Zen: una farfalla che si posa su…

…un buddista, un islamico, un cristiano…, una farfalla che vive di vita propria, indipendentemente da qualsiasi religione.

Infatti lo zen non è una religione e nemmeno una filosofia, ma un atteggiamento verso la vita, durante la quale è indispensabile puntare all’introspezione diretta del cuore eliminando tutto ciò che sta tra l’uomo e la sua esperienza immediata.

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Difficilissimo definire lo zen e soprattutto difficile comprenderlo, proprio perché semplice ed ovvio. Cita un detto zen.  “Non sapendo quanto sia vicina la verità, gli uomini la cercano lontano, come chi nuota nell’acqua e avendo sete chiede da bere”.

Lo Zen non indica la verità assoluta, ma la via semplice, diretta e concreta che ci riporta alla realtà, “qui e adesso”; che aiuta a superare dipendenze ed attaccamenti, per vivere “liberamente” come parte dell’universo.

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Philip Kapleau, insegnante Zen, afferma – nell’introduzione del libro “Zen Keys” di Thich Nhat Hanh – come essere un perfetto antidoto a molti problemi della società odierna:

“Una risposta ovvia è – attraverso lo Zen. Non necessariamente il Buddismo Zen, ma lo Zen nel suo senso più ampio di mente consapevole che punta in una direzione; di vita disciplinata con semplicità e naturalezza, opposta ad una vita artificiosa e forzata; di vita compassionevolmente coinvolta nel benessere del mondo e non egocentrica e aggressiva. Una vita, in breve, di armonia con l’ordine naturale delle cose e non in costante conflitto.”

Provate a lasciarvi coinvolgere, liberando la vostra mente e facendo vostri i “piccoli” insegnamenti che provengono dalle innumerevoli parabole zen, qui di seguito ve ne lascio una di Akihito Ishikawa:

La bottiglia di sake

Due amici si diedero appuntamento in una locanda: il primo arrivato avrebbe chiesto una bottiglia di sake ed avrebbe aspettato l’altro, per un brindisi.

Uno dei due amici arrivò per primo alla locanda e, come d’accordo, chiese all’oste una bottiglia di sake, di quello buono. Ma poi, chiamato dalla moglie, dovette allontanarsi per un po’.

Notando la bottiglia incustodita, un mendicante ne approfittò prontamente, bevendo a lunghi sorsi.

Nel frattempo, ritornò l’amico che aveva ordinato il sake, il quale, accortosi che ne era già stato bevuto parecchio disse tra sé:

– Che razza di amico…!: è arrivato; non mi ha nemmeno aspettato e si è quasi scolato tutta la bottiglia! -, e se ne andò molto amareggiato.

Poco dopo si presentò l’altro amico che, accortosi a sua volta della bottiglia, pensò:

– Che carissimo amico…: non ha potuto aspettarmi, ma ha comunque brindato alla mia salute, lasciandomi il sake sufficiente, perché io potessi brindare alla sua…! –

CHIEVE DI LETTURA POSSIBILE:

Ciascuno “vede” ciò che “nasconde” nell’animo…

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