L’ape: il “Samurai” più piccolo del mondo!

Ieri pomeriggio (un bel sole convincente ed una temperatura decisamente gradevole), pedalavo lungo gli argini del Po, per la consueta “sgambata” rilassante della domenica. Incrocio una coppia che marcia in senso opposto e la ragazza, indicando la manica della mia camicia, mi avverte:

– Stia attento: guardi che c’è un’ape…! –

– Oh…, grazie, grazie! -, rispondo, frenando.

L’istinto è quello di scrollarmi di dosso il piccolo autostoppista “clandestino”, con una manata ben assestata (con molta probabilità anche letale, per l’animaletto…); ma poi ci ripenso… Ci ripenso, perché, in realtà, ho sempre avuto un gran rispetto, fin da bambino, per questo piccolo insetto. Lo temevo, d’accordo, per via delle sue temibili punture, ma ero stato anche educato (dai miei genitori, in primis, e dalla scuola, poi…), ad apprezzarne la laboriosità, la meticolosa organizzazione sociale, l’infaticabile dedizione al loro “scopo” squisito: la produzione del miele.

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Ricordo che mio papà ci portava spesso in campagna, a vedere le arnie; a fare scorta di miele “fresco”. E ricordo che rimanevo sempre stupito, perché, in tutta onestà, nel rapporto con l’apicoltore di turno, le api mi sembravano tutt’altro che aggressive.

Anche se, in caso di estremo pericolo, questo minuscolo ed indefesso lavoratore, sa trasformarsi in un indomito “guerriero”, sfoderando la sua arma proverbiale: il pungiglione… Eventualità che, come sappiamo, costa sempre la vita al nostro “mini eroe”…

Secondo un’antica leggenda dei Cherokee (Popolo nativo dell’America del Nord), in origine le api non avevano il pungiglione…

Ecco la storia…

Nei tempi antichi, quando gli uomini erano più puri, riuscivano a conversare con gli animali e il Creatore faceva loro visita, gli chiesero qualcosa di dolce da mangiare. Il Creatore plasmò l’ape, che non aveva ancora il pungiglione.

L’Ape arrivò sulla terra e trovò un albero dove poter costruire il proprio alveare, per fare il miele, moltiplicarsi e nutrire i piccoli. Presto gli uomini giunsero dall’Ape e le chiesero un po’ del suo dolce sciroppo. Le Api diedero a ognuno un recipiente pieno di miele. Gli uomini lo apprezzarono molto e lo mangiarono avidamente, poi tornarono per averne ancora.

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L’Ape rispose: “Per un po’ non avrò più miele da darvi. Dovete aspettare”. Gli uomini non furono felici, perché desideravano ardentemente il dolce sciroppo. Chiamarono il Creatore e gli dissero: “L’Ape non ci dà abbastanza sciroppo dorato. Ne vogliamo di più!”. Il Creatore allora inviò sulla terra il Popolo dei Fiori, che iniziò a produrre un’enorme varietà di fiori da impollinare perché le Api potessero produrre più miele. Per attrarle, sbocciarono meravigliosi fiori di tutti i colori: azzurri, rossi, arancioni, viola e gialli. Vennero create più Api per impollinarli tutti. L’alveare si ingrandì molto. Gli uomini, vedendo che era diventato così grande, arrivarono per avere ancora sciroppo dolce. Le Api diedero loro molto miele, ma ne tennero per sé abbastanza per nutrire i loro piccoli. Gli uomini divorarono lo sciroppo e ne vollero ancora. Le Api risposero: “Non ne abbiamo più, dovete aspettare”.

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Gli uomini erano arrabbiati, e chiesero al Popolo dei Fiori di produrre più fiori, per poter avere più miele. Il Popolo dei Fiori rispose: “Abbiamo fatto più fiori che potevamo, e sono stati impollinati tutti. Dovete aspettare fino a primavera”. “No”, dissero gli uomini, “Ne vogliamo di più adesso!”. Ritornarono all’alveare e lo distrussero, uccidendo quasi tutte le Api e prendendo il miele che restava.

Le Api superstiti erano in collera. Chiesero consiglio al Creatore. Anche lui era irritato per il comportamento degli uomini, così chiese al Popolo dei Fiori di far crescere dei rovi spinosi, perché le api li mangiassero. Le Api mangiarono le spine, che si trasformarono in pungiglioni. Il Popolo dei Fiori creò un recinto di rovi attorno all’alveare. Il giorno dopo gli uomini tornarono chiedendo più miele; ma i rovi attorno all’albero graffiarono e ferirono i loro corpi. Alcuni riuscirono ad arrivare all’alveare e, coperti di lividi, urlarono alle Api: “Dateci del miele, adesso, o faremo come abbiamo fatto ieri, distruggendo il vostro alveare e uccidendo i vostri piccoli!”. Le Api si arrabbiarono, un forte ronzio uscì dall’albero, e sciamarono fuori. Punsero gli uomini finché non furono pieni di piaghe, facendoli scappare.

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Da quel giorno, gli uomini trattarono le api, i fiori e le piante con grande rispetto, promettendo sempre di rimpiazzare ciò che prendono, di non essere mai avidi e di non raccogliere mai più di ciò di cui hanno bisogno.

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a cura di Roberto Pellegrini

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