Quando i ragazzini eravamo noi…

Mi trovo a passare nei pressi del condominio in cui sono cresciuto; erano diversi anni che non capitavo da quelle parti: questa volta, la tentazione è irresistibile…

Citofono a un nome a caso:

– Sì? Chi è? –

– Signora, avrei dei volantini…

– Va bene, le apro… –

E’ andata: scatta la serratura; con un filo di emozione, spingo il vecchio portoncino di legno e, come d’incanto, ritrovo gli angoli della mia giovinezza.

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Identico il cortile, le finestre, i cornicioni; sui muri, qua e là, ancora qualche sparuto segno dei nostri vecchi giochi (eravamo una “banda “ di una quindicina di marmocchi…): quello era il “botto” del nascondino; lì si giocava a Monopoli; là Claudio fece quel “volo” in bici…; in quell’angolo c’era il quartier generale di Buffalo Bill, quando si giocava a “Indianiecowboy” (detto proprio così: tutto d’un fiato…). Mi commuovo, perché non è vero che la nostra storia e, quindi, la nostra vita, non lasci sempre qualcosa anche nei luoghi in cui si è andata “formando”, anno dopo anno… Qualcosa che possiamo “ritrovare”, anche dopo molto tempo…; qualcosa che si può anche, spiegare, o raccontare…

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C’è qualcosa di diverso, però, da allora: i ragazzi…

Ne sorprendo un gruppetto appollaiato su un vecchio muretto: lo sguardo fisso sui cellulari (toh: che novità!); smanettano in silenzio, o ascoltano musica con le immancabili cuffiette wi-fi…; ogni tanto un breve scambio di parole… Praticamente, stanno giocando…

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Ma i giochi sono cambiati, è evidente… Più in là, sotto il portico, altri due (senza muovere un muscolo), si sfidano in una corsa, cavalcando i loro “poderosi” Hoverboard, di ultima generazione, più luminosi e affascinanti dell’astronave di Star Trek…; laddove noi, gli ex-ragazzi, giocavamo alle Olimpiadi, esibendoci in interminabili batterie dei cento metri piani (decametro più, decametro meno: cosa andiamo a sottilizzare…?), stabilendo ogni pomeriggio record da guinness… O, almeno, così credevamo noi… E andava bene così, sì…

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Un po’ deluso, richiudo il portoncino alle mie spalle, mentre uno dei velocisti mi urla “permesso!!?”…

Già: mi tolgo di torno…; non è più il “mio” cortile, questo…

Forse non sono cambiati i tempi: dovrebbero semplicemente “ritrovarsi” i ragazzi… E, probabilmente, in questo dovremmo aiutarli anche noi, che, in fondo in fondo, siamo ancora “ragazzi dentro”…

Da una finestra, una signora, con tono serio, mi apostrofa:

– Ehi, lei…: non mi metta volantini nella posta! –

– No, signora…: stia tranquilla… Arrivederci…! –

by Roberto Pellegrini

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4 pensieri su “Quando i ragazzini eravamo noi…

  1. Noi, ci si divertiva veramente!
    Risate, corse, sudate, merende che profumavano di allegria.
    E ci guardavamo quando si parlava.
    Non c’era nulla di più interessante dello “schermo” degli occhi, di chi avevamo dinnanzi!

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