Il futuro su cui contiamo non è una certezza

“La nostra seconda vita inizia solo quando scopriamo di averne solo una”
Raphaëlle Giordano

Spesso ci lasciamo intrappolare dalla routine quotidiana, ripetiamo abitualmente le stesse azioni, ci adagiamo nel nostro tran-tran e, quasi assuefatti, invece di “vivere” e migliorare, ci lasciamo limitare e finiamo con il sopravvivere.

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Apparentemente il nostro vivere non sembra nemmeno malaccio, tuttavia, questo essere a nostro agio nella routine ci impedisce spesso di migliorare la nostra vita… Ma questa è una e non va sprecata, bensì vissuta. Nessuno di noi sa quanto tempo ci sia a disposizione, è quindi indispensabile guardare oltre, uscire dalla nostra “zona sicura” ed essere intraprendenti.
Spesso sento persone lamentarsi della propria vita, ma li vedo passivi di fronte ad ogni tipo di cambiamento; io sono convinta che anche i momenti più dolorosi della nostra vita possano essere d’aiuto per scoprire alcune qualità che giacciono sepolte e che nemmeno immaginiamo di possedere, quindi sono grata anche ai momenti difficili della vita.
C’è una metafora zen che ben delinea questo concetto, ve la racconto…

C’era un saggio Maestro che passeggiava tra i campi con il suo discepolo. Un giorno, si trovarono davanti a una casa di legno abitata da una coppia con i suoi tre figli. Andavano tutti malconci, con vestiti stracciati e sporchi. I loro piedi scalzi, l’ambiente intorno a loro terribilmente povero.

Il Maestro chiese al capofamiglia come facessero a sopravvivere, dato che nei dintorni non esistevano né industrie né commercio, oltre a non vedersi ricchezza alcuna nei paraggi. Con molta calma, il padre gli rispose: “Guardi, abbiamo una mucca che ci rende vari litri di latte al giorno. Ne vendiamo una parte e con il denaro compriamo altre cose, mentre l’altra parte la consumiamo noi. Così possiamo sopravvivere”.

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Il Maestro ringraziò per l’informazione, salutò e se ne andò. Allontanatosi, disse al suo discepolo: “Cerca la mucca, conducila fino al precipizio e spingila nel dirupo”.

Il giovane restó attonito, la mucca era l’unico mezzo di sostentamento di quell’umile famiglia. Ma pensò che il suo Maestro aveva le sue ragioni per chiedergli un atto simile e, con grande sforzo, condusse la mucca verso il precipizio e la spinse giù. Quella terribile scena rimase impressa nella sua mente per molti anni.

Molto tempo dopo il discepolo, sentendosi in colpa per quello che aveva fatto, decise di lasciare il Maestro per tornare in quel luogo e chiedere perdono alla famiglia a cui aveva provocato un grosso danno. Mentre s’avvicinava, notò che tutto era cambiato. Una preziosa casa con alberi tutt’attorno, tanti bambini che giocavano e un’automobile parcheggiata all’esterno.

Il giovane si sentì ancora più triste e disperato pensando che quell’umile famiglia avesse venduto tutto per sopravvivere. Quando chiese di loro, gli risposero che erano sempre lì, che non se n’erano andati. Entrò di corsa in casa e realizzò che era davvero abitata dalla stessa famiglia di allora. Così, chiese al capofamiglia che cosa fosse successo ed egli, con un grande sorriso, gli rispose:

“Avevamo una mucca che ci dava latte e con cui tiravamo a campare. Ma un bel giorno la mucca cadde in un precipizio e morì. Da quel momento, ci trovammo obbligati a fare altre cose, a sviluppare altre capacità che mai avremmo immaginato di avere. Così, cominciammo ad avere successo e la nostra vita cambiò”.

Ognuno dovrebbe imparare a liberarsi dalla mucca che c’è in noi spingendola dal precipizio, perchè la routine è una forma di morte.
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