1 Dicembre – Il calore di una leggenda

Sono sempre stato affascinato dal popolo degli Eschimesi. Ricordo che, da bambino, quando il mattino ci sorprendeva, “regalandoci” un cortile coperto di neve (che, nottetempo, aveva “lavorato” per noi ragazzini, rendendoci felici…), io proponevo sempre di “giocare agli Eschimesi”, costruendoci un igloo. Ovviamente ci provavamo, ma ogni volta alle buone intenzioni seguivano risultati pessimi… Ma ci si divertiva lo stesso…

A distanza di tanti anni, se oggi, quando arrivano gelo e neve non faccio proprio i salti di gioia (penso al traffico in tilt, ai ritardi dei treni, agli aeroporti paralizzati, alla neve da spalare – povera schiena -, ecc. ecc.), mi capita ancora di chiedermi, di tanto in tanto, come si possa riuscire a vivere tra i ghiacci, alla “Eschimese”, appunto…

Con la parola “Eschimese” (letteralmente: fabbricante di racchette da neve), si indicano due principali gruppi etnici: gli Inuit (dell’estremo nord dell’Alaska, del Canada e della Groenlandia) e gli Yupik (dell’estremo occidente dell’Alaska e dell’ Estremo oriente russo).
Si tratta di Popoli enigmatici e semplici al tempo stesso, con una propria Arte, una propria Cultura, ed una particolare forma di Letteratura (soprattutto orale, ho scoperto…), che comprende vari generi: dalla narrativa, alla poesia, alla favolistica (miti e leggende…).

E proprio di una leggenda Inuit, vorrei raccontarvi…; il suo titolo è

LA PALLA DI LUCE

“Quando la terra era appena nata, molto tempo fa, risalendo dalle acque che coprivano tutto il mondo, era sempre buio nel mondo degli Inuit.

igloos

E gli Inuit avevano molta paura del buio, perché non si accorgevano dell’arrivo di Nanuk, l’orso bianco, che li assaliva silenzioso prima che potessero accorgersi del suo arrivo.

Victorian engraving of inuit hunting polar bear

Molti degli antenati erano morti così, fra la disperazione delle donne e il pianto dei figli rimasti orfani senza più chi cacciasse per loro e li sfamasse.

Ma un giorno volò sul mondo degli Inuit un vecchio Corvo che, fermandosi per riposare perché era molto, molto vecchio e stanco, si stupì di quella notte continua, e tanto per passare il tempo, mentre era fermo raccontò loro che in altri luoghi vi erano molte giornate luminose, e per dare un’idea spiegò che quella luminosità era pari alla luce di migliaia e migliaia di lampade di grasso accese, e che grazie a quella luce si poteva vedere lontano, e scorgere le slitte che tornavano dalla caccia ancor prima di udire l’abbaiare dei cani.

Fu così che gli Inuit iniziarono a chieder al vecchio Corvo di andare, per cortesia, a prendere per loro la luce di quelle mille lampade, e portargliela. Ma il Corvo titubava, non voleva andare.

Sono troppo stanco, diceva, e la luce è molto, molto lontana.

Ma alla fine, vedendo la misera vita che quella gente conduceva nel buio assoluto si impietosì, e partì alla ricerca della Luce.

639b20strolaga20inuit

Volò per giorni e giorni fino a che, oramai al limite delle forze, proprio nel momento in cui stava per decidere di tornare indietro scorse, lontano sull’orizzonte, un fievole bagliore.

Era la Luce!

Mano a mano che si avvicinava, il bagliore diveniva sempre più forte fino a che si trovò a volare nel giorno pieno, e allora capì di essere finalmente arrivato nel paese della Luce.

Esausto, si fermò a riposare su di un albero, vicino ad un ruscello, ed iniziò a pensare a qualche stratagemma per prendere la Luce e portarla agli Inuit.

corvo

In quel momento, una bambina, vestita con un mantello di pelliccia bianco come la neve che avvolgeva tutto il paesaggio, si avvicinò al ruscello ad attingere acqua. Il Corvo, che era abile nei travestimenti, mutò allora il proprio aspetto in quello di un granello di polvere e andò a nascondersi fra le setole del mantello, cosicché, quando la bambina rientrò a casa, senza accorgersene lo portò con sé.

Dentro la casa regnava un caldo tepore.

Una donna stava cucendo una pelliccia, e in un angolo, il vecchio capo del villaggio si scaldava al fuoco. Il nipote, un piccolo bambino infagottato in una lucida pelliccia di foca, stava giocando sul pavimento con delle statuine di osso.

Il Corvo, che aveva a quel punto già preparato il suo piano, sempre mantenendo l’aspetto di un granello di polvere gli volò nell’orecchio e iniziò a fargli il solletico.

Il bambino incominciò a piangere.

Perché piangi? gli chiese il nonno, dispiaciuto della improvvisa angoscia che aveva assalito il nipotino.

Digli che vuoi giocare con una Palla di Luce, gli bisbigliò il Corvo in un orecchio.

Perché voglio giocare con una Palla di Luce, piagnucolò il nipote.

Il nonno allora andò a pendere la scatola dove teneva le Palle della Luce, ne prese una, piccola piccola, la legò con uno spago, e la diede al nipote affinché vi giocasse.

Il granello solleticò ancora l’orecchio del bambino, che riprese a piangere, ancora più angosciato.

Perché piangi? chiese ancora il nonno, che come tutti i nonni voleva che il nipote fosse felice.

Digli che vuoi andare a giocare con la Palla di Luce fuori di casa, suggerì il corvo.

Allora il nonno aprì la porta di casa, e accompagnò il bambino sul terreno innevato davanti alla casa, poi tornò dentro a riscaldarsi davanti al fuoco, perché fuori era molto freddo.

Come il bambino rimase solo, il granello di polvere si tramutò in Corvo, estrasse i suoi artigli e tagliò lo spago che legava la Palla di Luce. Prese la Palla di Luce e volò via verso la terra degli Inuit….

… sentendo lo sbattere delle ali nell’aria, tutti gli Inuit corsero fuori dalle le loro case e rimasero un po’ delusi, perché il corvo ritornava, ma era sempre buio.

Ma appena arrivato sopra il villaggio, il Corvo lasciò cadere a terra la Palla di Luce, che si infranse in mille piccoli pezzi, e liberò la Luce che racchiudeva.

light

La Luce affrontò la Notte, combatté con lei, la vinse e la scacciò.

Su tutta la Terra dilagò allora il Giorno. Meraviglia!

Ora gli Inuit potevano vedere lontano.

… guarda le montagne, laggiù, come sono belle

…e il cielo, come è azzurro

… potremo finalmente vedere Nanuk arrivare

…e cacciare tante ore ogni giorno, e andare a pescare più lontano, e cercare mari più pescosi!

Ringraziarono il Corvo ma lui, dopo aver visto quella felicità, era rimasto rattristito per non essere riuscito a portare una Palla di Luce più grande.

Ho potuto portare solo una piccola Palla di Luce, si scusò, così potrete avere luce solo per metà dell’anno…

Ma gli Inuit, che non sono ingordi e sanno accontentarsi di quel poco che hanno, risposero:

ma noi siamo felici lo stesso. A noi basta avere luce per metà dell’anno, prima era buio tutto l’anno!”

7oynudr8uwgnuvzczjqux6q7

by Roberto Pellegrini

Annunci

9 pensieri su “1 Dicembre – Il calore di una leggenda

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...