La forza che è dentro di noi

Le calamità sono occasione di virtù” sosteneva Seneca.

Concordo appieno.

Spesso ciò che si abbatte su di noi ci ferisce, ma ci insegna e ci fa conoscere aspetti del nostro carattere che non conosciamo.

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La vita riserva, spesso, esperienze dure, mette a dura prova, schiaccia come un vento fortissimo in una tormenta di pioggia.

Ci si sente persi, senza equilibrio ed è proprio in questi momenti che è necessario trovare vie d’uscita, trovando una forza interiore che ci permetta di uscire da questa tempesta, dentro la quale vediamo tutto nero.

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Si sente il bisogno di sfogarsi con qualcuno, quasi che questa condivisione alleggerisca l’oppressione in cui ci troviamo.

Parlare con un amico può aiutare, ma a volte capita di non trovare nessuno disponibile ad ascoltare o a tendere una mano.

È bene sapere che la creatività aiuta ad esprimere, attraverso la pittura, la musica, la scrittura, ciò che la bocca non riesce a dire; ecco perché si può considerarla un’ancora di salvezza. Qualcosa che permette di ritrovare dentro se stessi la volontà per risalire.

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Prendere coscienza e fare chiarezza dentro di noi accende la speranza sul domani, sulla capacità di poter farcela e di meritare la forza per ricominciare in equilibrio.

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In realtà pochi sanno quanto coraggio abbiamo dentro di noi, sino a quando non ci troviamo nella condizione di raccogliere tutte le nostre risorse e ricominciare.

Con l’andar del tempo, quando ci si soffermerà a pensare ai momenti bui superati, una sensazione di piena soddisfazione ci avvolgerà.

Prendere atto di non essersi lasciati abbattere, di aver lottato, di aver imparato che possiamo farcela, darà la percezione di essere forti.

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Sforzarsi di aumentare le proprie capacità di lottare è una grande sfida, che rafforza e ci permette di migliorarci e di evolvere , di acquisire più risorse personali per affrontare ogni ostacolo.

Convincersi di potercela fare è fondamentale per farcela, ci permette di agire con grinta e caparbietà.

A volte il presente può apparire oscuro, ma, spesso, anche gli avvenimenti più sgradevoli portano a cambiamenti apprezzabili.

Le difficoltà fanno parte della vita e la vita si vive per superarle.

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Luna d’estate…

É la stagione giusta: l’estate ci offre spesso l’occasione (o stuzzica… la voglia), di godere dello spettacolo di un cielo notturno…; quando la notte si fa più misteriosa, fascinosa, ammiccante… è inevitabile: gli occhi guardano insù!

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Da soli, o in amabile compagnia, non possiamo sfuggire al fascino di una scintillante Luna piena, magari sospesa su un mare talmente “immobile”, da sembrare dipinto su tela…

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I Nativi d’America, nella loro mitologia, rendono spesso omaggio alla notte, in genere, e alla Luna in particolare, facendone la protagonista di piacevoli leggende, come quella che vi presento oggi…

In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.

In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.

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Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:

– Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-

– Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! – rispose il lupo.

La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.

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– Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto – disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.

Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.

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Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.

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I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena.

a cura di Roberto Pellegrini

Coconut: una nota olfattiva solare ed estiva

Estate, spiaggia, mare, brezza e … coconut, per lasciarsi avvolgere da atmosfere intense ed esotiche.

Scrive bene Steffen Arctander riferendosi al coconut: “[…] un interessante materiale nelle mani di un profumiere artistico ed esperto per creare capolavori non convenzionali.”

Una leggenda molto antica della mitologia polinesiana narra la nascita della palma da cocco così:

Il dio-anguilla polinesiano chiamato Tuna era perdutamente innamorato della bella Hina, la quale, però, non ricambiava il suo affetto, anzi si sentiva perseguitata. Un giorno il dio Tuna la aggredì e il popolo samoano decise, a difesa di Hina, di uccidere il dio, concedendogli un ultimo desiderio prima di essere decapitato.

Il condannato, prima di morire, chiese che la sua testa fosse sepolta nella sabbia, ovviamente Hina fece in modo che il desiderio venisse esaudito con solerzia.

Fu così che proprio nel punto in cui la testa del dio venne sepolta nacque una palma da cocco.

Nel luogo dell’esecuzione oggi c’è un villaggio: Loloata, che significa “all’ombra” e sembra prendere il nome proprio dalla frescura e il riparo dai raggi solari creati dalla palma.

Ma aldilà delle leggende, la palma da cocco – Cocos nucifera L., Arecaceæ – ha origine dalle regioni tropicali dell’Oriente, ed oggi è coltivata largamente in America centrale e meridionale, nel continente asiatico e in Africa e può raggiungere i 20-30 metri di altezza.

L’acqua di cocco è un’ottima bevanda rinfrescante e dalla spremitura della polpa si ricava un olio, molto utilizzato nell’industria alimentare e come prodotto di partenza per l’impiego in profumeria.

Generalmente è usato nelle composizioni con fiori bianchi, vaniglia e fico.

I profumi con note di cocco abbinate a frutta e fiori possiedono accordi ipnotici che richiamano atmosfere tropicali ed esotiche. Cito: Batucada di L’Artisan Parfumeur (lime, cocco, tiaré, ylang-ylang), Coco Extreme di Comptoir Sud Pacifique (noce e polpa di cocco) e Bronze Goddess di Estée Lauder (tiaré e gelsomino); tutti profumi che fanno venire voglia di estate e spiagge assolate. E poi: Datura Noir di Serge Lutens e Beyond Love di By Kilian dove troviamo abbinata al cocco la tuberosa, il fiore “carnale” e conturbante per eccellenza.

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I profumi con note di cocco e vaniglia sono fragranze dolci e confortanti. Suggerisco:
Vanille et coco di E. Coudray, Un Bois Vanille di Serge Lutens, Coco Vanille di Comptoir Sud Pacifique e Hypnotic Poison di Dior.

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Infine se vogliamo un profumo unisex, perfetto anche per l’uomo ci orienteremo verso le note di cocco abbinate al fico – dolce e legnoso, come Premier Figuier di L’Artisan Parfumeur, Philosykos di Diptyque (entrambi sono creazioni di Olivia Giacobetti) e Coco Figue di Comptoir Sud Pacifique.

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Lo sguardo di un bambino

La spontaneità dei bimbi è senza eguali, ogni loro esperienza è vissuta come una scoperta, con meraviglia, senza quelle variabili che gli adulti, invece, tendono a considerare in ogni circostanza.

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Diceva bene Albert Einstein:

 

Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere”

Bello sarebbe poter continuare a guardare il mondo con gli occhi di un bambino, senza pregiudizi, con meraviglia e stupore, con la purezza e la trasparenza tipiche che trasformano ogni esperienza in qualcosa di positivo.

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La spensieratezza e la gioia con le quali i bimbi osservano il mondo li rendono piccole stelle raggianti capaci di farci dimenticare in un batti baleno i problemi quotidiani. Con la loro ingenuità si elevano a maestri degli adulti.

Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto:
a essere felice  senza motivo,
a essere sempre occupato con qualche cosa,
e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera.

Paulo Coelho

Pensate un adulto per sentirsi felice ha bisogno di un motivo, un bimbo al contrario è sempre felice, sorride, ride, ride con una risata spesso contagiosa, al contrario dell’adulto ha bisogno di un motivo per essere triste.

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I bimbi non hanno paura di essere giudicati, dicono spontaneamente ciò che pensano con estrema naturalezza.

Possiedono un’intelligenza vivace, curiosa che li spinge ad osservare tutto con attenzione, a fare molte domande, ad imparare cose nuove, a cimentarsi senza paura di sbagliare, con entusiasmo e vanno orgogliosi di ciò che fanno, anche se agli occhi del mondo può sembrare banale o brutto.

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Soprattutto i bimbi non conoscono pregiudizi ed accettano le “diversità” senza farsi problemi, giocano e ridono senza alzare barriere di colore o religione. Se come spesso accade avviene un litigio, basta poco perché torni tutto come prima, senza rancore e senza musi lunghi.

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Entusiasmo, fantasia, spontaneità, creatività… dei veri campioni da emulare.

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Cosa “diciamo” in un bacio…?

“Un bacio, insomma, che cos’è mai un bacio? Un apostrofo rosa fra le parole “ti amo!””…

Ecco: è, forse, questa bellissima frase di Edmond Rostand, resa immortale dal personaggio di Cyrano, la definizione più nota che la Letteratura ricordi, per “incorniciare” il bacio, appunto.

E, francamente, non possiamo non essere d’accordo…

Parliamo, com’è forse superfluo aggiungere, del bacio “amoroso”, “passionale”, non certamente di quello che ci si scambia in ufficio, per augurare una serena pensione al collega…

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Mi perdo, nel tentativo di focalizzare in quante e quali occasioni, l’Arte abbia reso omaggio a quella che, senza ombra di dubbio, possiamo considerare la più intima, tra tutte le “effusioni”, con le quali due amanti “cementano” il loro rapporto, la loro unione… (penso, ad esempio, al celeberrimo “Il Bacio” di Gustav Klimt, di cui abbiamo già più volte parlato, in questa sede, ma gli esempi sarebbero innumerevoli…).

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Il bacio è, spesso, la naturale “conseguenza” di un “invito” sapientemente (e “naturalmente”, vorrei dire…), espresso dagli occhi: uno sguardo intenso, tra due persone che si amano profondamente, “chiede” sempre “qualcosa” di più; esige un “quid”, indefinibile ed astratto, che soltanto un bacio riesce ad esprimere appieno.

L’amore, lo sappiamo, fa di due individui, di due corpi, un “corpo” solo: l’unione fisica, tra due persone che si amano, è data, quasi, addirittura per “scontata”; ma è soltanto grazie al bacio, che due “anime” riescono a “fondersi” in un’anima sola, facendo delle nostre labbra una bocca sola, di due respiri, un unico respiro, di due vite separate, la “nostra” vita insieme…

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In un bacio v’è tutta la Storia del Mondo…!
by Roberto Pellegrini

“Sulle ali di un gabbiano: a volo radente… – Aforismi sull’amore”

 

…l’ombra del “nucleare”!

Il recente incontro tra Kim Jong-Un e Trump, finalizzato ad avviare un immediato ed irreversibile processo di denuclearizzazione, è certamente un evento che induce a ben sperare, riguardo al futuro di tutti noi. Senza dubbio, infatti, la minaccia peggiore che incomba sul genere umano resta quella nucleare, che non lascerebbe scampo, in caso di un conflitto: spietata, totale, devastante…

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A questo riguardo, trovo di estrema attualità le parole di Albert Einstein (…ancora lui!), il cui testamento spirituale, reso noto nel 1955, dal filosofo e amico Bertrand Russel, poco dopo la morte dell’eminente scienziato, affronta il tema del “nucleare”, con una disarmante ed appassionata lucidità.

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In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi mettono in pericolo la continuazione stessa dell’esistenza dell’umanità, noi rivolgiamo un pressante appello ai Governi di tutto il mondo affinché si rendano conto e riconoscano pubblicamente che i loro obiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e li invitiamo, di conseguenza, a cercare mezzi pacifici per la soluzione di tutte le questioni controverse tra loro.

Nella tragica situazione cui l’umanità si trova di fronte noi riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi in conferenza per accertare i pericoli determinati dallo sviluppo delle armi di distruzione in massa e per discutere una risoluzione nello spirito del progetto annesso. Parliamo in questa occasione non come membri di questa o quella Nazione, Continente o Fede, ma come esseri umani, membri della razza umana, la continuazione dell’esistenza della quale è in pericolo.

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Il mondo è pieno di conflitti e, al di sopra di tutti i conflitti minori, c’è la lotta titanica tra il comunismo e l’anticomunismo. Quasi ognuno che abbia una coscienza politica ha preso fermamente posizione in una o più di tali questioni, ma noi vi chiediamo, se potete, di mettere in disparte tali sentimenti e di considerarvi solo come membri di una specie biologica che ha avuto una storia importante e della quale nessuno di noi può desiderare la scomparsa.

Cercheremo di non dire nemmeno una parola che possa fare appello a un gruppo piuttosto che a un altro. Tutti sono ugualmente in pericolo e se questo pericolo è compreso vi è la speranza che possa essere collettivamente scongiurato. Dobbiamo imparare a pensare in una nuova maniera: dobbiamo imparare a chiederci non quali passi possono essere compiuti per dare la vittoria militare al gruppo che preferiamo, perché non vi sono più tali passi; la domanda che dobbiamo rivolgerci è: “quali passi possono essere compiuti per impedire una competizione militare il cui esito sarebbe disastroso per tutte le parti?”.

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L’opinione pubblica e anche molte persone in posizione autorevole non si sono rese conto di quali sarebbero le conseguenze di una guerra con armi nucleari. L’opinione pubblica pensa ancora in termini di distruzione di città. Si sa che le nuove bombe sono più potenti delle vecchie e che mentre una bomba atomica ha potuto distruggere Hiroshima, una bomba all’idrogeno potrebbe distruggere le città più grandi come Londra, New York e Mosca. E’ fuori di dubbio che in una guerra con bombe all’idrogeno le grandi città sarebbero distrutte; ma questo è solo uno dei minori disastri cui si andrebbe in contro.

Anche se tutta la popolazione di Londra, New York e Mosca venisse sterminata il mondo potrebbe nel giro di alcuni secoli riprendersi dal colpo; ma noi ora sappiamo, specialmente dopo l’esperimento di Bikini, che le bombe nucleari possono gradatamente diffondere la distruzione su un’area molto più ampia di quanto non si supponesse. E’ stato dichiarato da fonte molto autorevole che ora è possibile costruire una bomba 2500 volte più potente di quella che distrusse Hiroshima.

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Una bomba all’idrogeno che esploda vicino al suolo o sott’acqua invia particelle radioattive negli strati superiori dell’aria. Queste particelle si abbassano gradatamente e raggiungono la superficie della Terra sotto forma di una polvere o pioggia mortale.

Nessuno sa quale ampiezza di diffusione possano raggiungere queste letali particelle radioattive, ma le maggiori autorità sono unanimi nel ritenere che una guerra con bombe all’idrogeno potrebbe molto probabilmente porre fine alla razza umana.

Si teme che, qualora venissero impiegate molte bombe all’idrogeno, vi sarebbe una morte universale immediata solo per una minoranza mentre per la maggioranza sarebbe riservata una lenta tortura di malattie e disintegrazione.

Molti ammonimenti sono stati formulati da personalità eminenti della scienza e da autorità della strategia militare.

Nessuno di essi dirà che i peggiori risultati sono certi: ciò che essi dicono è che questi risultati sono possibili e che nessuno può essere sicuro che essi non si verificheranno. Non abbiamo ancora constatato che le vedute degli esperti in materia dipendano in qualsiasi modo dalle loro opinioni politiche e dai loro pregiudizi. Esse dipendono solo, per quanto hanno rivelato le nostre ricerche, dall’estensione delle conoscenze particolari del singolo. Abbiamo riscontrato che coloro che più sanno sono i più pessimisti.

Questo dunque è il problema che vi presentiamo, netto, terribile e inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l’umanità dovrà rinunciare alla guerra?

E’ arduo affrontare questa alternativa poiché è così difficile abolire la guerra. L’abolizione della guerra richiederà spiacevoli limitazioni della sovranità nazionale, ma ciò che forse più che ogni altro elemento ostacola la comprensione della situazione è il fatto che il termine “umanità” appare vago e astratto, gli uomini stentano a rendersi conto che il pericolo è per loro, per i loro figli e loro nipoti e non solo per una generica e vaga umanità.

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E’ difficile far sì che gli uomini si rendano conto che sono loro individualmente ed i loro cari in pericolo imminente di una tragica fine.

E così sperano che forse si possa consentire che le guerre continuino purché siano vietate le armi moderne. Questa speranza è illusoria.

Per quanto possano essere raggiunti accordi in tempo di pace per non usare le bombe all’idrogeno, questi accordi non saranno più considerati vincolanti in tempo di guerra ed entrambe le parti si dedicheranno a fabbricare bombe all’idrogeno non appena scoppiata una guerra, perché se una delle parti fabbricasse le bombe e l’altra no, la parte che le ha fabbricate risulterebbe inevitabilmente vittoriosa.

Sebbene un accordo per la rinuncia alle armi nucleari nel quadro di una riduzione generale degli armamenti non costituirebbe una soluzione definitiva, essa servirebbe ad alcuni importanti scopi.

In primo luogo ogni accordo fra Est e Ovest è vantaggioso in quanto tende a diminuire la tensione internazionale. In secondo luogo l’abolizione delle armi termonucleari se ognuna delle parti fosse convinta della buona fede dell’altra, diminuirebbe il timore di un attacco improvviso del tipo di Pearl Harbour che attualmente tiene entrambe le parti in uno stato di apprensione nervosa.

Saluteremo perciò con soddisfazione un tale accordo, anche se solo come un primo passo. La maggior parte di noi non è di sentimenti neutrali, ma come esseri umani dobbiamo ricordare che perché le questioni fra Est ed Ovest siano decise in modo da dare qualche soddisfazione a qualcuno, comunista o anticomunista, asiatico, europeo o americano, bianco o nero, tali questioni non devono essere decise con la guerra.

Desideriamo che ciò sia ben compreso sia in oriente che in occidente. Se vogliamo, possiamo avere davanti a noi un continuo progresso in benessere, conoscenze e saggezza. Vogliamo invece scegliere la morte perché non siamo capaci di dimenticare le nostre controversie?

Noi rivolgiamo un appello come esseri umani ad esseri umani:

Ricordate+la+vostra+umanità+e+dimenticate+il+resto

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a cura di Roberto Pellegrini

Benvenuta estate!!!

Oggi, solstizio d’estate, è il primo giorno di questa stagione e quello dell’anno con più ore di luce. Siamo quindi, come si suol dire al “giro di boa”, da oggi in poi le ore di luce andranno via via diminuendo sino al solstizio d’inverno (ovviamente parliamo dell’emisfero boreale).

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Il solstizio d’estate è accompagnato da miti, leggende e rituali, vediamo un pochino meglio.

A Stonehenge si svolgono riti solstiziali carichi di mistero che ancora oggi richiamano molte persone. Si racconta che, proprio in una notte di inizio estate, “il diavolo comprò le pietre da una donna in Irlanda, le avvolse e le portò sulla piana di Salisbury. Una delle pietre cadde nel fiume Avon; le altre vennero portate sulla piana. Dopo una disputa con un frate, il diavolo lanciò una delle pietre contro il lui, colpendolo su un tallone. La pietra si incastrò nel terreno ed è ancora lì.” Si tratta della Hell Stone, anche conosciuta come Fryar’s Heel.

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Nell’Europa dell’Est, più precisamente in Bielorussia ed in Ucraina, durante il solstizio d’estate, è usanza organizzare feste e balli, durante i quali le donne accendono delle candele galleggianti e le depongono nelle acque dei fiumi insieme a ghirlande di fiori che i loro spasimanti cercano di recuperare per simboleggiare la conquista del cuore delle loro fidanzate.

In alcune zone dell’Italia vige la tradizione di porre all’aperto di notte un bicchiere contenente un uovo per attrarre la positività, oppure di stendersi sulla rugiada per avere buona salute.

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In Messico, in alcune zone, resistono tradizioni tramandate dai Maya, una di queste prevede l’accensione di un fuoco e la preghiera al dio Sole, affinché doni prosperità per i mesi a venire.

Ma il paese, dove forse tutt’oggi, il solstizio d’estate è una data molto importante è la Svezia, dove si continua, dalla notte dei tempi, a festeggiare il Midsommar; da queste parti d’inverno la luce scarseggia davvero ed è ovvio quindi celebrare i giorni più lunghi dell’anno prima del lento e inesorabile ritorno del buio.

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Uno dei simboli del Midsommar é il Midsommarstang, ovvero un palo eretto ed ornato di fiori attorno a cui si balla, un simbolo di amore e fertilità per la stagione estiva. Mentre gli uomini si impegnano a costruire il midsommarstang più alto e solido possibile, le donne imbandiscono la tavola con i piatti tipici della tradizione e costruiscono corone di fiori per adornare i capelli.

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Una leggenda suggerisce alle ragazze di raccogliere, il giorno prima, sette o nove fiori di campo scavalcando le staccionate di campi diversi per ogni fiore, di metterli sotto al cuscino prima di andare a dormire per avere la fortuna di sognare il loro futuro sposo. Chissà se funziona anche nel sud Europa?

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Si canta, si balla, si mangia e ovviamente si beve snaps – la tipica grappa aromatica svedese – al grido “Skål!”

Tutto questo senza dimenticare il rituale che vuole al crepuscolo tutti seduti rivolti a nord per osservare la scomparsa del sole, che nel giro di una manciata di ore ricomparirà puntualmente, regalando un panorama mozzafiato. E si ricomincia…

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