Amalric Walter

La pasta di vetro o pâte-de-verre è una tecnica utilizzata per la realizzazione di oggetti già conosciuta in Medio Oriente tra il 3500 e il 3000 a.C. Insomma qualcosa che viene da molto lontano: gli egiziani la usavano per realizzare monili, amuleti, ornamenti funerari, statuine colorate; poi, ad opera dei fenici, con l’invenzione della tecnica della soffiatura del vetro – decisamente più economica – la produzione di oggetti in vetro si estese in tutto il bacino del Mediterraneo e divenne diffusissima durante l’impero romano, facendo però cadere in disuso, per molto tempo, la tecnica della più costosa “pasta di vetro”.

Il processo per la produzione della pâte-de-verre consisteva nel mettere il vetro freddo frantumato o macinato in granuli o polvere, anche colorato, talvolta trasformato in una pasta con l’aggiunta di leganti,  in stampi refrattari per essere cotto a 800°/1000° C. La superficie dello stampo poteva essere spolverata di sabbia colorata o polveri minerali, che permettevano così ulteriori sfumature di colore alla superficie dell’oggetto.

Lo stampo utilizzato era spesso realizzato in gesso, mentre il modello poteva essere fatto di cera, legno o metallo; dopo aver preso un calco del modello,  questo veniva rimosso dallo stampo. Molto utilizzato fu il metodo a “cera persa”, cotto al vapore o bruciato in un forno.

Gli stampi refrattari venivano dotati di due fori: uno destinato all’introduzione di granuli di vetro solido, l’altro per la fuoriuscita dell’aria. Il forno, riscaldato ad una temperatura elevata, scioglieva il vetro che riempiva lo stampo. L’oggetto ottenuto, poi, veniva rimosso e collocato in un forno di ricottura a raffreddare lentamente nell’arco di due o tre giorni, per evitare che si spaccasse o si formassero delle crepe superficiali. Successivamente veniva pulito e spazzolato con una soluzione diluita di acido fluoridrico, rifinito e lucidato.

Questa tecnica difficilmente prevedibile, che spesso produceva risultati non soddisfacenti, ha avuto fra i suoi massimi esponenti Amalric Walter.

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Egli nacque a Sèvres nel 1870 – quindi in un periodo di grande fermento artistico – e giovanissimo venne ammesso alla scuola della “Manifattura Nazionale di Porcellana di Sèvres”, dove ricette una formazione completa sui metodi di fabbricazione della ceramica con modelli e stampi e dove imparò le tecniche di pittura e smaltatura.

Quando Walter manifestò il suo interesse per il vetro artistico, in Francia, Emile Gallé , René Lalique  e la Daum Nancy – condotta da Jean Daum  e dai figli – sono i massimi esponenti del settore e godono già di grande fama. Le vetrerie artistiche di Henri Cros e  di Albert Dammouse producevano da tempo opere di successo in pâte-de-verre.

Nel 1903, Amalric Walter collaborò con il suo professore, Gabriel Lévy, alla realizzazione di un pannello di Pâte-de-verre “La Trielle ou les raisins”, che venne esposto alla Mostra di Beaux Arts di Parigi e proprio in questa occasione Antonin Daum venne talmente impressionato dalle opere di Walter e Lévy, che offrì loro un impiego nelle sue vetrerie a Nancy. Così, allievo e maestro, cominciarono a lavorare alla Daum, usufruendo di una vasta gamma di materiali, conoscenze e competenze e diedero vita ad una varia produzione di pâte-de-verre dai toni sfumati con decorazioni prevalentemente a motivi naturalistici.

La collaborazione di Walter con la Daum Nancy proseguì incessantemente fino al 1914, quando, con l’inizio del grande conflitto, la produzione venne sospesa. Alla fine della guerra, Walter decise di mettersi in proprio con il marchio “A. Walter Nancy”, continuando la produzione di pasta di vetro con la stessa tecnica e con gran parte dei modelli  utilizzati in precedenza.

 

All’inizio del 1930, dopo il martedì nero di Wall Street e la forte depressione economica che ne seguì in tutto il mondo, la vendita di prodotti di lusso subì una battuta d’arresto. Amalric Walter fu costretto a cambiare stile ed a ridurre la produzione ed il personale, fino a vendere lo stabile che ospitava il suo laboratorio. L’invasione tedesca del 1940 segnò la fine di questo grande artigiano che fu costretto a rifugiarsi presso un amico ed, a guerra finita, si ritrovò afflitto da gravi problemi economici e da una progressiva cecità che lo accompagnarono sino alla data della sua morte, avvenuta nel 1959.

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