Il caveau di Dior e Dior Heritage

Una grande mostra al Musée des Arts décoratifs di Parigi, che resterà aperta sino al 7 Gennaio 2018 racconta i 70 anni della Maison, dalle origini sino i giorni nostri, attraverso le creazioni di Christian Dior e dei suoi successori, in una scenografia spettacolare.

A pochi passi dalla sede centrale della Maison Dior, che si trova in Avenue Montaigne al 30, si apre lo scrigno delle meraviglie e delle memorie.

Ma facciamo un passo indietro: l’archivio completo della Maison Dio è un luogo “segreto”, dove, sotto l’attenta supervisione di Madame Soizic Pfaff, sono conservati 9840 pezzi tra abiti e accessori creati dal 1958 ai giorni nostri. Tutto è bianco, nitido e luccicante tranne il classico grigio-Dior delle scatole etichettate. La direttrice racconta che le scatole sono costruite su misura e senza colla per scongiurare il pericolo di esalazioni che con il tempo potrebbero rovinare i tessuti. Le cappelliere sembrano piccoli dischi volanti con quei 60 centimetri di diametro che permettono di stendere e sollevare con entrambe le mani protette dai guanti di cotone bianco anche i modelli a larghe tese.

In questo mondo magico e segreto lavorano dodici conservatori che raccolgono, restaurano, fotografano e ripongono ogni cosa per poi digitalizzare tutte le informazioni stampando anche delle schede di facile consultazione.

Nel caveau si congela e l’umidità è controllata, niente finestre che facciano penetrare della luce naturale, tutto è trattato con sostanze anti pulviscolo per proteggere queste opere d’arte dalla polvere e soprattutto tutti indossano guanti bianchi di cotone per maneggiare queste meraviglie.

Ed ora parliamo della mostra che, attraverso documenti, abiti, accessori, ritratti e fotografie, racconta la memoria di questa grande casa di moda, come in un vero e proprio mosaico, in un’area di circa tremila metri quadrati.

La mostra è stata voluta niente meno che da Bernard Arnault, patron, un tipo che come si suol dire fa “spicciar tutti”. Il risultato è la più grande e completa mostra mai dedicata nel mondo alla storia di una griffe.

Gli abiti sono esposti su manichini costruiti secondo le forme delle donne in voga nell’epoca di riferimento e raccontano tutta la sontuosità di Dior, con il supporto di molto altro materiale.

Vi troviamo l’abito creato per Rita Hayworth in occasione della presentazione di “Gilda” a Parigi, a quello realizzato per Grace di Monaco o per la Duchessa di Windsor.

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Oggi il Direttore Creativo della Maison è Maria Grazia Chiuri, la prima donna per Dior, giovane, preparatissima, tosta, geniale, dalla creatività intelligente ed un intuito estetico eccezionale. La quale ha affermato: “Sia pure turbata dall’immensa responsabilità implicita nell’assunzione della guida artistica di una griffe come Dior per la mia prima collezione mi sono affidata all’istinto che mi impone di valutare e pesare bene il territorio intellettuale nel quale dovrò muovermi: cosa desiderano le donne di oggi nel mondo? Cosa vogliono o cosa non vogliono? Una griffe come Dior come va interpretata?”

 

 

Accanto a nomi come Christian Dior, Marc Boham, Gianfranco Ferré, John Galliano e Raf Simons, tra le scatole d’archivio, ora compare anche il nome di questa donna…

 

 

 

Forse l’Italia stava nella genetica di questa Maison: “Dior – Couturier du reve” – “Dèpart pour l’Italie” – “Si parte per l’Italia” è scritto con la calligrafia di Christian Dior, nella sua agendina tascabile esposta aperta sulla data del 17 ottobre 1957, dove risulta l’ultimo scritto dello stilista che pochi giorni dopo, il 24 ottobre, appunto in Italia, a Montecatini – dove amava trascorrere le sue vacanze – morì cinquantaduenne per un infarto.

 

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