Ulisse: eroe per forza?

Itaca è una piccola e graziosa isola greca dello Ionio, appartenente all’arcipelago delle isole Ionie, che secondo alcuni studiosi sarebbe stata la terra d’origine dello stesso poeta Omero.

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Ma l’isola è nota soprattutto per essere stata la patria del leggendario eroe Ulisse, di cui ne era il sovrano, e le cui gesta sono narrate nel poema omerico, Odissea, di cui ricordo lo splendido Sceneggiato in 8 puntate, per la regia di Franco Rossi, Piero Schivazappa e Mario Bava, trasmesso nel 1968 dalla RAI (che all’epoca non lesinava sulla qualità dei propri palinsesti…).

Ulisse (il cui vero nome è Odisseo), è da sempre sinonimo di scaltrezza, astuzia, coraggio. Fama, tutt’altro che ingiustificata, che l’eroe greco si guadagnò sul campo, specialmente per le rocambolesche vicende legate alla Guerra di Troia, e ai vent’anni di incredibili avventure che l’eroe dovette affrontare per tornare in patria, a guerra finita…

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Sua fu l’idea del Cavallo di legno, costruito con l’aiuto della dea Atena (da sempre schierata al fianco dell’eroe), che fu abbandonato sulla spiaggia dai Greci che, simulando la partenza, dopo i lunghi anni di assedio, indussero i Troiani a ritenere conclusa la guerra e ad accogliere tra le mura della città l’enorme Cavallo, considerandolo un dono degli Achei agli dei comuni, introducendo così tra le mura, fino ad allora inespugnate, lo stesso Ulisse, capo della spedizione, Agamennone ed altri eroi greci, opportunamente nascosti all’interno del ventre cavo dell’enorme statua…

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In virtù di questo inganno (l’espressione “Cavallo di Troia” sopravvive ancora, come sinonimo di imbroglio, raggiro, frode…), Troia venne espugnata, ma per Odisseo il ritorno in patria fu tutt’altro che una gioia.

Nei vent’anni che seguirono, oltre a dover affrontare le insidie del mare, l’eroe incontrò popolazioni ostili ed amiche, Sovrani, Regine, Ninfe, divinità crudeli e veri e propri mostri (uno tra tutti: il gigantesco Ciclope Polifemo…), riuscendo, però, sempre a cavarsela…

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E pensare che Odisseo avrebbe voluto evitare di partecipare alla spedizione contro Troia… Al nostro eroe, infatti, era stato previsto da un oracolo che, se fosse andato a Troia, sarebbe tornato in patria dopo vent’anni ed in condizioni di miseria. Per questo, quando Agamennone, accompagnato da Menelao e Palamede, fece visita all’eroe, per convocarlo in onore del solenne giuramento che aveva pronunciato sulle carni di cavallo, per evitare la partenza, Odisseo tentò di giustificare la sua riluttanza alla guerra comportandosi come un pazzo. I tre uomini, infatti, lo sorpresero con un cappello da contadino a forma di mezzo uovo, mentre arava un campo pungolando un asino ed un bue aggiogati insieme e lanciandosi alle spalle manciate di sale. Palamede, sbalordito, per verificare la sanità mentale dell’amico, strappò Telemaco figlio di Ulisse, dalle braccia della madre, la bellissima e paziente Penelope, e lo posò per terra davanti alle zampe delle bestie aggiogate all’aratro; Odisseo subito arretrò tirando le redini per risparmiare il figlio, smascherando, così, la sua macchinazione, e cedette ad arruolarsi nella spedizione…

Testo by Roberto Pellegrini

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