Vincenzo Cardarelli: sul percorso di Leopardi

Un altro nostro illustre Autore, spesso trascurato, è Vincenzo Cardarelli.

Il poeta e letterato Vincenzo Cardarelli (vero nome, Nazareno Cardarelli), nasce a Corneto Tarquinia (Viterbo), il primo maggio del 1887.

Uomo dalla personalità molto particolare, in gioventù pratica diversi mestieri, compiendo studi piuttosto irregolari.

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Rimasto, ancor giovane, orfano del padre, Vincenzo lascia i suoi luoghi d’origine, ai quali, però, resterà sempre legato in un ambiguo rapporto di odio-amore (per via di un’infanzia infelice e solitaria…), per trasferirsi a Roma, dove intraprenderà la carriera giornalistica, come redattore dell’Avanti.

Nel 1911 invia alla “Voce” di Prezzolini uno studio su Charles Pégluy ed inizia una assidua collaborazione con il “Marzocco” e con la “Lirica”, dove due anni più tardi pubblica le sue prime poesie, le cui tematiche principali sono le memorie della sua infanzia solitaria e della sua focosa giovinezza.

Nel 1916 pubblica “Prologhi”, una raccolta di brevissime prose e nello stesso anno collabora alla “Voce” di Giuseppe De Robertis, per fondare nel 1919, insieme a Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Bruno Barilli, Emilio Cecchi, Lorenzo Montano e Aurelio Saffi, la rivista “La Ronda”.

Cardarelli esprime “le ragioni di un classicismo formale, sorretto da una lingua illustre e da uno stile costruito con estrema vigilanza sulla ‘poeticità’ della parola (…), per attingere la perfetta eleganza di una lingua nobile e severa mente classica” (G.Barberi Squarotti).

Il suo modello è, come per gli altri componenti de “La Ronda” (i “Rondisti”, appunto), il Leopardi delle Operette Morali, uno dei testi di maggior spessore del Poeta di Recanati…

Tra le opere principali del Cardarelli ricordiamo “Favole e memorie” (1925),”Il sole a picco” (1928), che vinse il Premio Bagutta del 1929 e “Prologhi – Viaggi – Favole”, 1929.

Nel 1931, il noto critico letterario Giansiro Ferrata scrive della sua opera sul primo numero di “Fronte”, la rivista di Mazzacurati e Scipione, che, nel manifestare un vivo interesse per la sua attività letteraria, invitano Vincenzo a collaborare al secondo numero della rivista.

“Lettere non spedite” è del 1946; nel 1948, con “Villa Tarantola”, Cardarelli si aggiudica il premio Strega per la prosa.

Muore il 18 giugno 1959 nell’Ospedale del Policlinico di Roma e riposa ora nel cimitero di Tarquinia, di fronte alla Civita etrusca secondo la volontà espressa nel testamento.
La Civita etrusca, che il poeta ha così di frequente evocato nelle sue poesie e nelle sue prose, aveva ai suoi occhi più il valore di un simbolo morale che non di un tema autobiografico: era stato il faro che lo aveva guidato durante la sua avventurosa navigazione tra gli scogli dell’esistenza (“La Vita io l’ho castigata vivendola”, ebbe modo di scrivere…).
Visse nella povertà e nella solitudine, e morì a settantadue anni ancora più povero e più solo.

Qui di seguito, una delle sue Liriche più note:

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Autunno

Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio

testo a cura di Roberto Pellegrini

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