D’où venons-nous? Que sommes-nous? Où allons-nous?

Così Paul Gauguin titola il suo quadro, considerato un vero e proprio testamento dell’Artista, non solo artistico, ma anche spirituale; qui troviamo tutto il suo percorso di vita, dall’impressionismo parigino alle isole Oceaniche.

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La grande tela – 139,1 x 347,7 cm – è un olio su tela, oggi custodito a Boston, presso il Musuem of Fine Arts. Di grande qualità decorativa, non si limita all’apparenza delle cose, ma cerca di scavare nel profondo della dimensione umana, per cercare il confronto con i grandi interrogativi esistenziali.

L’inquietudine di Gauguin appare come un percorso senza fine, rivolto a traguardi che sembrano non essere di questo mondo; il suo “fuggire” dall’Occidente verso paradisi lontani, è la metafora reale della ricerca perenne e senza fine della serenità.

Scrisse alla moglie: “Possa venire il giorno (e forse verrà presto) in cui fuggirò nei boschi di qualche isola dell’Oceania, a vivere d’estasi, di calma e d’arte, circondato da una nuova famiglia, lontano dalla lotta europea per il denaro. Lì a Tahiti potrò ascoltare, nel silenzio delle belle notte tropicali, la dolce musica sussurrante degli slanci del mio cuore in amorosa armonia con gli esseri misteriosi che mi saranno attorno. Finalmente libero, senza preoccupazioni di denaro, potrò amare, cantare e morire“.

Riguardo al capolavoro in oggetto, Gauguin ebbe modo di dichiarare: “Ho cercato di tradurre il mio sogno in uno scenario suggestivo, senza fare ricorso a mezzi letterari e con una tecnica quanto mai semplice.”

Egli utilizza in quest’opera figure già presenti in altri quadri e li compone in una scena che ricorda i boschi sacri classici o rinascimentali, quasi ad assumere un significato universale.

Il dipinto si sviluppa in orizzontale, i colori dominanti (blu e verde) vengono esaltati da uso magistrale del giallo e dell’arancio ed il simbolismo di cui Gauguin è considerato un padre è onnipresente.

Ogni figura rappresentata è allegorica e carica di significato e lo stesso Gauguin, in una lettera a un suo amico, ci guida in una prima lettura della tela: “Ai due angoli in alto, dipinti in giallo cromo, reca il titolo a sinistra e la mia firma a destra, come un affresco guasto agli angoli applicato su di un fondo oro. A destra in basso, un bambino che dorme e tre donne accoccolate. Due figure vestite di porpora si confidano i loro pensieri. Un’altra che ho voluto assai grande e, in contrasto con la prospettiva, accoccolata, leva in alto il braccio e guarda quelle, stupita che non temano di pensare al loro destino. Nel mezzo un’altra coglie frutta. Due gatti accanto ad un bambino. Una capra bianca. L’idolo leva misteriosamente le braccia e sembra indicare l’altro mondo col suo ritmo. Una figura accoccolata, come ad ascoltarlo; una vecchia infine, vicina a morire e rassegnata a ciò che pensa, conclude la leggenda: ai suoi piedi uno strano uccello bianco che tra le zampe tiene ferma una lucertola. Sta a significare la vanità delle parole. Tutto ciò accade lungo un ruscello, sotto gli alberi. In fondo è il mare e le cime dell’isola vicina. Malgrado i diversi motivi di colore, il tono del paesaggio è tutto blu e verde veronese. Su questo fondo tutti i nudi staccano in vivo arancione”.

Paul Gauguin ha molto dipinto, ma a causa della sua vita nomade, molte suo opere sono andate perdute – ne conosciamo meno di un migliaio – ebbe una vita travagliata e tentò finanche il suicidio. Il destino ha voluto che uno degli artisti meno considerati in vita sia lo stesso il cui dipinto Nafea Faa Ipoipo – Quando ti sposerai – è stato venduto nel 2015 per 300 milioni di dollari.

Paul_Gauguin,_Nafea_Faa_Ipoipo__(When_Will_You_Marry_)_1892,_oil_on_canvas,_101_x_77_cm

 

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