Ci siamo capiti? Certo! Anzi, no…

“Ah…, scusa: avevo capito un’altra cosa…!”: almeno una volta nella vita, a tutti capita di dire, o sentirsi rivolgere queste parole.

L’equivoco (i tipi poco raccomandabili, questa volta, non c’entrano…), è sempre in agguato. L’insidia “scatta” con estrema facilità, tagliente, beffarda; a volte “contando” soltanto su se stessa, altre volte con la determinante complicità del più o meno accentuato livello di “permalosità” di chi abbiamo di fronte (…o del nostro, s’intende!).

Va da sé, infatti, che più conosciamo il nostro interlocutore (il suo carattere, il suo umore, le proprie vicende personali, ecc.), e meno alto sarà il rischio di imbatterci in un imbarazzante quiproquò.

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Com’è noto, le conseguenze di un “malinteso” sono sempre imprevedibili: il tutto può risolversi in una sonora risata (e relative pacche sulle spalle…), oppure può causare veri e propri “cataclismi” dai risvolti molto spiacevoli, persino drammatici…

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Date un’occhiata alla graziosa storiella Zen che vi presento oggi…

Un monaco girovago può fermarsi in un tempio Zen, a condizione che sostenga coi preti del posto una discussione sul Buddhismo, riuscendo a “batterli”; in caso contrario, dovrà andarsene via…

In un tempio nelle regioni settentrionali del Giappone vivevano due confratelli monaci. Il più anziano era istruito, ma il più giovane era sciocco e aveva un occhio solo.

Arrivò un monaco girovago e chiese alloggio, invitandoli secondo la norma a un dibattito sulla sublime dottrina. Il fratello più anziano, che quel giorno era affaticato dal molto studio, disse al più giovane di sostituirlo.

– Vai tu e chiedigli il dialogo muto! -, lo ammonì.

Così il monaco giovane e il forestiero andarono a sedersi nel tempio.

Poco dopo il viaggiatore venne a cercare il fratello più anziano e gli disse:

– Il tuo giovane fratello è un tipo straordinario. Mi ha battuto! -.

– Riferiscimi il vostro dialogo… -, disse il più anziano.

– Beh… -, spiegò il viaggiatore – per prima cosa io ho alzato un dito, che rappresentava Buddha, l’Illuminato. E lui ha alzato due dita, per dire Buddha e il suo insegnamento. Io ho alzato tre dita per rappresentare Buddha, il suo insegnamento e i suoi seguaci, che vivono la vita armoniosa. Allora lui mi ha scosso il pugno chiuso davanti alla faccia, per mostrarmi che tutti e tre derivano da una sola realizzazione. Sicché ha vinto e io non ho nessun diritto di fermarmi -.

E detto questo, il girovago se ne andò.

– Dov’è quel tale? -, domandò il più giovane, correndo dal fratello più anziano.

– Ho saputo che hai vinto il dibattito! -, rispose questi.

– Io non ho vinto un bel niente! -, replicò il giovane – Voglio picchiare quell’individuo!

– Raccontami la vostra discussione… -, lo pregò il più anziano.

– Accidenti, non appena mi ha visto lui ha alzato un dito, insultandomi con l’allusione che ho un occhio solo. Dal momento che era un forestiero, ho pensato che dovevo essere cortese con lui e ho alzato due dita, congratulandomi che avesse due occhi. Poi quel miserabile villano ha alzato tre dita per dire che tra tutti e due avevamo soltanto tre occhi. Allora ho perso la tramontana e sono balzato in piedi per dargli un pugno, ma lui è scappato via e così è finita!! -.

a cura di Roberto Pellegrini

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3 pensieri su “Ci siamo capiti? Certo! Anzi, no…

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