Un amore… tra le nuvole…

Anche in pieno inverno può capitare di assistere a tramonti mozzafiato, che accendono l’imbrunire di una profonda passione, spesso seguiti da notti terse, illuminate da un’incantevole Luna piena, incastonata come una perla, sul nero mantello del cielo…

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Il Sole e la Luna…: due “creature” dolcissime, che, a volte, ci danno davvero l’impressione di “rincorrersi” vanamente, nelle loro eterne traiettorie celesti…

Poteva mancare una leggenda su di loro?

Dopo una breve ricerca ne ho scovata una…

Cito…

“Quando il Sole e la Luna si incontrarono per la prima volta, si innamorarono perdutamente, e da quel momento cominciarono a vivere un grande amore.
Dopo la creazione del mondo, Dio si accorse che mancava qualcosa di essenziale, completò la sua opera donando la Bellezza.
Decise quindi che il Sole avrebbe illuminato il giorno, e la Luna la notte, obbligandoli, senza volerlo, a vivere separati.
I due si rattristarono molto quando compresero che non si sarebbero mai più incontrati.
La Luna diventava sempre più triste, malgrado lo splendore che Dio le aveva donato, poiché soffriva di solitudine.
Il Sole, a sua volta, si era meritato il titolo di “re degli Astri” ma anche questo non lo rendeva felice.
Allora Dio li chiamò e disse loro:

– “Non avete nessun motivo per essere tristi. Voi possedete una radiosità che vi distingue l’uno dall’altra.
Tu, Luna, illuminerai le notti fredde e calde, sarai motivo di poesia per molti innamorati.
Quanto a te, Sole, porterai questo nome perché sei più importante di tutti gli astri, illuminerai la Terra durante il giorno, sarai fonte di calore per gli esseri umani e la tua semplice presenza renderà le persone più felici.” –

La Luna si era incupita ancora di più, per il suo terribile destino. Trascorreva le notti piangendo e gemendo.
Il Sole soffriva per la tristezza della Luna, ma non poteva lasciarsi andare perché doveva darle la forza di accettare il compito che Dio le aveva riservato. La sua preoccupazione era tanto grande che pensò di chiedere un favore a Dio:
– “Signore, aiuta la Luna per favore: lei è più fragile di me, non sopporterà a lungo la solitudine.” –
E Dio, nella sua infinità bontà, creò le stelle per tenere compagnia alla Luna, che da quel momento le chiamò sorelle, confortandosi della loro presenza…

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Ancora oggi il Sole e la Luna vivono così: separati.
Il Sole finge di essere felice.
La Luna non riesce a nascondere la sua tristezza.
Il Sole è ancora caldo di passione per la Luna.
La Luna vive ancora nell’oscurità della sua solitudine.
La Luna e il Sole seguono ancora il loro corso: il Sole solitario nel cielo;
la Luna circondata dalle stelle.
Però Dio decise che nessun amore in questo mondo sarebbe stato impossibile, neanche quello della Luna per il Sole.
E fu allora che creò l’Eclisse.
Adesso il Sole e la Luna vivono nell’attesa di questo istante.
L’unico raro momento che è stato loro concesso per incontrarsi.

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Quando guarderemo il cielo e vedremo la Luna nascondere il Sole, è perché è iniziato il loro lungo abbraccio… il Sole e la Luna si amano intensamente per poi lasciarsi ancora (eclisse, in greco, significa proprio “abbandonare”…).

Lo splendore della loro estasi è così intenso, che si consiglia di non guardare il cielo in quel momento, per non rischiare di rimanere accecati da un amore così profondo…!”

a cura di Roberto Pellegrini

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“Nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit” – Seneca

“Nessun grande ingegno fu mai senza una mistura di follia” sosteneva Seneca

“Occorre avere un po’ di caos in sé per partorire una stella danzante” diceva Friedrich Nietzsche

“Non esiste grande genio senza una dose di follia” era la tesi di Aristotele

Genialità e follia, apparentemente concetti sì tanto diversi, sembrano essere inseparabili, se per follia intendiamo quella forma di irrazionalità che spesso accompagna una mente creativa, un Artista.

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Le menti creative sono assai complesse, a volte paradossali, eccentriche, appunto quasi folli. Possiedono tratti caratteriali che li rendono fortemente differenti dalle altre. Essi sognano ad occhi aperti, osservano tutto, amano la solitudine, cercano nuove esperienze, sono resilienti, seguano le proprie passioni, spesso perdono la nozione del tempo.

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Alcuni individui, considerati socialmente geniali, come Van Gogh, Goethe, Newton, si sono sempre mossi su quel filo labile che divide il genio dalla follia, sono usciti dalla normalità per tangere le vie della follia. Nei casi di Newton e Goethe furono protetti dalla loro condizione di ricchi e potenti, per van Gogh, invece, senza protezione per la sua miseria e la sua marginalità, ci fu la reclusione in manicomio.

La sua mente, oserei dire privilegiata e nel contempo sofferente, non gli permise di trovare la felicità nella sua arte e men che meno nella tela della sua vita.

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Ma allora l’opera di un genio si può considerare simmetrica al delirio di un folle? Dove termina la genialità ed dove incomincia la follia?

E per finire… Lilù Stones ci parla di …

Cari Amici di Lilù Stones…con questo post, finisce la storia della pseudo Alice nel paese delle pietre dure, di quelle semipreziose e un cenno a quelle preziose per eccellenza.

L’altra volta vi ho parlato di sua maestà il diamante…non mi rimane che catapultarvi ancora, nella meraviglia degli zirconi, dei topazi, dei corindoni ovvero del rubino e gli zaffiri, dei berilli ovvero dello smeraldo e dell’acquamarina. Un cenno particolare merita lo spinello e la pietra in voga da qualche anno a questa parte e cioè la zoisite varietà tanzanite e poi ancora, certamente ci sono altre preziosissime pietre come la diopside Russa…e l’alessandrite…pietra degli Zaar e ancora l’ apatite. Ma vi ricordo che quando vi parlai della famiglia dei granati…non dovete scordarvi che ad essa appartengono le tszavoriti, il demantoide, la spessartina e la rodolite, che sono altre pietre super rinomate e molto preziose, molto spesso più preziose di quelle notoriamente rinomate, poiché più rare. Come pure la cordierite conosciuta come iolite, la cianite e la kunzite…di cui vi ho già fatto cenno negli altri miei post.

Vi darò solo qualche ragguaglio di quelle di cui non vi ho ancora parlato….poichè tanto c’è da dire…ma lascio a voi…se vi ho incuriosito…approffondire i vari altri aspetti che più vi attirano.

Bene allora parliamo dello zircone, silicato, una delle pietre NATURALI preziose più vecchie al mondo. La zirconia cubica, pietra di laboratorio, super sintetica, non ha NIENTE A CHE VEDERE con lo ZIRCONE. Impropriamente ne ha “rubato” il prestigio, per chi non se ne intende, ma a forza di dirlo, finalmente sta riacquistando la meritata fama….anzi hanno scoperto uno zircone dal colore azzurro, naturale, non BOMBARDATO di colore o manipolato in alcun modo, che è paragonabile alla tormalina paraiba, o a una bella apatite…si chiama zircone starlite…e ancora lo zircone Ratanakiri, dalla omonima miniera Cambogiana, dall’azzurro più intenso.

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Zircone starlite

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Zircone Ratanakiri

Molto belli anche quelli color cannella o violetti. Straordinario quello bianco o incolore, che se tagliato bene e puro, va in diretta competizione con il diamante.

Anche il topazio, quello bianco o incolore è diretto competitor con il diamante. Molte pietre preziose colorate, si adornano della sua brillantezza, in oreficeria, senza avere però, le cifre astronomiche che potrebbero avere se, abbellite ulteriormente con diamanti.

Anche il topazio è un silicato, potrebbe assomigliare allo zircone, ma come sempre altri minerali si “mescolano” nella struttura e quindi, cambia sostanza e di conseguenza nome. Nasce assolutamente come pietra incolore, quindi bianco, se ben tagliato e puro, cioè non ha inclusioni…è magnifico e davvero pregiato sia per lucentezza che per durezza di pietra. Poi, va detto che alcune inclusioni di minerali vari, ne fanno assumere colori naturali veramente speciali. Come il topazio imperiale, giallo pallido oro. Il topazio naturale, non lo vedrete MAI con colori intensi; tante volte si vedono pietre azzurre/blu…in special modo, dai colori ASSURDI e con nomi ASSURDI….tipo topazio blu Londra, topazio Cielo….ecco, quando sono accompagnati da questi nomignoli, state certe/i che sono manipolati, cioè che ne hanno modificato il colore pur avendo come base un topazio naturale…che così facendo, di naturale ha ben poco. Eppure, la gioielleria ammette questi artifici…poiché si basa appunto di pietra naturale…che può essere trattata per “migliorarne” l’aspetto. ORRORE. E così, avviene con MOLTISSIME PIETRE PREZIOSE…PURTROPPO…e non tutti gli operatori sono onesti ad ammetterlo! Meglio non rischiare e prendere, decisamente le pietre bianche, incolore, se non Vi viene garantito il colore naturale.

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Topazio imperiale

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Topazio incolore…lievemente azzurrato

Vi parlo ora, dei corindoni, ovvero rubini e zaffiri. Questo è un ossido e minerale allocromatico, a seconda dell’elemento chimico che si “intrufola”…ne prende il colore. Il cromo è l’elemento del rosso del rubino. E’ solitamente purpureo, rosso/rosa o decisamente rosso…sangue di piccione, quello Birmano per intenderci…rarissimo. Da trasparente a traslucido se in gemma, opaco se “radice” di rubino….ovvero “grezzo”. Bellissimo il rubino stellato, solo in cabochon, stella a SEI punte, quando presenta inclusioni di un certo tipo…si presenta il fenomeno dell’asterismo e, questo fenomeno, non può essere ricreato in laboratorio…ohhhh…almeno ad oggi. Al massimo, in quelli “brutti”…troverete solo un puntino da cui non parte nulla…si chiamano “ciechi” e non vanno acquistati. Chiaro?…CHIARO! Bellissima anche la zoisite_rubino…pietra massiva, con fondo verde e screziature nere della zoisite appunto e la concrescita del rubino vero e proprio. Lo si può trovare anche misto con la cianite…quindi cianite in rubino…sempre pietra massiva….un colore con un verde più pallido senza screziature nere e concrescita del rubino.

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Zoisite/rubino a rosetta

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Fili in rondelle sfaccettate di zoisite/rubino

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Rubino stellato

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Rubino grezzo e gemma

E…ricordatevi di questo : se volete comprarvi tutti i diamanti che desiderate, potete farlo, è solo questione di denaro. Mah…se con lo stesso denaro volete comprarvi tutti i rubini che desiderate, NON POTETE FARLO….perchè i RUBINI SONO RARI.

La stessa medesima cosa, vale anche per lo zaffiro BLU….asterismo e il più bel colore è quello chiamato “manto di Madonna” e arriva dal Kashmir, India.

Lo zaffiro blu, composto da ferro e titanio, e se ha inclusioni di rutilo…ecco che appare la stella, sempre a sei punte, e sempre in formato cabochon. La Black Star of Queensland è il più grande zaffiro stellato di qualità gemmologica, del mondo, pesa 733 carati. La Star of India estratta in Sri Lanka, del peso di 563,4 carati, è il secondo zaffiro stellato più grande al mondo, il terzo è La Star of Bombay estratto in Sri Lanka, di 182 carati.

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Zaffiro stellato

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Trattamento di riscaldamento e non solo, degli zaffiri…stessa cosa vale per altre numerosissime pietre preziose

Bellissimi gli altri colori naturali degli zaffiri, anche lo zaffiro è allocromatico, cioè…presenta diversi colori in natura, giallo, verde, grigio, marrone…sfumature mescolate tra loro, pregiato il colore PADPARADSCHA, fiore di loto significa….colore tra il rosa e l’arancio…come il fior di loto appunto. Bellissimo quello INCOLORE…e ricordateVi che…di topazi “bianchi”ne troverete a iosa, ma gli zaffiri “bianchi”…sono rari e pregiati.

Stupendi poi…tutti i tagli coronè…per quelli “semi grezzi”.

Zaffiri…… taglio coronè….o a rosetta

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Ora, tocca al berillo.

Partiamo con il più famoso, cioè lo smeraldo, varietà berillo, silicato. Il colore è verde ed è dovuto alla presenza di cromo e un briciolo di vanadio, se è bello bello. I tre parametri sono questi: saturazione del colore, tonalità e brillantezza. Sovente sono inclusi, questa inclusione è chiamata giardinetto, e al contrario dei diamanti, le inclusioni si vedono ad occhio NUDO. I giardinetti, comunque non sono indice di pietra “brutta”…certo meglio trovarlo sgombro da inclusioni, mah…meglio con i giardinetti, che alterata nel colore. A volte hanno una vena di blu al loro interno.

Quello Colombiano…è il più pregiato e raro…naturalmente. Ma oggi parecchi sono estratti in Brasile e varie località dell’Africa.

Anche gli smeraldi, se massivi, si possono trovare o in cabochon o tagliati a rosa coronè.

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E arriviamo adesso…all’acquamarina…da cui prende il nome, come l’acqua di mare, ci offre tutte le sfumature di questo. Dall’azzurro tenue, quasi bianco, ad un colore intenso, arriva persino al blu e naturalmente il verde acqua.

E’ un silicato ed è l’elemento ferro che contiene, che ne caratterizza il colore.

Quella più pregiata è la santa Maria, dalla omonima miniera in Brasile, che ha un colore azzurro intenso.

Quella blu, addirittura, è la Pedra Azul, Brasile.

Ma esiste anche in incolore, la goshenite. Il berillo verde, propriamente detto. Oppure gialla, l’eliodoro o berillo aureo…ed ultima ma non ultima la morganite, ovvero quella rosa pregiatissima. Più rara la bixbite, dal colore purpureo.

Tutta l’acquamarina, si può trovare, sia in bellissime gemme, naturalmente, che massiva o in cabochon, senza perderne di fascino.

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Acquamarina massiva….in tutti i suoi colori e nello splendore di taglio a “melone”

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Un cenno veloce veloce allo spinello….una pietra che ADORO.

Lo spinello è un ossido, piccola spina, così è il suo cristallo, di qui il nome. Esiste in varie tonalità, ma quello più pregiato è quello nero hercynite…comunemente detto smeriglio…e difatti questo minerale nero, durissimo, è secondo solo al diamante e abrasivo di natura, quando non è in cristalli perfetti, viene ridotto in polvere e viene utilizzato per tagliare e lucidare le stesse pietre (il così detto taglio a smeriglio). Lo Spinello Nero si estrae oggi quasi esclusivamente in Thailandia. Nell’antichità lo Spinello era considerato simbolo di vittoria; lo si portava come amuleto, difendeva dai veleni e dalla peste, fugava la malinconia e teneva lontani i cattivi pensieri. Lo Spinello è associato all’amore; aiuta chi lo indossa a mettere da parte il proprio ego e dedicarsi ad un’altra persona. Incoraggia la passione e si dice che aumenti la durata della vita. E’ una pietra protettiva che aiuta a ristabilire le relazioni e risolvere i problemi, allevia la tristezza.

LO SPINELLO NERO…E’ SECONDO SOLO AL DIAMANTE…NERO.

Quello rosso e una varietà apprezzatissima, tanto che una volta lo si scambiava per rubino, a causa anche della vicinanza tra giacimenti di spinello e di corindoni. Tra le varie pietre di un tempo classificate come rubini, c’è il famoso “Rubino del Principe nero” e il “Rubino del Timur” entrambi appartenenti al Tesoro della Corona Britannica.

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TANZANITE

La tanzanite è un silicato, pietra scoperta in Tanzania nel 1967. Si dice che tra qualche anno esaurirà questa unica miniera scoperta in Tanzania. Per questo sul mercato ha acquistato un valore esponenziale, e non solo, ma pare che le pietre dai carati maggiori, non si trovano già più…e quelle che si trovano, prezzi alle stelle. Ha un colore blu/violaceo. Ci sono parecchie curiosità su questa pietra di recente scoperta.

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APATITE

L’apatite è un fosfato e il suo nome significa “ingannevole”, questo perché le apatiti sono talora confondibili con altre gemme: la più simile tra tutte, anche per la vasta gamma di colorazioni, è la tormalina.

Il colore più bello è quello azzurro, che normalmente viene chiamato appunto apatite “paraiba”, dal colore della bellissima, ma più pregiata, tormalina paraiba, di cui Vi ho già parlato. Ne esiste un’altra, più scura dal colore blu ELETTRICO, che viene chiamata apatite neon. Queste le più facili da reperire. Bellissima anche in pietra massiva.

Ma ho scoperto che quella più rara si trova e si può vedere allo Smithsonian Istitute di Washington, apatite violacea in un cristallo di 100 grammi di peso; e, un’altra delle gemme più grandi al mondo, di colore verdastro, proviene dal Kenya e pesa ben 147 carati.

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DIOPSIDE RUSSA (anche chiamata CROMO DIOPSIDE)

Ecco, se mi avete seguito fino a qui, beh intanto grazie, ma voglio ancora aggiungere poche annotazioni sulla diopside Russa. La regione da cui principalmente si estrae la Yakuzia, in Russia appunto.

Il suo colore più bello è verde, nella tonalità brillante, anche se scuro, oppure la si può trovare anche verde con una punta di giallo, è il solito gioco dei minerali che contiene. Questa pietra in gemma, non si potrà mai avere oltre i 5 carati, poiché i cristalli son piccini…e sovente la diopside è un indicatore dei giacimenti diamantiferi.

La diopside, è in diretta competizione sia con gli smeraldi, ma direi, meglio ancora con il granato tszavorite.

L’ALESSANDRITE

Questo minerale è un ossido. L’alessandrite è una delle pietre colorate più rare sul mercato. Più precisamente, si tratta di una varietà veramente rara e dal colore mutevole di crisoberillo. L’ alessandrite risale ai tempi dell’Impero russo. Si dice che alla pietra fosse stato attribuito il nome, in onore dello zar Alessandro II (1818 – 1881). La leggenda racconta che la scoperta di alessandrite avvenne esattamente il giorno in cui lo zar di Russia divenne maggiorenne. Inevitabilmente, la pietra che cambiava colore dal verde al rosso fu dichiarata la pietra ufficiale dell’Impero russo al tempo degli Zar.

Viene anche chiamato lo “smeraldo Russo”…in quanto di giorno è verde come uno smeraldo e alla sera diventa rossa come un’ ametista. Lo Sri Lanka è conosciuto per produrre l’alessandrite più trasparente, spesso senza alcuna inclusione. Di solito l’alessandrite non subisce trattamenti mentre esistono pietre sintetiche che la imitano.

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Molto bene, e con questo post sostanzioso…ho portato a termine il mio IMPEGNO.

Vi rinnovo i miei ringraziamenti per avermi seguita e, ringrazio ancora tanto tanto, la redazione, per avermi concesso spazio in questo interessantissimo Blog.

Ma a presto…con altre iniziative.

by Lilù Stones

Le difficoltà: “palestra” per le nostre ali…

La vita comoda può apparire piacevole, ma nasconde un’insidia: quella di non impartirci (o, al meglio, di ritardare), la “lezione” più importante. Imparare a stare al mondo, come spesso si sente dire, costituisce, infatti, quel “lasciapassare” che ci tornerà utile nell’affrontare le difficoltà “vere” che, presto o tardi, verranno a farci visita… E che, magari, dovremo affrontare da soli…

Proprio per questo, è necessario cimentarsi in questa sorta di “allenamento” quotidiano, che sono le nostre esperienze, contando solo sulle proprie forze, per giungere al top alla… “partenza”!

Mi sono imbattuto in una simpatica storiella, sul tema…: cito…

“C’era una volta un bozzolo. Un giorno, in questo bozzolo apparve un piccolo buco. Un uomo che passava di lì per caso, si mise a guardare la farfalla che si sforzava di uscire da quel piccolo buco. Passò molto tempo, varie ore. Sembrava proprio che la farfalla si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare nient’altro.

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Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla. Prese un piccolo coltellino e delicatamente aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito. Le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.

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L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero, capaci di sostenere il corpo, e che finalmente la creatura cominciasse a volare. Non successe nulla.

La farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi sul terreno con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. Non imparò mai a volare.

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Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare, al momento non vide, è che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali. Era una condizione necessaria per lei per imparare a volare. Era la forma con cui la Natura la faceva crescere e sviluppare. Allora l’uomo capì che la farfalla diede a lui una lezione di vita.“

a cura di Roberto Pellegrini

Per essere felici, non bisogna mai mollare…

E’ cominciato un nuovo anno, ognuno di noi avrà affrontato il bilancio dell’anno passato ed ora è doveroso guardare avanti.

A tale proposito vi racconterò una storia che non conoscevo e che mi ha colpito e fatto riflettere molto: la storia della carota, dell’uovo e del caffè.

Tanto tempo fa un vecchio contadino viveva con la propria figlia in una modesta casa ed a stento tiravano avanti. La giovane si lamentava spesso, era stufa di quella vita di privazioni ed era alquanto svogliata, il vecchio vedeva la sua figliola rassegnata e questo lo abbatteva alquanto, fino a che un giorno decise di darle una lezione di vita.

La chiamò e la porto in cucina, la pregò di stare a guardare, in silenzio e seduta accanto a lui. Prese tre pentole, vi mise dell’acqua dentro e le mise sul fuoco, attese il bollore e poi in una pentola mise una carota, nell’altra un uovo e nell’ultima dei chicchi di caffè. Passata circa mezz’ora spense il fuoco e tolse la carota, l’uovo ed i chicchi di caffè dalle pentole e rivolto alla figlia, disse: “Cosa vedi?”. La ragazza rispose: “Una carota, un uovo e del caffè.”

Il vecchio invitò la figlia a toccare la carota che al tatto appariva tenera, poi le chiese di toccare l’uovo, che tolto il guscio appariva duro, per finire le domandò di assaggiare il caffè che dilettò il palato della giovane che disse: “Padre, che significa tutto questo?”.

Egli la guardò negli occhi e le spiegò che quei tre elementi avevano affrontato la medesima avversità: l’acqua bollente, ma, ognuno di loro, avevano reagito in modo assai diverso. La carota che prima di toccare l’acqua era dura, poi si era fatta tenera; l’uovo che era fragile fragile, si era indurito; il caffè aveva fatto molto, ma molto di più, aveva cambiato il sapore dell’acqua.

A questo punto fu d’obbligo la domanda del padre; “Tu quale di questi elementi sei? Quando le avversità bussano alla tua porta, come rispondi? Sei come una carota, che sembra forte, ma quando viene toccata dal dolore e dalle difficoltà diventa debole e perde la sua consistenza? Sei come un uovo, che inizia con un cuore malleabile e uno spirito fluido, ma dopo una morte, una separazione o un addio si è fatto duro e rigido; che fuori resta uguale, ma dentro cambia? Oppure sei come il caffè, che trasforma l’acqua, ovvero l’elemento che gli provoca dolore? Quando l’acqua arriva al punto di ebollizione, il caffè sprigiona il suo sapore migliore. Se sei come il chicco di caffè, quando le cose si mettono male, reagisci meglio degli altri e permetti che le cose attorno a te migliorino. Allora, quale dei tre sei?».

Le difficoltà fanno parte della vita ed ognuna di esse ci dà l’opportunità di crescere e di imparare, di avere sempre più fiducia in noi stessi. Proprio gli anni che passano ci rendono persone con più esperienza in grado di fare tesoro dei propri errori e di diventare forti di fronte alle prove che la vita ci riserva.

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“Sarai felice,” – disse la vita – “ma prima ti renderò più forte. Resiliente. Ti farò rinascere. Ti aiuterò a sopportare le sferzate, a remare contro il vento e le maree, a comprendere con dolcezza il tesoro della forza emotiva.

Perché io, la vita, sono fatta di momenti belli e brutti, di difficoltà e di opportunità, di momenti speciali, di segni, di cicatrici, di compagnia, di solitudine, di ansia, di calma e di quella saggezza che emano dopo i capitomboli più caotici».

Le persone più belle sono quelle che hanno sfiorato le sofferenze, hanno subito perdite, ma che sono riuscite a rinascere più forti di prima, le persone felici non nascono certo dal nulla.

 

Vincenzo Cardarelli: sul percorso di Leopardi

Un altro nostro illustre Autore, spesso trascurato, è Vincenzo Cardarelli.

Il poeta e letterato Vincenzo Cardarelli (vero nome, Nazareno Cardarelli), nasce a Corneto Tarquinia (Viterbo), il primo maggio del 1887.

Uomo dalla personalità molto particolare, in gioventù pratica diversi mestieri, compiendo studi piuttosto irregolari.

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Rimasto, ancor giovane, orfano del padre, Vincenzo lascia i suoi luoghi d’origine, ai quali, però, resterà sempre legato in un ambiguo rapporto di odio-amore (per via di un’infanzia infelice e solitaria…), per trasferirsi a Roma, dove intraprenderà la carriera giornalistica, come redattore dell’Avanti.

Nel 1911 invia alla “Voce” di Prezzolini uno studio su Charles Pégluy ed inizia una assidua collaborazione con il “Marzocco” e con la “Lirica”, dove due anni più tardi pubblica le sue prime poesie, le cui tematiche principali sono le memorie della sua infanzia solitaria e della sua focosa giovinezza.

Nel 1916 pubblica “Prologhi”, una raccolta di brevissime prose e nello stesso anno collabora alla “Voce” di Giuseppe De Robertis, per fondare nel 1919, insieme a Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Bruno Barilli, Emilio Cecchi, Lorenzo Montano e Aurelio Saffi, la rivista “La Ronda”.

Cardarelli esprime “le ragioni di un classicismo formale, sorretto da una lingua illustre e da uno stile costruito con estrema vigilanza sulla ‘poeticità’ della parola (…), per attingere la perfetta eleganza di una lingua nobile e severa mente classica” (G.Barberi Squarotti).

Il suo modello è, come per gli altri componenti de “La Ronda” (i “Rondisti”, appunto), il Leopardi delle Operette Morali, uno dei testi di maggior spessore del Poeta di Recanati…

Tra le opere principali del Cardarelli ricordiamo “Favole e memorie” (1925),”Il sole a picco” (1928), che vinse il Premio Bagutta del 1929 e “Prologhi – Viaggi – Favole”, 1929.

Nel 1931, il noto critico letterario Giansiro Ferrata scrive della sua opera sul primo numero di “Fronte”, la rivista di Mazzacurati e Scipione, che, nel manifestare un vivo interesse per la sua attività letteraria, invitano Vincenzo a collaborare al secondo numero della rivista.

“Lettere non spedite” è del 1946; nel 1948, con “Villa Tarantola”, Cardarelli si aggiudica il premio Strega per la prosa.

Muore il 18 giugno 1959 nell’Ospedale del Policlinico di Roma e riposa ora nel cimitero di Tarquinia, di fronte alla Civita etrusca secondo la volontà espressa nel testamento.
La Civita etrusca, che il poeta ha così di frequente evocato nelle sue poesie e nelle sue prose, aveva ai suoi occhi più il valore di un simbolo morale che non di un tema autobiografico: era stato il faro che lo aveva guidato durante la sua avventurosa navigazione tra gli scogli dell’esistenza (“La Vita io l’ho castigata vivendola”, ebbe modo di scrivere…).
Visse nella povertà e nella solitudine, e morì a settantadue anni ancora più povero e più solo.

Qui di seguito, una delle sue Liriche più note:

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Autunno

Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio

testo a cura di Roberto Pellegrini

Harbin – la città di ghiaccio

Anche quest’anno, come avviene ormai da 34 anni, in Cina, precisamente ad Harbin nella provincia del Heilongjiang ai confini con la Siberia, si è aperto il Festival Internazionale del ghiaccio.

Una vera magia, resa possibile dall’incredibile co-working di diecimila persone (architetti, manovali, elettricisti ed artisti) che utilizzando neve e ghiaccio hanno riprodotto in un mese una vera e propria città che incanta, fra colonne, sculture e palazzi illuminati con luci a neon.

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Tutti sanno quando il Festival viene inaugurato, ma nessuno sa quanto, questo magico gelido regno di ghiaccio, durerà, ciò dipenderà dalle temperature, certo è che anche quest’anno, quando madre natura avrà fatto il suo corso, milioni di persone saranno per l’ennesima volta stupide da questo paesaggio mozzafiato.

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Sopra un’area di 600 mila metri quadri sono sorte sculture che sfiorano i cinquanta metri di altezza e che hanno preso ispirazione da tutto il mondo, come le cupole di San Pietroburgo, il castello giapponese di Kanazawa ed il Tempio del Cielo di Pechino, oltre ad innumerevoli piste di ghiaccio e scivoli per il divertimento dei visitatori.

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Non resta che coprirsi bene e… almeno una volta nella vita, recarsi a godere questo spettacolo.